“La resistenza dell’Ucraina? Vero patriottismo. L’economia? Siamo sulla strada giusta. L’Europa federale? Non concordo con Draghi. L’Afd? I cordoni non servono. Antisemitismo? Noi nessuna ambiguità”. Nessuna alleanza con chi vota contro Kyiv? “Non sono disposta a fare il contrario di quello che ho fatto finora”. Parla il capo del governo

Immagine di Kyiv, alleati, economia, futuro. Vincere si può. Meloni a tutto campo

(di Claudio Cerasa – ilfoglio.it) – Il futuro, il passato, il record, l’Ucraina, le paure, i desideri, le delusioni e poi Trump, l’AfD, l’Europa, Draghi, Conte, Schlein, e quella legge su cui lavorare insieme, l’antisemitismo, l’economia, i punti da cui ripartire, le ferite da rimarginare. E poi la colla. In questa intervista con Giorgia Meloni non si parla di preferenze, di soglie di sbarramento, di leggi elettorali, di pettegolezzi di coalizione, di polemiche con Vannacci, di sgambetti con le opposizioni. In questa intervista si parla di altro, si parla dei quattro anni di governo Meloni, si parla di ciò che ha funzionato, di ciò che non ha funzionato, di ciò che dovrebbe funzionare meglio, di ciò che forse ha deluso Meloni, di ciò per cui Meloni ha forse deluso gli elettori, di ciò che forse ha sorpreso i suoi detrattori, di ciò che è necessario inserire, nei prossimi mesi, per provare a ragionare sul futuro, sul futuro del governo ma anche sul futuro del centrodestra, senza essere aggrappati al ricordo del passato, per quanto da recordGiorgia Meloni parla con il Foglio poche ore dopo aver appreso della notizia della morte di Emma Bonino, per la quale il governo ha scelto di celebrare, la prossima settimana, i funerali di stato. “Io e Emma Bonino”, ha detto ieri Meloni, “siamo state due donne veramente molto distanti sui contenuti. Ma questo non mi ha mai impedito di rispettare la persona, la sua competenza, la sua autorevolezza e la sua capacità di capire che il ruolo delle donne in questa società, anche nella politica, non è mai qualcosa che devi aspettare”.

Contenuti, già. Presidente Meloni, cominciamo da qui. Il record è arrivato, lo sappiamo, ma referendum a parte, in questi 1.420 giorni di governo, qual è il suo più grande rimpianto? “Rimpianti veri e propri non ne ho. Mi pento forse di aver ritenuto sufficiente fare le cose, anche quando non riuscivo a raccontare tutto il lavoro. Sono convinta da sempre che i fatti siano molto più forti di qualsiasi narrazione. Oggi, però, mi rendo però conto che sarebbe stato importante far conoscere meglio tutto il nostro lavoro. Perché ha ragione Sabino Cassese quando dice che questo governo ha sfornato provvedimenti ogni settimana, e quei provvedimenti hanno dei contenuti e degli obiettivi. Se ci si pensa è un lavoro enorme, e mi sarebbe piaciuto riuscire ad aggiornare meglio gli italiani sul complesso di questo impegno. Sul referendum sulla giustizia, poi, non ho particolari rimpianti. Avevamo preso l’impegno di presentare una riforma della giustizia, e lo abbiamo fatto. E anche se gli italiani hanno deciso di non confermarla, noi abbiamo fatto il nostro dovere”.

Kyiv, la resistenza Ucraina e le alleanze: “Non sono disposta a fare il contrario di quanto fatto finora”

In questi anni di governo è successa qualsiasi cosa, nel mondo. Ma c’è stata una costante, per lei, che l’ha accompagnata: l’Ucraina. In che modo l’Ucraina, in questi anni, ha cambiato l’Europa? E in che cosa l’Ucraina, in questi anni, ha influito, in positivo, nella definizione dell’identità di Giorgia Meloni e nella ridefinizione del concetto di patriottismo? “Il tentativo russo di conquistare Kyiv ha risvegliato l’Europa da un lungo torpore e dalla illusione che fosse al riparto dai grandi rischi del passato. La guerra in Ucraina ha dimostrato che la storia si è tutt’altro che fermata e che è finita l’era nella quale il Vecchio Continente poteva delegare ad altri la propria sicurezza. Nonostante molte contraddizioni e tentennamenti, l’Europa ha saputo reagire in modo ben più determinato di quanto ci si potesse immaginare, e sicuramente più di quanto Mosca si aspettasse. Ed è vero che l’incredibile resistenza ucraina ha fatto riscoprire a molti europei il senso dell’identità e del patriottismo. Concetti che in tanti consideravano superati, ma certo non chi appartiene alla mia comunità politica, che ha sempre posto la Patria e l’identità nazionale al centro del proprio agire. Per quello che mi riguarda, credo da sempre che il patriottismo sia una cosa molto seria. Non è solo una bandiera da sventolare, o un inno da cantare. Quando ti definisci un patriota la prima domanda a cui devi rispondere è: sei in grado di mettere la Patria prima di te stesso? E’ questo il punto. Ecco, per me in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l’Ucraina, piuttosto che farlo. Solo che io non ho sostenuto l’Ucraina per Kyiv, io ho sostenuto l’Ucraina per Roma. Perché, come ho detto molte volte, l’Italia avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte. E, purtroppo, un assaggio di quello scenario lo stiamo avendo in questi anni”.

Giorgia Meloni sarebbe disposta a stabilire una regola per la futura coalizione, una regola che a quanto pare non vale ancora a sinistra: nessuna alleanza con i finti patrioti che votano contro il sostegno all’Ucraina? “Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati”. 

“Le spese militari? Non esiste alcuno stato che abbia garantito la propria sicurezza senza la capacità militare di difendersi”

Nella sua storia politica, lei ha sempre considerato le spese militari un investimento, non un costo. Perché è demagogico chi sostiene, oggi, che le spese militari siano in contrapposizione con le spese sul welfare? E cosa pensa dei politici, come Giuseppe Conte, che sostengono che Putin “non sia una minaccia per l’Europa?”. “Per una Nazione le spese militari somigliano alle spese che una famiglia sostiene per la sicurezza della propria casa. Piacerebbe a tutti noi poter fare a meno di una porta blindata, delle inferriate o di un’assicurazione in caso di imprevisti. Purtroppo, però, la vita e il mondo sono assai più crudeli di quanto vorremmo e soprattutto di come li dipingono le tante anime belle del pacifismo ideologico. Nella storia, non esiste alcuno stato che abbia garantito la sicurezza dei propri confini e dei propri cittadini senza avere la capacità militare per difendersi. Certo che è impopolare dire che bisogna spendere anche in difesa. Ma purtroppo è necessario. E vado fiera del fatto che, su questo punto, Fratelli d’Italia non ha mai fatto demagogia. E aggiungo che affidare la propria sicurezza ad altri non significa necessariamente risparmiare quelle risorse. Chi si assume il compito di garantire la tua difesa difficilmente lo farà senza pretendere qualcosa in cambio, magari in ambito di accordi commerciali vantaggiosi. Quanto alla domanda se la Russia sia o meno una minaccia per l’Italia e l’Europa, penso che in ogni caso sia molto più saggio fare in modo di non essere facilmente attaccabili che non confidare sul fatto di non essere attaccati”.

Draghi e l’Europa federale? “Non sono d’accordo: non credo che la soluzione sia maggiore integrazione”

In questi anni, l’Europa è cambiata ed è cambiata anche come reazione alle minacce esterne. Non solo quelle russe. Secondo Mario Draghi, il futuro dell’Europa passa dalla creazione di un’Europa più federale, in grado di superare l’unanimità. L’Italia sarebbe pronta a rinunciare al veto nazionale almeno su sanzioni e politica estera, mantenendolo invece sulla fiscalità? “Il meccanismo di funzionamento dell’Unione europea si è dimostrato inadeguato ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Sono felice che ora siamo tutti d’accordo sul fatto che serva un cambio di passo, perché quando lo dicevano noi venivamo tacciati di antieuropeismo. Non credo però che la soluzione sia cercare ancora più integrazione europea o il superamento dell’unanimità o l’Europa federale che supera gli Stati nazionali, e quindi non sono d’accordo con Mario Draghi. Insieme alla famiglia dei conservatori europei, ho sempre ritenuto che serva l’esatto opposto, ovvero un modello di Europa confederale, nel quale gli Stati membri mantengano ampia sovranità ma interagiscano in modo più efficace sulle materie di rilevanza strategica. È una visione che sta prendendo sempre più piede, tanto che ora diversi stati membri invocano il ricorso alla cooperazione rafforzata”.

“Non si è ridotta la pressione fiscale, ma le tasse per famiglie e imprese, ed è questa la cosa che conta”

Presidente Meloni. L’economia italiana ha più occupati, è vero: dal 2022 a oggi sono aumentati di un milione e 79 mila. Ma l’economia italiana continua ad avere problemi gravi: crescita bassa, produzione industriale fragile, produttività debole, pressione fiscale alta e costi energetici elevati. Quale di questi problemi è secondo lei ereditato e quale si può dire che sia un problema che il governo avrebbe potuto risolvere meglio e che costituisce un punto di debolezza vero di questi anni di governo? “I risultati in campo occupazionale sono senz’altro straordinari. Abbiamo più di un milione di nuovi posti lavoro con una tendenza molto importante: diminuisce il precariato e aumenta il lavoro stabile. Tant’è vero che i contratti dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati addirittura di 1,3 milioni da quando si è insediato questo Governo. Considero questo dato quello che più di ogni altro racconta come l’Italia sia oggi in una condizione migliore rispetto a quella nella quale si trovava quattro anni fa. Solo chi non ha mai conosciuto il dramma della mancanza di lavoro e di reddito può non capire cosa significhi per una famiglia avere uno stipendio in più su cui contare. Per quanto riguarda i problemi che lei ha elencato si tratta, purtroppo, di debolezze strutturali che la nostra Nazione si trascina da molti anni e per le quali non esistono soluzioni facili. Ma è fondamentale intraprendere la strada giusta per risolverle nel tempo. L’indice della pressione fiscale in questi anni non si è ridotto ma si sono ridotte le tasse che pagano imprese, lavoratori e famiglie, ed è questa la cosa che conta. Un lavoratore dipendente con un reddito di 26 mila euro l’anno, grazie ai nostri provvedimenti, ha un beneficio annuo che va da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.400 euro annui e per una madre lavoratrice questi importi sono ben più alti. Mentre i lavoratori autonomi hanno usufruito della estensione della flat tax. Con le scarse risorse a disposizione in questi anni era oggettivamente difficile fare di più”. E la crescita? “A proposito di crescita economica, seppur in un contesto molto difficile e incerto, l’economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell’anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell’1%, in linea se non superiore a quella dell’area euro. E’ vero poi che l’economia italiana fatica ormai da molti anni a crescere in modo sostenuto e costante. Alcune concause le ha citate lei, dal costo dell’energia che frena la competitività delle imprese italiane, capaci comunque di registrare export da record, alla bassa produttività. Quest’ultimo aspetto, ad esempio, è in parte connaturato al nostro sistema produttivo – fatto in prevalenza di micro e piccole imprese – in parte a investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano insufficienti. Stiamo lavorando in questa direzione, ma è un lavoro i cui effetti si potranno vedere solo nel medio periodo”. E l’energia? “Lo stesso vale per il costo dell’energia. La forte dipendenza dall’estero è un fattore strutturale sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per rendere la Nazione più autonoma e abbassare i costi. Detto ciò, mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase”.

Uno dei cavalli di battaglia del governo è stato aver reso l’Italia, anche con la stabilità, più affidabile e più attrattiva. Perché pensa che per il paese avere un domani un governo di centrosinistra renderebbe l’Italia meno affidabile, meno attrattiva e più vulnerabile? “L’Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque”.

Qual è stata in questi anni la critica che ha ferito di più Giorgia Meloni? E quale critica, ripensandoci oggi, conteneva almeno una parte di verità? “Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare. Certo, in questi anni sono stata accusata di tutto, anche di avere le mani sporche di sangue e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. Credo siano accuse che qualificano soprattutto chi le formula. E, in ogni caso, ho le spalle larghe. Mi ha fatto male, invece, vedere le persone che mi vogliono bene attaccate o insultate solo per colpire me. Se c’è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: “Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione”. E’ verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile ci quanto lo sia in realtà”.

“L’immigrazione? Ora siamo un esempio per tutta Europa”

Il campo largo, nelle ultime settimane, ha sostenuto che Sanchez è un modello da seguire perché la Spagna in questi anni ha fatto più rimpatri e fatto entrare meno irregolari dell’Italia. Sul tema dei rimpatri e della lotta contro gli irregolari è la sinistra che deve imparare qualcosa da Meloni o l’Italia che può imparare qualcosa anche dalla Spagna? “Intanto, non ho ben capito: la sinistra italiana sta chiedendo più o meno rigore contro l’immigrazione illegale di massa? Perché da quando siamo arrivati al governo, siamo accusati ogni giorno di essere ‘disumani’, perché impediamo l’ingresso a chi vorrebbe entrare illegalmente e vogliamo espellere dall’Italia chi vive qui pur non avendone titolo. La domanda che faccio è: la posizione della sinistra è cambiata? Mi piacerebbe saperlo. Dopodiché, rivendico con orgoglio che su questi temi l’Italia è riuscita a porsi come capofila in Europa, che persino governi a guida socialista oggi ci seguono e che gran parte delle nostre posizioni, reputate eretiche quattro anni, si sono tradotte in norme europee. Il caso più evidente è quello degli hub per i rimpatri nei paesi terzi sul modello del protocollo con l’Albania, che in tanti hanno cercato di ostacolare in ogni modo ma che oggi è stato recepito a livello Ue”.

A inizio anno, lei ha detto che sulla sicurezza avrebbe voluto fare di più. Cosa avrebbe voluto fare che non ha fatto? “Mi pare di aver detto che avrei fatto di più, ed è quello che ho fatto. Del resto, la sicurezza è sempre stata una priorità di questo governo. Lo dimostrano i molti provvedimenti messi in campo, dal decreto Caivano ai decreti sicurezza e immigrazione, che hanno dato dei risultati oggettivi. Mi riferisco al crollo degli sbarchi, alla diminuzione di omicidi, furti e rapine e al rafforzamento dei presidi sul territorio, a partire da quelli nelle stazioni ferroviarie. Abbiamo investito come nessuno prima di noi nel comparto difesa e sicurezza, previsto 45.000 assunzioni nelle forze dell’ordine, aumentato i loro stipendi che erano fermi da anni e previsto la tutela legale nell’esercizio delle loro funzioni. Mi rendo perfettamente conto che gli italiani si aspettano di più, ed è giusto che sia così. Io sono la prima a volere di più, perché garantire la sicurezza è il principale dovere che lo Stato ha verso i cittadini. Noi ce la stiamo mettendo tutta per fare la nostra parte, ma è importante che tutti i pezzi dello stato facciano altrettanto, e che nessuno remi nella direzione contraria. Particolarmente sui fenomeni della criminalità urbana. Siamo intervenuti con una serie di norme come il daspo urbano, l’istituzione delle zone rosse, la stretta sui coltelli e in materia di imputabilità dei minori, ma su queste forme di delinquenza, a mio avviso, bisogna essere ancora più intransigenti. Su questo non ho ancora fatto tutto quello che avrei voluto fare”.

“Trump? Credere nell’alleanza transatlantica a prescindere da chi siede alla Casa Bianca”

Il rapporto complicato con Trump, eufemismo presidente, ha rafforzato l’atlantismo dell’Europa o ha finalmente costretto l’Europa a capire che non può delegare per sempre la propria sicurezza all’America? “Questa seconda presidenza Trump ha generato inizialmente alcune reazioni scomposte dovute ad avversità ideologica, ancora prima che iniziassero le divergenze. Pensare di poter fare tutto da soli, da subito, dopo che per anni l’Ue ha fatto politiche sbagliate che hanno aumentato le nostre dipendenze strategiche, dalla difesa all’energia, dalla tecnologia alle materie prime critiche, era ed è velleitario. Dobbiamo continuare a credere nella nostra alleanza transatlantica, che custodisce i valori della nostra civiltà occidentale, e che ha un valore a prescindere da chi siede alla Casa Bianca. E dobbiamo rafforzare il pilastro europeo di questa alleanza, sviluppando i nostri sistemi di difesa integrati nella Nato, costruendo catene del valore affidabili, partendo dalle produzioni europee ma integrandolo con componentistica da nazioni amiche quando fare tutto da soli non è possibile. Insomma, da un lato un orizzonte culturale e geopolitico ben chiaro, l’Occidente; dall’altro un sano pragmatismo che ci consenta di realizzare soluzioni europee efficaci per sostenere la competitività ed evitare la deindustrializzazione dell’Europa”.

“L’AfD? No ai ‘cordoni sanitari’, sì ad affrontare il merito delle questioni”

Presidente, senza girarci attorno: è preoccupata dall’affermazione dell’AfD? L’affermazione di AfD in Sassonia-Anhalt? E quell’affermazione avrà conseguenze in Italia? “Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei ‘cordoni sanitari’, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona. Funziona, invece, ascoltare quelle istanze e rispondere. E’ quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all’immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre Nazioni”.

“Contrastare ogni  forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le forze culturali, sociali e politiche della Nazione”

In questi anni, la sua destra ha scelto di dedicare, con sorpresa di qualcuno, una centralità al tema della lotta contro l’antisemitismo. Ha trovato la stessa attenzione, su questo punto, anche da parte dell’opposizione? “Contrastare ogni forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le forze culturali, sociali e politiche della Nazione. Quello che sta accadendo in questi giorni attorno al ddl antisemitismo è la riproposizione di un dibattito che si è già consumato nella precedente legislatura in occasione dell’istituzione della cosiddetta “Commissione Segre”. In quella occasione, Fratelli d’Italia aveva proposto che venisse adottata la definizione dell’IHRA, includendo quindi non solo le forme di antisemitismo di stampo nazifascista, ma anche quelle legate all’integralismo islamista e che professano l’annientamento dello Stato di Israele. La maggioranza dell’epoca scelse di rifiutare questa proposta, che oggi si ripropone e che sta spaccando la sinistra. Perché la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia ad Hamas all’ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio”.

“Bene che Schlein voglia approvare insieme lo strumento della ZES unica del Mezzogiorno”

C’è una legge che vorrebbe approvare insieme con l’opposizione prima della fine della legislatura? “Beh, mi pare di capire che ci siano i margini per approvare insieme l’estensione dello strumento della ZES unica del Mezzogiorno, a partire dalla parte semplificativa, a tutto il territorio nazionale. Ho sentito dire a Elly Schlein che l’estensione ora è una proposta del Campo Largo, e lo considero un enorme passo avanti, atteso che quando abbiamo dato vita alla ZES unica la definivano ‘un fallimento annunciato’. Che dire, hanno preso atto di essersi sbagliati e quindi verranno sulla nostra proposta di estensione. Ne sono lieta. Certo, se l’unica proposta comune che hanno nel campo largo è un provvedimento fatto da noi, direi che sul programma sono un po’ indietro”.

A proposito di leggi trasversali. In molti paesi governati dalla destra, lo avrà visto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è più considerato un tema divisivo. Lei pensa che l’Italia arriverà prima o poi al matrimonio egualitario? E, se accadesse, lo considererebbe una sconfitta culturale? “Penso che l’attuale quadro normativo sia equilibrato e di buon senso. E che non necessità di modifiche”. Siamo partiti, presidente, con la sua delusione, di questi anni. Qual è, quattro anni, un elemento di orgoglio che si porterà con se? “Il più grande motivo di orgoglio è quello di aver protetto la Nazione in anni molto difficili, e di averlo fatto in ogni ambito. Di aver protetto i risparmi degli italiani di fronte al rischio di una tempesta finanziaria, di aver protetto i confini della Nazione dall’immigrazione illegale di massa mentre tutto intorno a noi l’instabilità dilagava. Di aver protetto le imprese italiane dal rischio di moltiplicarsi dei provvedimenti ideologici dediti alla desertificazione industriale. Di aver protetto le famiglie, intervenendo ogni volta in cui era necessario di fronte alle emergenze. Di aver protetto i lavoratori, rendendo più vantaggioso per le aziende assumerli o tenerli. E di aver protetto i salari, che hanno ripreso a crescere più dell’inflazione. Di aver protetto le Forze dell’Ordine, perché loro possano proteggere i cittadini in modo più efficace dalla criminalità. E di aver protetto il nome di un’Italia che oggi è ascoltata e rispettata. E potrei fare molti altri esempi”.

Un consiglio cinematografico ad avversari e alleati

Un tempo lo faceva lei ad Atreju, con i suoi ospiti, ora ci proviamo noi con lei. Ci dica: un libro o un film o una serie tv che consiglierebbe con il cuore a Giuseppe Conte, Elly Schlein, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Matteo Salvini, Roberto Vannacci, Antonio Tajani? “A Conte e Schlein consiglio “Una poltrona per due”, e non credo che serva spiegare il perché. A Renzi “Ritorno al futuro”, per la nostalgia degli anni che furono. A Calenda “L’ultimo dei Mohicani”, per la tenacia con cui si oppone agli estremismi della sinistra. A Vannacci consiglierei “Il Mago di OZ”, perché l’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con la IA di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi. A Tajani e Salvini consiglio “Stranger Things”, serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all’apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni”.