(di Giampiero Maggio – lastampa.it) -«Essence trop chère, le peuple est en colère». Benzina troppo cara, il popolo è arrabbiato. Lo slogan è tornato sulle strade francesi e inevitabilmente risveglia il fantasma dei gilet gialli.

Non siamo ancora alla rivolta nazionale del 2018, ma la fiammata dei carburanti sta producendo una miscela sempre più difficile da controllare: proteste, depositi petroliferi bloccati, pompe vandalizzate, code davanti ai distributori meno cari e stazioni che rimangono senza uno o più carburanti. Il numero che fotografa meglio la crisi è quello scritto sui totem delle stazioni di servizio.

Domenica 20 settembre il gasolio ha raggiunto in Francia una media di 2,4097 euro al litro, nuovo record, calcolata dall’AFP sui prezzi comunicati da oltre 8.700 distributori al portale ufficiale del governo.

Due giorni prima era già stato superato il precedente massimo di aprile. Anche la benzina corre. Il 18 settembre il SP95-E10 viaggiava intorno a 2,17 euro al litro, sopra il precedente picco del 2022. 

E dietro le medie nazionali si nascondono punte molto più pesanti: oltre 700 distributori vendevano il diesel a più di 2,50 euro, circa 70 superavano 2,70 e alcune decine sfioravano o oltrepassavano 2,80 euro. Per una famiglia che riempie un serbatoio da 50 litri significa spendere circa 120 euro per un pieno di diesel al prezzo medio nazionale.

Ed è soprattutto nella Francia periferica, rurale e dei pendolari che il rincaro diventa una questione sociale: dove non esiste un’alternativa alla macchina, andare al lavoro costa ogni settimana di più.

Nel Nord c’è chi ormai mette nel serbatoio soltanto un terzo del pieno, sperando che nel frattempo i prezzi scendano. A Marcq-en-Barœul si sono formate file davanti a una stazione TotalEnergies dove il diesel era venduto al prezzo calmierato di 2,25 euro, mentre benzina 95 e 98 risultavano esaurite. A pochi chilometri, a Tourcoing, un Esso Express vendeva il gasolio a 2,46 euro e le pompe erano quasi deserte.

La tensione è già tracimata oltre la semplice protesta. Nel fine settimana del 12 e 13 settembre alcuni distributori vicino a Douai sono stati vandalizzati. A Lallaing sono stati distrutti schermi delle pompe e sul distributore è comparsa in rosso la scritta «Voleurs», ladri.

A Pecquencourt sono stati danneggiati display e circuiti elettrici. Ma il fronte più caldo è stato quello dei pescatori. A Fos-sur-Mer decine di manifestanti hanno bloccato l’accesso a un deposito petrolifero strategico. […]

Le proteste si sono allargate lungo la costa mediterranea. A Frontignan i pescatori hanno impedito ai camion cisterna di entrare nel deposito petrolifero; a Nizza una decina di imbarcazioni ha ostruito per alcune ore l’ingresso del porto. I blocchi sono stati successivamente sospesi durante il confronto con il governo. […]

E intanto alle pompe si aggiunge un secondo problema: l’approvvigionamento. Il 20 settembre il 15% delle stazioni francesi risultava privo di almeno un tipo di carburante; il 21 settembre la quota era salita attorno al 16%. Nei Pays de la Loire si arrivava al 20%, con percentuali ancora superiori in alcuni dipartimenti.

Il governo, però, invita a non confondere queste rotture di stock con una penuria nazionale. Circa nove stazioni in difficoltà su dieci appartengono infatti alla rete TotalEnergies, dove il prezzo è stato plafonato a 1,99 euro per la benzina e 2,25 per il diesel. […]

Parigi sottolinea inoltre che non è stato necessario intaccare i tre mesi di scorte strategiche del Paese. La fotografia ufficiale resta comunque impressionante. Il governo segue quotidianamente l’approvvigionamento di circa 9.900 distributori e il sistema pubblico registra prezzi, chiusure e rotture di stock comunicate dai gestori. 

Anche dall’altra parte della pompa cresce però la paura. I distributori indipendenti sostengono di non avere spazio sufficiente per assorbire l’aumento. Francis Pousse, presidente della branca stazioni di servizio di Mobilians, indica per gli indipendenti prezzi del diesel nell’ordine di 2,50-2,55 euro, mentre la grande distribuzione riesce generalmente a stare 10-15 centesimi più in basso.

Prezzi vicini ai tre euro, precisa Pousse, sono invece «un abuso», anche in autostrada. Il problema è che la crisi dei prezzi sta mettendo in difficoltà gli stessi benzinai.

Mobilians segnala per molte stazioni tradizionali riduzioni dei volumi venduti tra il 20 e il 40% e stima che fra 100 e 150 distributori indipendenti siano oggi potenzialmente in difficoltà, soprattutto nelle aree rurali. A Mercy-le-Bas, in Meurthe-et-Moselle, una commerciante ha scelto una forma di protesta estrema: esaurite le scorte, ha deciso di non ordinare altro carburante.

Parigi ha finora preferito gli interventi mirati a un taglio generalizzato delle imposte. Per agricoltori e altri settori maggiormente colpiti sono stati prorogati gli aiuti; per la sola agricoltura l’intervento previsto per settembre e ottobre vale 15 centesimi al litro, con un costo stimato di 55 milioni di euro al mese.

Ma la pressione politica aumenta insieme al prezzo scritto sulle pompe. La Francia ha già conosciuto, con i gilet gialli, quanto rapidamente una protesta nata dal costo dei carburanti possa trasformarsi in una rivolta molto più vasta sul potere d’acquisto. Per ora il paragone deve fermarsi qui: non c’è una nuova insurrezione nazionale dei gilet gialli.

Ci sono però tutti gli ingredienti che preoccupano l’Eliseo: prezzi record, lavoratori che bloccano depositi e porti, distributori vandalizzati, stazioni senza carburante, commercianti che minacciano di spegnere le pompe e automobilisti costretti a inseguire da una città all’altra qualche centesimo di risparmio.