SUD, CAMPAGNUOLO (AVANTI INSIEME): «CAMION FERMI, SUPERMERCATI CON GLI SCAFFALI VUOTI E FABBRICHE BLOCCATE. IL MEZZOGIORNO NON PUÒ CONTINUARE A PAGARE IL PREZZO DELLE EMERGENZE»

«Il caso Rummo a Benevento è il simbolo di una crisi che coinvolge lavoratori, famiglie e imprese. Servono risposte immediate e una strategia di sviluppo per il Sud».

«Le immagini dei camion fermi sulle autostrade, degli scaffali vuoti in diversi supermercati e delle aziende in difficoltà devono far riflettere seriamente su quanto sta accadendo nel nostro Paese.

Non siamo davanti soltanto a una protesta di categoria. La mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburanti sta producendo conseguenze concrete sulla vita quotidiana dei cittadini e sull’economia del Mezzogiorno.

In Campania si registrano difficoltà nei rifornimenti dei supermercati, soprattutto per i prodotti freschi. Le famiglie temono ulteriori carenze, mentre agricoltori, commercianti e imprese devono fare i conti con merci bloccate, consegne ritardate e possibili perdite economiche.

Il caso del pastificio Rummo di Benevento è emblematico.

Un’eccellenza dell’agroalimentare italiano, conosciuta e apprezzata anche sui mercati internazionali, costretta a interrompere la produzione per il mancato arrivo delle materie prime.

Quando un’azienda come Rummo si ferma, non è soltanto un problema industriale. È un segnale che riguarda un intero territorio, i suoi lavoratori, i fornitori, le famiglie e l’economia locale.

È paradossale che un territorio capace di esprimere eccellenze produttive riconosciute nel mondo debba fare i conti con difficoltà che impediscono persino la normale continuità delle attività.

Comprendiamo le ragioni degli autotrasportatori, che affrontano costi del carburante sempre più pesanti e margini economici ridotti. La sostenibilità economica del loro lavoro è una questione che riguarda l’intero sistema produttivo.

Allo stesso tempo, è necessario tutelare i cittadini e le imprese che stanno subendo le conseguenze dei blocchi.

Quando si fermano i camion, non si ferma soltanto il trasporto: rischiano di fermarsi le fabbriche, si interrompono le forniture, si svuotano gli scaffali e si mette a rischio il lavoro di intere comunità.

Questa situazione richiede responsabilità, dialogo e soluzioni concrete.

Le risorse annunciate per sostenere il settore dell’autotrasporto rappresentano un segnale importante. È fondamentale che gli interventi siano attuati con tempi certi e che il confronto tra istituzioni e rappresentanze del settore consenta di individuare soluzioni durature.

Occorre garantire la continuità delle forniture essenziali, a partire dai prodotti alimentari e dai medicinali, e prestare particolare attenzione alle aziende agricole e alle imprese che rischiano di subire danni economici.

Non è accettabile che il lavoro di un agricoltore vada perduto nei campi mentre nei supermercati mancano i prodotti che quello stesso agricoltore potrebbe fornire.

Ma questa vicenda impone anche una riflessione più profonda sul futuro del Mezzogiorno.

Il Sannio, la Valle Caudina e le aree interne conoscono bene le difficoltà di chi fa impresa in territori dove collegamenti insufficienti, costi energetici e carenze infrastrutturali rendono ogni attività più complicata.

Non possiamo limitarci ad affrontare le emergenze senza intervenire sulle fragilità che le rendono così pesanti.

Il Sud ha bisogno di infrastrutture moderne, collegamenti efficienti, una logistica competitiva, politiche energetiche sostenibili e condizioni che permettano alle imprese di crescere e creare occupazione.

Non chiediamo privilegi per il Mezzogiorno. Chiediamo condizioni eque per lavorare, produrre, competere e costruire futuro.

È necessario rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e rappresentanze dei lavoratori, affinché le difficoltà di una categoria non si trasformino in un danno per l’intera collettività.

Dietro ogni camion fermo c’è un lavoratore. Dietro ogni fabbrica bloccata ci sono famiglie. Dietro ogni scaffale vuoto c’è una filiera economica che incontra difficoltà.

E dietro ogni giovane che lascia il Sud c’è spesso la mancanza di opportunità che il territorio dovrebbe essere messo nelle condizioni di offrire.

Il Mezzogiorno non può essere ricordato soltanto quando le autostrade si bloccano, le aziende si fermano o gli scaffali si svuotano.

Serve una visione nazionale che riconosca il valore economico, produttivo e sociale del Sud e delle sue aree interne.

Il Sud non chiede assistenza. Chiede rispetto, opportunità e la possibilità di camminare con le proprie gambe.

Perché un Mezzogiorno che cresce, produce e lavora non rappresenta soltanto una conquista per i suoi cittadini, ma una straordinaria opportunità per l’intero Paese».