Sulle chat l’idea: stesse garanzie di deputati e senatori

“Diamo lo scudo ai ministri”. L’ultima trovata della destra

(estr. di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – […] Una richiesta di integrazione alla Procura di Milano per capire se alcune chat di parlamentari siano state acquisite relativamente al periodo precedente al mandato. Ma soprattutto una proposta: allargare l’immunità parlamentare non solo agli eletti, ma anche ai ministri non parlamentari.

È questo l’esito delle due sedute delle Giunte per le autorizzazioni e immunità di Senato e Camera, che si sono riunite tra martedì e mercoledì sulla richiesta dei magistrati milanesi di utilizzare le chat tra l’ex direttore generale del Tesoro, Marcello Sala, e 9 parlamentari nell’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca. Le due Giunte, a cui è arrivata la richiesta, si stanno uniformando. Tra gli eletti ci sono i ministri Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari Edoardo Rixi, Federico Freni, Maurizio Leo, Giovanbattista Fazzolari e i parlamentari Massimiliano Romeo, Giulio Centemero e Antonio Misiani.

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Né Sala né i parlamentari sono indagati, ma i magistrati sostenevano che le chat servano per verificare se effettivamente Sala avesse parlato coi 9 parlamentari e per non danneggiare le indagini. Nella richiesta, inoltre, i pm milanesi hanno chiesto l’acquisizione delle chat di un ministro non parlamentare – Guido Crosetto – con Sala. Crosetto al Fatto ad agosto aveva spiegato: “Essendo ministro, mi sembra normale parlare col direttore generale del Tesoro: ma non ci ho mai parlato di Mps”.

L’indicazione della maggioranza è quella di dichiarare la richiesta “inammissibile” spiegando che i magistrati hanno tutti gli elementi per capire se le chat siano tra Sala e i parlamentari.

Ma nella seduta di martedì della Giunta del Senato, il relatore di Forza Italia Adriano Paroli è andato oltre. Si è soffermato su due punti. Il primo riguarda proprio Crosetto. Il relatore azzurro spiega che dagli atti non emerge “alcun reato a suo carico, né ministeriale né comune”, come per tutti gli altri parlamentari coinvolti: “Ma se il ministro Crosetto non è coinvolto, verosimilmente non sussiste alcun reato ministeriale, in quanto la qualifica soggettiva di ministro certamente non è sufficiente, ma è in ogni caso necessaria. Sarebbe infatti un paradosso logico e giuridico configurare un reato ministeriale che non coinvolga alcun ministro”, ha detto Paroli. Dunque, non configurandosi un reato ministeriale, Crosetto in teoria non sarebbe protetto dalle guarentigie dei colleghi. E quindi, che fare? Per il relatore di Forza Italia bisogna cogliere l’occasione per rivedere la legge costituzionale del 1989 che regola l’immunità dei parlamentari. Come? Garantendo le stesse tutele ai ministri non parlamentari (oggi coperti solo per i reati ministeriali) rispetto ai parlamentari. Così facendo, le Camere sarebbero chiamate a esprimersi in caso di arresti, perquisizioni, intercettazioni anche per i reati non ministeriali dei ministri non eletti. Una proposta che ha trovato d’accordo il meloniano Sergio Rastrelli e il renziano Ivan Scalfarotto che ha motivato questa possibile ulteriore guarentigia che servirebbe anche a tutelare la “sicurezza delle comunicazioni di un ministro”. Paroli in aggiunta ha ricordato il precedente con cui la Consulta nel 2013 ordinò la distruzione delle intercettazioni tra l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Nicola Mancino “evidenziando la necessità di tutelare la riservatezza del presidente della Repubblica, funzionale all’esercizio delle proprie attribuzioni”.

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La maggioranza si è anche espressa per chiedere alla procura i nomi dei senatori per cui sono state acquisite le comunicazioni precedenti al mandato parlamentare. La destra sarebbe contraria perché ritiene che le guarentigie valgano sempre: basta che l’eletto sia in carica.