Corruzione, faide e guerra a oltranza: il leader che univa il Paese ora rischia l’isolamento

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Con parole bibliche si potrebbe chiedere: la grazia si è forse allontanata da lui? Fino a ieri lo si incensava perfino per i suoi difetti, ora lo si biasima perfino per le sue virtù. Dubbio (o domanda): Zelensky, simbolo di una epopea dura e dolorosa ma unitaria, rischia di restare solo? Certo è sempre al comando, ma ora lo trattano male. Gli uomini che considerava più fidati nel Palazzo sono indagati per il vizio più sordido quando un popolo intero soffre ed è in guerra, rubare. San Paolo diceva che il ministro deve campar dell’altare. Invece a Kiev nelle stanze che contano è sbucata una casta poco fervente che ha sveltamente mutato l’apostolato in carriera e ricava prezzi dal faticoso facchinaggio dei “poilus” nelle trincee del Donbass. La tentazione è la pietra di paragone dei galantuomini, l’occasione unica e indispensabile delle vittorie morali, e materiali. E invece bassezze compiute come se fossero eroismi. Zelensky, nel scegliere, ha fallito.
Altri, fino a ieri fedelissimi ed indispensabili, ha dovuto farli diventare zavorra e inserirli in siluramenti di stampo cadorniano. Che sono sempre brutto segno quando il nemico è alle porte. I suoi uomini cadono ma il presidente resta, si assicura. Gli inquisitori affermano che lui protetto dalla immunità non è oggetto di indagine… Ma domando e non è una domanda retorica: non è una assicurazione che equivale a una pugnalata?
E poi ci sono, e forse è ancor peggio, le critiche che molti fanno diventare inquisizione. Politici alcolizzati di fantasticherie e generali che son certi di avere la formula magica per vincere sembrano voltargli le spalle. Si formano dietro il muro della legge marziale capannelli e cordate. Mediocrazia. Si discute apertamente di elezioni, in guerra! Si rifà il mondo che finora sembrava ruotare attorno a lui, si reinventa un futuro che lo riconsegnerebbe volentieri al passato. Si sentono dire: prima ci aiutava adesso ci ostacola. Altri rincarano la dose: prima era la soluzione adesso è il problema. E c’è perfino chi si spinge oltre: se perdiamo la colpa è sua. Nelle piazze sfilano dimostranti che vogliono detronizzarlo a favore di un giovanotto, Federov, che assicura di aver inventato, buon ultimo, la guerra del futuro, un carrierista stizzito per non aver mantenuto la poltrona cui pensava di avere di diritto. E questo cianciare per le strade più che di esercizio di impavida democrazia sa per lui di una discesa, di una pericolosa umiliazione. La cintura delle fortezze “imprendibili” a Est sta cedendo sotto l’urto ostinato dei russi. Zelensky vi oppone inutili raid di droni «a mille chilometri di distanza», come se fossero record sportivi.
C’è la guerra, una guerra che ha arato montagne, deserti, mari, gramignato campi di grano e bilanci, rovesciato governi, sconvolto ceti, ipotecato ricchezze. Tra poco tornerà la terra tramortita dal fango e poi dal gelo: stanchezza vecchiaia rovina di un mondo, l’appestato Novecento, ancora lui, sembra impossibile che possa resuscitare. Ma su questo coinvolgimento universale e burrascoso, in questo rimbarbarimento leviatanico, lui, Zelensky dominava finora con le sue certezze, il suo consolidato copione di “eroe del nostro tempo”. Per l’afasico Occidente era il ricordo lontano di cose che un tempo avevano valore, il debole che resiste al più forte, che erano considerate, molto tempo fa, la grandezza dell’uomo.
C’è un ma. Come ben ammoniva l’autore di Peter Pan le fate esistono fino a quando i bambini credono in loro. Per questo a teatro quando Campanellino stava per morire l’attore che incarnava Peter Pan si rivolgeva al pubblico: potrebbe guarire se voi credete nelle fate. E tutti si alzavano, battevano le mani e Campanellino era salva. Lo stesso vale per le ideologie e i politici. La debolezza di Zelensky è che un numero sempre minore di persone, dopo anni di bombe e di assenza di soluzioni che non siano guerra a oltranza, si alzi per applaudire. Che non credano più alla sua magia annaspando in concetti non più veri. Lasciandolo nelle mani, degli oltranzisti, dei fanatici del fino all’ultimo uomo.
In una recente conferenza stampa a Monaco, dopo una giornata di incontri inutili e retorici, un giornalista si accorava di vederlo con un’aria disfatta, stanca. Zelensky, con un guizzo del suo vecchio repertorio di comico che faceva ridere l’Ucraina, ha ribattuto: «E allora non guardatemi!».
Non è solo un problema di occhiaie e di barba che si incanutisce. D’accordo: è onnipresente sulla scena internazionale, presidia ogni vertice, invitato che sembra padrone, continua i tour alla ricerca di denaro e di armi. Ma lo slancio degli inizi in quattro anni si è inesorabilmente trasformato in equilibrismo fatto di tensioni e delusioni. Il suo sistema, più incerto e debole, resta solido solo perché lo impone la guerra.
Il pericolo per Zelensky è che gli restino accanto solo le lagnoserie e i sorrisoni inutili degli europei. In questi quattro anni potrebbe riempire un museo con le facce dei leader cancellati nei sondaggi e nelle urne da elettorati guasti e malcontenti, e avvicendati da altri ancor più imbambolati e impotenti con i loro pacchetti di sanzioni e di armi mirabolanti. Sarebbe letale per il presidente ucraino diventare lo strumento di un militarismo bancario e affarista che spinge l’Europa al bellicismo non per una necessità tragica ma come scusa farisaica per sanguinosi e pericolosi affari.
Che cronista Quirico ! Con quattro anni e mezzo di ritardo è giunto a considerazioni che qualcun’altro era giunto si dagli inizi e cioè che il presidente ucraino per giungere al suo posto aveva scheletri negli armadi più di un cimitero . Chiuse il parlamento ai partiti d’opposizione e di diede anima e corpo ai seguaci di Bandera vendendo all’ occidente l’ indipendenza del suo paese. Quirico dove poetava in quel tempo ?
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Ma chi credi di essere cesaregoffredogranese? Tu eri giunto “sin dagli inizi” a che? Tu sei stato solo un tifoso da quattro soldi fin dal primo giorno, questo si, altro che “considerazioni”! Falla finita. Se Zezè non ha più, come pare, lo stellone dei primi giorni, dipende solo dalle solite dinamiche politiche. Dinamiche che riguardano chi governa. Dopo quattro anni anche la Meloni, partita a mille, cala. Figuriamoci chi guida un paese in una guerra imposta da altri. Ti invece fai il santone, quello che legge i fondi del caffè: “l’avevo detto io!”. Le tue “considerazioni”: ma mi faccia il piacere.
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tu, povero ,sei un tifoso , un avvocati delle cause perse .
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Parla per te, pagliaccetto sio-atlantista.
Chi era avveduto lo sapeva fin da subito che la situazione sarebbe andata a degenerare e l’Ucraina usata e poi distrutta dai cosiddetti amici dell’Uccidente, così prodighi di armi e così avari di iniziative diplomatiche.
Vai, vai anche tu ad aiutare Zelensky, ti arruoli nella legione straniera assieme ai colombiani che stanno finendo a pezzetti sulle rive dei fiumi e nelle foreste.
E portati anche qualche altro amico tuo, i tuoi inossidabili stolti sodali, che non hanno mai cambiato idea sulla guerra e poi danno la colpa agli altri di averci visto da subito giusto.
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E chi ere “avveduto”? TU? cesaregoffredogranese? 🤣 😂
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Speriamo che il fantoccio Zezè, sia davvero in fase finale…Inguardabile.
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Caro Cesare, i giornalisti veri oramai si contano sulla punta delle dita…
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Finito il dolce dormir?
Faranno tutti così i vecchi trombettieri!
Non serve più…è da gettare!
Gli Usa lo hano già fatto,sdiamo rimasti solo noi,l’UE e Nato!
Presto sparirà dai radar?
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Riuscirà la statista della Garbatella, in tempo utile per le elezioni – come potente arma di distrazione di massa – ad aprire le porte della Nazione al futuro rifugiato politico Zelensky in fuga dai suoi connazionali, quelli ancora viventi, inferociti?? Magari pensando anche di rifarsi una verginità democratica. Il cielo lo voglia! Infatti solo così potremmo ottenere la sua sicura defenestrazione da Palazzo Chigi a furor di voto popolare. Chiamasi eterogenesi dei fini.
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Fu l’Ucraina la prima a tradire i patti coi russi? Indaghiamo. Il “grande trattato”1997. L’Ucraina ha violato il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato russo-ucraino, firmato a Kiev il 31 maggio 1997 da Kuchma e Eltsin iniziando una corsa verso il baratro. Quel Trattato, impegnava l’Ucraina a non usare il proprio territorio per nuocere alla sicurezza della Russia e viceversa.
Il Trattato russo-ucraino del 1997 proibiva a entrambi di stringere alleanze militari ritenute pericolose dalla controparte. Trattato di amicizia russo-ucraino 4 aprile 2008. L’Ucraina lo violò, quando la Nato annunciò che l’Ucraina sarebbe diventata suo membro nel summit di Bucarest. Nonostante il Trattato di amicizia tra Russia e Ucraina (1997) esistesse ancora. Sopravvisse per i successivi undici anni.
Scadde il 31 marzo 2019 perché il presidente Poroshenko non volle rinnovarlo. Poi l’Ucraina condusse tre esercitazioni militari con la Nato sul proprio territorio nell’estate 2021.
“Sea Breeze”, dal 28 giugno al 10 luglio 2021. La prima esercitazione militare della Nato in Ucraina. Coinvolse ben 32 nazioni. All’epoca, la Nato si componeva di 30 membri, ma l’Occidente ha voluto invitare anche alcuni Paesi “amici”, come l’Australia. Le esercitazioni si sono svolte nel Mar Nero e a Odessa.“Three Swords”, dal 17 al 30 luglio 2021 a Javoriv, al confine con la Polonia. Seconda esercitazione militare della Nato in Ucraina. Questa esercitazione è stata definita dalla Reuters di “ampie dimensioni”.
Ha coinvolto anche Stati Uniti, Polonia e Lituania. “US-Ukraine Strategic Defense Framework”, 31 agosto 2021. Lloyd Austin, segretario alla Difesa americano, e Andrij Taran, l’allora ministro della Difesa ucraino, firmarono a Washington un accordo di penetrazione della difesa americana nella difesa ucraina. “Rapid Trident”,20 settembre 2021 di nuovo a Javoriv. E’ la terza esercitazione militare della Nato, in Ucraina. Paesi partecipanti: 12“US-Ukraine Charter on Strategic Partnership”, 10 novembre 2021. Antony Blinken, segretario di Stato americano, e Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino, firmano un altro accordo di penetrazione della difesa americana nella difesa ucraina. Nel frattempo, l’esercito di Kiev uccideva migliaia di civili russi in Donbass. Il 13 aprile 2022, il Wall Street Journal ha rivelato che la Nato ha addestrato 10.000 soldati ucraini all’anno a partire dal 2014 nell’articolo significativamente intitolato Il successo militare dell’Ucraina: anni di addestramento Nato.Sotto il profilo politico, il mancato rinnovo del Trattato di amicizia del 1997 da parte di Poroshenko ha posto fine al Memorandum di Budapest. Nel momento in cui Poroshenko ha aperto l’Ucraina alle armi e ai soldati della Nato, i russi hanno ritenuto che il Memorandum di Budapest fosse carta straccia. Da qualunque punto di vista si guardi il problema, la classe dirigente ucraina ha commesso molti errori. La distruzione dell’Ucraina inizia a renderli evidenti.
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E anche la grande magistratura democratica in Ucraina è eni guai:
Kiev, finisce nei guai per corruzione anche la Procura generale
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