Al Nazareno si contano i giorni con la calcolatrice alla mano, altro che agenda politica: il countdown è già partito, e a scandire il tempo non è un sondaggio ma lo statuto del Pd

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Al Nazareno si contano i giorni con la calcolatrice alla mano, altro che agenda politica: il countdown è già partito, e a scandire il tempo non è un sondaggio ma lo statuto del Pd. Il 12 marzo 2027 scade il mandato di Elly Schlein, e da quella data, a ritroso, si arriva dritti a un altro appuntamento scomodo: la convocazione dell’assemblea nazionale, che per regolamento va fissata sei mesi prima. Tradotto: la vera scadenza è metà settembre, altro che 2027.

Tra i dissidenti interni circola un pensiero neanche troppo sottotraccia: la vera partita non è il campo largo, ma chi guiderà il Pd al prossimo giro. C’è chi calcola i tempi con la pazienza di un notaio e chi, invece, preme perché la segretaria faccia un passo indietro prima ancora di arrivare al redde rationem congressuale. La pressione, raccontano dal partito, non è ancora pubblica, ma si sente eccome.

L’ipotesi di prendere tempo con una norma interna, quella secondo cui nell’anno delle elezioni politiche il congresso si celebra dopo il voto, era circolata come soluzione elegante. Peccato che il conto non torni: significherebbe lasciare Schlein in regime di prorogatio per oltre un anno, uno strappo statutario che nessuno, nemmeno i più fedelissimi, sarebbe disposto a firmare. E allora la domanda che rimbalza tra i piani del partito è una sola: che si fa?

Il tutto arriva proprio nei giorni in cui torna caldo il tema della leadership del campo largo: se il congresso dem si intreccia con la corsa a Palazzo Chigi, ogni settimana di ritardo pesa come un macigno sulle strategie di alleanza. Ecco perché, sussurrano i bene informati, la partita del calendario non è affatto tecnica, è già scontro politico a tutti gli effetti, con il tesseramento pronto a certificare i nuovi rapporti di forza dentro il partito.

Da qui a metà settembre, quindi, ogni riunione di segreteria diventa un piccolo psicodramma: chi vuole blindare Schlein fino al voto, chi lavora sottotraccia per anticipare i tempi e chi, più prudente, aspetta di capire da che parte tirerà il vento prima di scoprire le carte.

Nel frattempo, a chi chiede conferme, dal Nazareno rispondono con un sorriso tirato: tutto tranquillo, tutto sotto controllo.