
(Dott. Paolo Caruso) – Nella Sassonia che diede nel 1685 i natali a Handel e nella Turingia che, nello stesso anno, li diede a Johan Sebastian Bach, ieri, alle elezioni, è prevalso l’ AFD con oltre il 44%, il partito che tende a risuscitare ideologicamente il Nazismo. È la prima volta che, senza pudore nei confronti della Storia, si riafferma l’ideologia di cui vergognarsi “in aeternum”, quella hitleriana. Si prova a copiare tutto, compresa la discriminazione, sul modello “razziale”, emarginando anche dalle classi scolastiche i portatori di handicap. Era nell’aria l’affermazione in quelle due regioni di un revanscismo, rigurgito del Nazismo. L’odio per gli immigrati e la simpatia per Putin sono stati i cavalli vincenti della propaganda di questa estrema destra tedesca. Le prossime elezioni presidenziali in Francia, e una probabile vittoria della destra di Marine Le Pen, fanno temere per la compattezza ideologica dell’Unione Europea, con il rischio dissoluzione. Chi con superficialità sostiene che “un partito vale l’altro”, è sonoramente bocciato dall’ attualità dei fatti. La cronaca, soprattutto di questi maledetti anni di guerra infinita, spinge i “signori belligeranti” a emularsi, incrementando le potenzialità di guerra con armamenti sempre più micidiali. C’è solo spazio nel mondo attuale per la forza più che per la diplomazia, e sono venuti meno il dialogo e l’intelligenza. La recente affermazione di Bonaccini, leader della sinistra italiana, tanto criticata da certo giornalismo, può apparire rude, ma ha un fondamento di verità. ” A destra (quella maledetta perché più disumana) votano soprattuto gli ignoranti, che non conoscono la Storia”. Frase da limare nella forma, ma condivisibile nel merito. A conti fatti, si vuol ripetere la storia. Quella recente dell’Europa fino a ottanta anni fa, e l’altra attuale nella maggior parte dei Paesi asiatici o sudamericani e, con Trump, si possono includere anche gli USA, vige il pensiero unico dell’uomo solo al comando. Stessa tentazione pare che faccia frequente capolino nella testa del governo Meloni, con il cosiddetto ” Premierato”. L’uomo forte risuscitato “dall’ancien régime” si identifica con la legge (“La loi, c’ est moi !”), così da poterla cambiare a proprio tornaconto. Credevamo che la democrazia fosse un valore duraturo conquistato dall’occidente a garanzia delle libertà ma dimostra sempre più la propria fragilità. L’ Europa ritenuta culla del pensiero democratico si è svegliata con una nuova spina nel fianco, infatti una “marea nera” ha imbrattato pesantemente la Germania. Oggi l’ AFD, domani il Vannacci di turno, chissà? La UE si svegli dalla subalternità a Trump e riprenda a fare riforme necessarie ai propri popoli, intavoli autonomamente negoziati che possano riportare la pace ai confini orientali, rientrando dalla economia di guerra alla economia del welfare. Scrollandosi inoltre di dosso il vincolo paralizzante della “unanimità” nelle decisioni si potrà arrivare ad una Europa più stabile, priva di condizionamenti, e che parli con una voce unica. Purtroppo noi italiani, per questo ostacolo paralizzante delle attività UE, dobbiamo rivolgerci alla nostra “beneamata” Meloni, che pare sull’ esempio di Orban sia stata l’unica a porre il divieto per il cambiamento.
Quanta banalità, Caruso stavolta delude; credo che siano gli stessi argomenti di Monti contro Vannacci (immagino, mica li ho sentiti).
Nessun riferimento all’ Ostalgia, alla seconda sconfitta subita, l’annessione coloniale e predatoria da parte della RFT.
Quando ci si sente trascinati nella miseria e in guerra mi sembra comprensibile una scelta disperata e la mancanza di lucidità.
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Condivido le preoccupazioni dell’editoriale, ma con una precisazione: non si è incrinata la democrazia, si è ridestata la deficienza umana, che non muore mai.
La democrazia offre gli strumenti per scegliere; se si sceglie l’autocrazia o il revanscismo, il fallimento è morale e culturale, non istituzionale
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