
(di Gianluca Roselli – ilfattoquotidiano.it) – L’applauso arriva generoso e convinto, quando quasi alle otto di sera Sigfrido Ranucci sale sul palco di Visionaria 2026, festival nel quartiere romano della Garbatella. Dove l’ex conduttore di Report è nato e cresciuto. “Devo tanto a questo quartiere e alla sua gente. La Garbatella mi ha insegnato ad essere ‘garbato’, ma fermo”, esordisce il giornalista. È la sua prima uscita pubblica a Roma, dopo la rimozione alla conduzione di Report. Sta portando il suo ultimo libro – Il ritorno della casta – in giro per il Paese e ovunque viene accolto da migliaia di persone. E un migliaio sono pure alla Villetta Social Lab, luogo iconico della sinistra romana e del rione: in platea anche l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri. Ranucci parte subito sul suo tema forte. “Non hanno paura che io mi candidi in politica, ma temono invece che sia il conduttore di Report. Questo racconta quanto è importante la libertà di stampa e quanto sia in pericolo nel nostro Paese. Questo governo sta facendo di tutto per limitarla, semmai sono per la libertà di manipolazione…”, dice. “Candidarmi? Non ci penso. Poi se proprio mi cacciano dalla Rai…”, aggiunge sorridendo a chi glielo chiede. Lo dice a mo’ di battuta, anche se è solo di due giorni fa un sondaggio di Swg: il 7% degli intervistati giudica positivamente un suo impegno politico. “È stata una sorpresa, visto che non ho annunciato alcuna candidatura e non sto facendo campagna elettorale…”, il suo commento.
È la prima volta a Roma da ex conduttore di Report, dicevamo, e le persone lo fermano, lo abbracciano, vogliono manifestargli solidarietà, dirgli una parola di incoraggiamento e farsi un selfie. Parla di informazione libera, Ranucci, che è “un diritto delle persone e un valore imprescindibile della democrazia”. Poi attacca i social, parla della tecno-destra, delle big tech e del loro grado di manipolazione mondiale, in tutti i Paesi, compresa l’Italia. Racconta episodi su Peter Thiel, Jeff Bezos, Elon Musk. Non attacca direttamente la Rai, nei cui confronti mantiene una buona dose di diplomazia. Ma ogni sua parola sulla riduzione della libertà di stampa e sulle pressioni del governo fanno pensare a Viale Mazzini. “Sigfrido, tra un anno dove ti troveremo?”, chiede la conduttrice. “Sempre qui, in mezzo alle persone, tra di voi. Specialmente dalla parte dei più deboli, degli indifesi, dei disabili e di chi sta in carcere…”, risponde il giornalista. A qualche malizioso viene in mente un carcerato che lui ben conosce: Valter Lavitola. Che due giorni fa ha fornito l’ennesima versione sull’attentato. “Io devo giustificare le mie frequentazioni? A me una bomba sotto casa l’hanno messa. Però chi nella maggioranza ha frequentato mafiosi, criminali di vario genere e anche terroristi neri con sentenze passate in giudicato non deve giustificare nulla? Per loro va bene tutto?”, attacca il giornalista. “Meloni dice di temere che mi abbiano reso un martire, ma non le importa nulla del fatto che mi abbiano ucciso pubblicamente, questo è il suo concetto di democrazia…” Ancora applausi. Domenica sarà alla Versiliana, alla festa del Fatto Quotidiano.
"Mi piace""Mi piace"