Salvini è una firma. Telefona agli eurodeputati e boicotta la candidatura di Garavaglia che non molla. A Garavaglia mancano poche firme per sfidare il leader al congresso della Lega. Il vicepremier potrebbe raccoglierle personalmente tra gli eurodeputati e trasformare una candidatura scomoda in una prova di generosità. Perché un congresso sia una festa, bisogna anche lasciare spazio al rivale

(di Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – Che grande gesto sarebbe, questo bel gesto di Salvini? “Caro Garavaglia, le firme te le procuro io”. La Lega ha finalmente trovato un Massimo Decimo Garavaglia. E’ Garavaglia che ha deciso di sfidare Salvini al Congresso straordinario. A Garavaglia mancano adesso solo cinque firme. Gli stanno facendo Lega bruciata. Salvini le raccoglie personalmente tra gli eurodeputati. Un capitano può avere paura di un gladiatore con la Bic al posto della spada?
Se Salvini vuole passare per gigante, rendere questo congresso straordinario, che si tiene a Milano, sabato e domenica, la grande festa della Lega, non può che fare questa azione nobile. Per statuto occorrono 80 firme per candidarsi e correre, sfidare Salvini. Inutile dire che a Salvini basta telefonare ai parlamentari e ricordare: attento che se firmi per Garavaglia, alla prossima legislatura non torni in Parlamento. E’ altrettanto inutile dire che la Lega perderà buona parte dei suoi senatori e deputati. Se ne salveranno forse 20 alla Camera e al Senato ancora meno. Gli facciamo i migliori auguri ma diciamo anche che è questa l’ora del coraggio.
All’inizio, quando Garavaglia ha annunciato al Foglio la candidatura per goliardia, in Lega hanno tutti sorriso. Sono passati i giorni e il sentimento è cambiato. Le prime parole dei salviniani sono state di irrisione: “Ma dove va?”. Garavaglia non si è perso d’animo, come l’eroe di Cervantes, e continua a cercare firme anche contro i mulini a vento, hidalghissimo. Erano trenta firme, poi quaranta e adesso sono 75. E’ a un passo dal traguardo e a chi lo incita dice: “Non mollo, sono fiducioso”. E’ come quegli italiani, alla De Gasperi, che sentono il peso di andare contro corrente perché direbbe De Gasperi, “sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Ha contro una struttura che negli anni ha preso la forma di Salvini.
I delegati che dovrebbero firmare per Garavaglia hanno solo debiti di gratitudine verso un leader che ha tante colpe, anche quella di aver miracolato ingrati, deejay senza arte e parte. La missione di Garavaglia è due volte più difficile. Al Senato deve vedersela contro Andrea Paganella, oggi senatore, ma ex capo di segreteria di Salvini, uno che sta raccogliendo firme per conto del vicepremier. Un altro che le raccoglie è ovviamente Claudio Durigon, il segretarione della Lega. E’ normale, più che normale. E’ inedito invece, questo sì, che un leader impegnato contro i maranza, lo sciopero dei tir, il caro gasolio, abbia il tempo di telefonare a Bruxelles e chiedere, personalmente, agli europarlamentari di firmare per lui.
Garavaglia non ha incarichi da promettere o da togliere a mogli e mariti. Salvini ha dalla sua l’arma della ricandidatura. Abbiamo già scritto che i numeri finali sono dalla parte di Salvini e allora perché ostacolare, intimorire per far mancare le firme a Garavaglia? Salvini ha paura di Garavaglia o del voto segreto? Senza un altro candidato non serve il voto, ma basta l’alzata di mano, come è accaduto due giorni fa all’assemblea del Pd con Bonaccini che apriva e chiudeva le votazioni. Chi lo ha visto assicura: Bonaccini sembrava il vigile urbano a piazza Venezia che dice: forza, svelti! Ecco, se a Milano manca il candidato sarà la solita Duma, quella già vista un anno fa a Firenze, con tutti gli ingrati che urlano “Matteo, Matteo”, e poi all’orecchio profetizzare: “Sprofonderemo al tre per cento. E’ finita, la Lega è finita”.
E’ stato Garavaglia a rendere vero un congresso patacca. Salvini, e crediamoci, lo vuole “vero”, ripete che “deve essere una festa”. Non possono essere le firme a rovinarla. Il Pd per favorire la partecipazione di Schlein alle primarie ha addirittura cambiato lo statuto. Qui bastano solo cinque firme e la garanzia che si vota nel segreto dell’urna. La mossa del congresso anticipato è stata un’abile mossa di Salvini. Ma il capolavoro, la grandezza dei forti è sempre la generosità. Nei romanzi dell’ottocento i veri romantici, i trascinatori, chi non aveva paura della sorte, permettevano al rivale di scegliere l’arma del duello. Qui basta una Bic. Salvini offra le firme che mancano a Garavaglia. Potrebbe perdere venti delegati, financo venti voti, ma questo nobile gesto sarebbe moltiplicato per cento anche da chi lo insolentisce, da chi lo definisce un Papeetino. A Garavaglia mancano cinque firme per correre e a Salvini solo cinque per meritarsi il vero titolo di segretario.