
(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] L’insistenza con cui Zelensky continua a chiedere un incontro con Putin conferma ciò che sappiamo, cioè chi sta vincendo la guerra e chi la sta perdendo. La situazione per l’Ucraina, sul fronte bellico, finanziario e sociale, è sempre più drammatica, anche perché si avvicina il quinto inverno di guerra. E per la prima volta lo è anche per Zelensky. Ciò che bisogna capire è cosa pensa di ricavare costui da un faccia a faccia col nemico, a parte imbucarsi al G20: una rilegittimazione elettorale prima che Trump, Xi e Putin s’incontrino in quella che qualcuno ha già descritto come la nuova Yalta per le zone d’influenza delle tre potenze mondiali (che rilegittimerebbe Putin e delegittimerebbe lui), o una soluzione del conflitto prima del tracollo delle ultime roccaforti in Donetsk? Nel primo caso, Putin avrebbe tutto l’interesse a prolungare l’attesa di Zelensky per rosolarlo un altro po’. Nel secondo potrebbe andare a vedere, ma non subito: solo dopo incontri preparatori fra sherpa, magari con la mediazione Usa senza gli euro-velleitari.
[…]
I vertici fra presidenti non servono a nulla, se prima non c’è un’intesa sulle questioni di fondo. Che, per la Russia, sono sempre le stesse da quattro anni: cioè da quando Kiev mollò il tavolo di Istanbul che aveva sciolto quasi tutti i nodi e spinse Mosca all’opzione militare come l’unica possibile per ottenere le regioni russofone, la neutralità e la demilitarizzazione di Kiev. Le regioni russofone sono quasi del tutto occupate. La neutralità è acquisita: nessuno, a parte qualche parolaio come Rutte, ipotizza più che Kiev entri nella Nato (e pochi credono che entrerà nell’Ue). Resta la demilitarizzazione, che i russi perseguono bombardando industrie militari, porti sul Mar Nero e navi con gli armamenti europei e lasciando affluire nell’imbuto letale del Donbass più soldati ucraini possibile (perciò i ponti sul Dnepr restano in piedi). Un anno fa l’intesa Trump-Putin in Alaska prevedeva una drastica riduzione della forza militare ucraina. L’Ue si mise di traverso, illudendo Kiev di poter finanziare e armare da sola la guerra infinita. Ma erano promesse da marinaio: soldi e armi sono quasi finiti e l’Ucraina un altro inverno di guerra rischia di non poterselo permettere. Se Zelensky e Ue l’hanno capito, faranno a Putin un’offerta che non possa rifiutare: non su qualche metro in più o in meno di terra, ma su un’Ucraina futura che non sia più vista come una minaccia da Mosca. Poi un vertice Zelensky-Putin, magari con Trump, potrà sancire l’accordo. Se non l’hanno capito, condanneranno l’Ucraina a morte. Che poi è la sola cosa che sanno fare.
Il nodo scorsoio si sta stringendo e li ha cominciato a sentire anche il tossico di Kiev . Quelli dell’ EU ancora no .
"Mi piace"Piace a 2 people
Zezè ( ma non solo lui probabilmente ), sta cominciando a sentire vicina la “Sindrome Ceausescu”.
"Mi piace""Mi piace"
Che brutta fine: dopo un processaccio in stile sovietico, sbattuti contro un muro e fucilati.
"Mi piace""Mi piace"
Zezè deve ancora imparare, nonostante le numerose frequentazioni di cappi di stato e delegazioni estere, che si addiviene a un trattato di pace solo dopo un certosino lavoro di pazienti negoziatori delle due parti. E che solo dopo averne stilato il testo concordato si arriverebbe finalmente, per la ratifica, all’incontro col capo della parte avversa. Le paci, nella storia dell’uomo, si sono sempre siglate in questo modo. Peraltro, nel suo caso, con grave sprezzo del pericolo di essere accoppato dal comandante degli Azov, l’unico, assieme ai suoi troppi fedeli sodali con svastica marcata a fuoco sul petto, a rifiutarsi orgogliosamente di accettarla.
Intanto si potrebbe accontentare di prendere il tè al Cremlino con Putin, in un’amabile incontro agli estremi di quel lungo (per sicurezza) tavolo bianco usato da Vlad per incontrare Macron. O per caso teme di essere avvelenato? Per sicurezza potrebbe imporre al suo attendente di assaggiarne un sorso.
PS. Se si arriverà presto a una pace o a una tregua di tipo coreano, temo la disperazione e l’angoscia di Ciarlo Candelotto e di Pigna Picierno ecc., tutti fieri condottieri combattenti col kulo ucraino. Nella campagna elettorale italiana, ahiloro, non avranno niente da dire per racimolare qualche voto tra i tanti irriducibili guerrieri a distanza per essere eletti in parlamento. ‘Azzi loro!
"Mi piace"Piace a 2 people
"Mi piace"Piace a 3 people
Mi telefoni o no? 🙄
"Mi piace""Mi piace"
Continua la tiritera di Zelensky: vedete, noi vogliamo trattare, mai è Putin che non vuole e mi provoca dicendomi che IO devo andare da lui!
Finché il fronte regge, o la gente non muore di freddo o inizia a patire la fane, da noi sono ben lieti di amplificare questa storia. Quindi, avanti fino alla vittoria e alla pace giusta.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie alla Redazione di Infosannio……
"Mi piace"Piace a 2 people
BONINO- Viviana Vivarelli
Certamente i radicali si sono battuti per referendum molto importanti per il nostro Paese anche se questi referendum il partito radicale ci campava. Indubbiamente la spinta che ha dato al divorzio, l’aborto, i diritti dei gay, le condizioni dei carcerati e la depenalizzazione della cannabis o la lotta per l’eutanasia è stato fortissima ma poi il suo comportamento ondivago in Parlamento, il passare da uno schieramento a un altro, il mettersi anche con Berlusconi, le sue posizioni in economia contro i diritti dei lavoratori, la sua difesa del liberismo estremo, le privatizzazioni, il suo odio per i lavoratori e il suo desiderio di abolire lo stato sociale lo mettevano decisamente a destra, completava il tutto la difesa delle guerre americane e la pretesa di voler trasformare l’Italia in un paese capitalista all’americana, dove i lavoratori non hanno diritti, non esiste quasi stato sociale e tutto il potere è dato ai più abbienti; se ci aggiungiamo l’appoggio a tutte le guerre aggressive americane il quadro era completo, cosa che spiega il grande elogio che la destra attuale dà alla Bonino.
Il partito radicale era un partito ibrido che univa diritti sociali che oggi definiremmo di sinistra o anarchici a principi iperliberisti, come la difesa del capitale, le privatizzazioni, le guerre, la schiavizzazione dei lavoratori, l’abolizione dello stato sociale (la Bonino voleva abolire anche il Servizio Sanitario pubblico come voleva abolire i sindacati o i contratti collettivi di lavoro). Per cui era una destra estrema edulcorata dalla difesa di alcuni diritti civili che facevano da foglia di fico a un liberismo economico estremo per cui sono sempre stata d’accordo sui diritti, che la destra non avrebbe mai voluto, ma non lo sono mai stata sulla sua posizione economica di capitalismo estremo che schiacciava crudelmente poveri e lavoratori. Ma la lotta del partito radicale per i diritti civili non si poteva definire nemmeno di sinistra anche perché, al momento del voto, i radicali votarono poi sempre contro la sinistra o si astennero, per cui leggi come quella sul divorzio o sull’aborto o sul divorzio non passarono per il voto dei radicali ma per il voto della sinistra, per cui attribuire queste leggi alla Bonino è sbagliato non solo per i modi ma spesso anche per i tempi perché le vengono attribuite leggi fatte quando lei non era nessuno.
Indubbiamente nel partito radicale hanno contato personaggi intelligenti, molto più di quelli attuali, a partire da Pannella che aveva un riconoscimento europeo, uno spessore politico e delle capacità oratorie che i politici di adesso se li sognano e che venivano riconosciuto e stimato anche dai suoi avversari ma il partito radicale era un partito non popolare ma di élite, per capitalisti.
Quando io ero ragazza, ascoltavo sempre radio radicale per la sua intelligenza ed era finanziato dallo Stato perché trasmetteva, oltre ai discorsi veementi e straripanti di Pannella che duravano anche sei ore, le sedute parlamentari. Ed era interessante sentire in diretta cosa dicevano senza le traduzioni propagandistiche attuali. Comunque nemmeno a quel tempo la Bonino mi è mai piaciuta. È sempre stata esagerata, grezza, aggressiva, con un fondo di cattiveria e di stupidità che Pannella non aveva. Ed era inserita nei salotti bene, confindustriali, che la sostenevano e finanziavano per il suo liberismo spinto nemico dello Stato, dei poveri e dei lavoratori (pensiamo solo al milione e mezzo di euro che le regalò Soros), tanto che alla fine Pannella la buttò fuori dal partito per i suoi eccessi e le sue amicizie altolocate.
Personalmente l’ho sempre trovata volgare, sgraziata, fanatica, esibizionista, egocentrica e cattiva e ho odiato la sua arroganza e la sua presunzione, la sua mancanza di cultura e di civiltà. Il fatto stesso che prendesse somme enormi da Soros, il più grande finanziere del mondo e piacesse ai salotti buoni di Milano, mi disgustava ma mi disgustava anche il suo linguaggio fanatico e violento, il suo smaccato atlantismo, il suo odio contro poveri o lavoratori, il suo desiderio di fare dell’Italia un Paese liberista dove, se ti ammali, muori perché non hai una assicurazione privata sanitaria e dove i senza tetto riempiono le strade e i lavoratori dipendenti rischiano la miseria. Pannella aveva ben altro spessore e alla fine disgustò anche lui che la cacciò dal partito. E che la Bonino fosse finita con Calenda mostra la disinvoltura delle sue alleanze.
Non mi meraviglia che questa destra le dia funerali di Stato, mi addolora che sia morto negli stessi giorni Fabio Mussi, che è stato uno dei personaggi migliori della sinistra italiana, intelligente, colto, fine, equilibrato, appassionato, e che né la tv abbia dato nemmeno notizia della sua morte né che la Schlein ne abbia detto parola.
Ho degli amici radicali e li rispetto, non discuto mai con loro del partito radicale ma sono convinta che molti di loro non vadano oltre alla difesa dei diritti civili e sappiano ben poco del piano ultraliberista del partito, che io personalmente aborrisco. Questo piano è sempre stato, poi, quello di Renzi, che voleva azzerare lo stato sociale, e ha fatto quella mostruosità del job act o voleva abolire il Senato, e il fatto che la Schlein ancora non abbia deciso se tenerlo o no, mi preoccupa non poco e mi spaventa perché mostra il grado di dissoluzione del Pd, così come vederla firmare qualunque atrocità venga comandata dalla von der Leyen sia sull’Ucraina che sulla Russia. Purtroppo sono rimasta a una sinistra ideale, quella di Berlinguer e di Pertini, alla posizione sulla guerra di Gino Strada, ai Beati costruttori di pace, a Flavio Lotti, alla purezza incontaminata di Di Battista, e, poi all’utopia di Casaleggio sulla democrazia diretta, e vedere oggi gente che da destra a sinistra omaggia un personaggio barbaro e rozzo come la Bonino, atlantista, guerrafondaia, ultraliberista, addirittura con funerali di Stato mi addolora e mi dà il mal di stomaco.
.
Comunque, per la cronaca, i radicali
– nel 1970 si astennero in Parlamento al momento dell’approvazione della legge sul divorzio
– nel 1978 votarono CONTRO la legge sull’aborto, la 194.
Circa le alleanze,
negli anni ’70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria), hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI)
Anni ’80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
1994-1996 – L’alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà). L’intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
2006 – La “Rosa nel Pugno” con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un’alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L’Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.
Oggi la morte della Bonino è omaggiata dalla destra.
.
Riguardo all’Europa:
Anni ’70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria)
Durante la stagione delle grandi battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza), i Radicali hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI) e con le forze della sinistra laica ed extraparlamentare. Nel 1976 e nel 1979 candidarono ed elessero in Parlamento figure di spicco della sinistra culturale laica e indipendente (come Leonardo Sciascia).
Anni ’80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
Sky TG24
1994-1996 – L’alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà)
Con la nascita della Seconda Repubblica, la Lista Pannella fece una svolta liberista in economia e garantista sulla giustizia. Alle elezioni del 1994 stipulò un accordo di desistenza con il centrodestra di Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà) al Nord. L’intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
Wikipedia
+ 1
2006 – La “Rosa nel Pugno” con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un’alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L’Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.
"Mi piace""Mi piace"
Oggi grande editoriale di Marco!
"Mi piace""Mi piace"