L’assemblea con Guerini e Delrio. La spinta per le primarie: «Ma attenzione al voto online»

Pd, la sfida «anti M5S» dei riformisti: mai e poi mai una trattativa su Kiev

(di Claudio Bozza – corriere.it) – Anti «Nova», anti Conte, pro Ucraina «senza se e senza ma». E con gli occhi rivolti alle primarie: «Ma attenzione al voto online». Dalla Casa del popolo di Coiano, a Prato, i riformisti del Pd lanciano più moniti alla loro segretaria Elly Schlein. E una durissima offensiva a 360 gradi contro il Movimento Cinque Stelle, che alla convention programmatica di Nova hanno messo il Pd spalle al muro, presentando un programma radicale (che i dem son ben lungi dall’avere) che mette più dita negli occhi della minoranza del Nazareno, con in testa il sostegno militare a Kiev.

Sul palco si alternano numerosi tra parlamentari ed eurodeputati: Graziano Delrio, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Simona Malpezzi e molti amministratori, da nord a sud. Commosso e sentito l’intervento di Emanuele Fiano, ex deputato e oggi presidente di Sinistra per Israele, che dice di essere pronto a lasciare il partito se il Pd confermerà il sì definitivo alla legge sull’antisemitismo.

A fine giornata, per mettere in fila (più pacatamente) tutte le istanze, sale sul palco Lorenzo Guerini. È lui il leader della frangia riformista, che in vista della competizione per la scelta del candidato premier del Campo largo avverte: «C’è bisogno che siano primarie in cui le persone partecipino realmente, vengano a votare in presenza, non con modalità che rischiano di creare confusione». Tradotto: occhio alle primarie online, così come pretendono i Cinque Stelle, perché ci sono rischi reali. 

Un monito di un certo rilievo, se si considera che Guerini è anche presidente del Copasir, e quindi costantemente informato sul rischio di inquinamento del voto da parte di Paesi esteri ostili, Russia in testa. E sulle modalità delle primarie, il leader riformista precisa con Delrio: «Ci dovrà essere il ballottaggio», altro paletto a Conte.

Le parole di Guerini, che in privato tiene sempre aperto un confronto con Schlein, sono però un altolà alla segretaria: «Vorrei che fosse chiaro a tutti che per noi “prendere o lasciare” non vale, noi non l’accettiamo sull’idea dell’Europa, sull’Ucraina — dice l’ex ministro della Difesa —. Spiegheremo le ragioni della nostra posizione, con i disegnini se necessario, ma vorrei essere molto chiaro: non facciamo passi indietro, altro che battutine su l’aggressore e l’aggredito».

Su certe cose, anche i riformisti sanno bene che si dovrà trattare con M5S e Avs. Ma sugli aiuti a Kiev «mai e poi mai». Lo si capisce ancora meglio quando si collega in video il premio Nobel per la Pace Oleksandra Matvijuk: «Vi assicuro che le persone in Ucraina sognano la pace. La pace non arriva quando il paese invaso smette di resistere. Quella non è pace. È occupazione. Che è la guerra sotto un’altra forma. Se vogliamo far finire questa sanguinosa guerra dobbiamo fargli pagare un prezzo più alto per la guerra rispetto al prezzo della pace — aggiunge Matvijuk —. Per favore non dimenticateci in questo inverno».

«Abbiamo ascoltato e letto le proposte del M5s» e «alcune sono del tutto inaccettabili, come lo stop al sostegno dell’Ucraina», sferza Giorgio Gori. E poi: «Poco importa se Conte le ha presentate come non negoziabili, il Pd non può permettersi di subire l’egemonia di un partito che ha la metà dei suoi voti». Gori, più volte dato in uscita dai dem, sembra invece scalpitare per candidarsi alle primarie. Ma la mette così: «Se ci sarà una voce riformista alle primarie del centrosinistra sarà una cosa buona».

E a chi dice che altri riformisti stiano per mollare il Partito democratico, alla vigilia delle elezioni, risponde il «padrone di casa» Matteo Biffoni, sindaco di Prato: «Noi stiamo qui a battagliare per le nostre idee. Non ce ne andiamo. Stiamo ferocemente con il Pd».