Comizio elettorale. La premier dipinge un Paese che non c’è. Le truppe cammellate applaudono, chi contesta è tenuto lontano

(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Inviato a Bari. Si è lodata senza risparmio e ha imposto a Bari, la città che ha ospitato la sua festa, il ritmo della sua musica, i toni alti e quelli bassi. Le cattiverie con i sorrisetti e quelle senza. Teatrale, ha spiegato all’Italia che senza Giorgia sarebbe un Paese di serie B.
Millequattrocento e tredici giorni più un’oretta di Giorgia live in una Bari assetata, scottata dal sole e piegata dall’ordine di azzerare ogni contestazione, ogni sibilo, ogni fischio. È la festa di Giorgia, è il governo più longevo. A sentire la premier: più sicurezza, più lavoro, più salari. E più scuole, più appalti. Più ordine pubblico, più Pnrr, più dignità per le donne, più certezza per le partite Iva, più misure per i poveri, più ricchezza per gli stipendiati. E poi i meno: meno liste di attese nella sanità, meno brutture nelle città, meno burocrazia nel respingere gli immigrati illegali, meno immigrati, meno licenziati, meno affamati in piazza.
Giorgia sola sul palco, assoluta leader di un governo che ha il marchio di Fratelli d’Italia, la destra senza il centro, anzi la destra che si è mangiata il centro. C’è Giorgia, eccola. “Vuoi fare il comizio al posto mio?”, dice a un povero fan che intendeva spingerla nel supporto celebrativo. È in scena nella sua identità romanesca, nella verve di una giornata da combattente. Lei e lei, e poi basta.
[…]
Bari recintata dalla Celere giunta da ogni parte del Paese, chiusa la bocca alla città vecchia, quella rumorosa e cattivella, fermi i bus e i taxi, vuoto il lungomare, arrestati nelle sabbie mobili del porto i crocieristi, isolato San Nicola, il santo che la Russia venera. C’è Giorgia che arriva e punge, accusa, certifica: “Con il Pnrr abbiamo provato quel che sappiamo fare. Avete visto?”. E sugli immigrati e l’Albania: “Ci avevano detto che eravamo fuori dall’Europa e invece avete visto?”. È un racconto quasi capovolto della realtà che, nelle viscere della premier, diviene però l’opposto. La verità contro le falsità della sinistra.
Giorgia è dentro “il popolo, il nostro popolo. Gente che lavora”. Il racconto di Meloni, la fotografia che fa dell’Italia è racchiusa in una diversa valutazione dell’esistenza e dell’apparenza. “Sapete perché ho voluto raccontarvi tutto questo?”, chiede lei a loro. È il popolo più legato, sono gli stretti congiunti, chiamati a salutare l’importante compleanno, giunti in autobus a Bari, nel molo turistico, e sistemati nell’ultimo tratto della striscia d’asfalto in modo che la platea festante rendesse bene all’occhio della telecamera. Sono forse cinquemila i presenti, meno del previsto, ma assiepati dietro il palco monumentale fanno scena, come effetto fa Giorgia quando cambia tono se deve dirigere gli strali sui cattivi che nell’ordine risultano: gli immigrati irregolari, gli islamisti, i jihadisti e i giudici. I primi delinquono e sono un pericolo per la sicurezza, i secondi bucano l’identità nazionale cristiana e sono pericolosi per l’integrità dei costumi occidentali. I giudici invece spesso rendono vana la fatica del governo di incarcerare i cattivi. E lo fanno perché?
Tutti lo sanno che i giudici remano contro in questa serata afosa ma finalmente addolcita dal fatto che il sole non punge più, e anche le zanzare sono esauste. La presidente del Consiglio, oggi nettamente più spigolosa e piena di fiele per l’opposizione: “Festeggeranno il tempo più lungo passato lontano dal governo. Gli auguriamo diecimila giorni così”.
Di Trump niente, non gli agevola il discorso sulla benzina che costa troppo, e nemmeno sul fatto che adesso il governo dovrà mirare meglio gli aiuti. Dice che a volte nuota “nella colla”, ma non ricorda se il ponte sullo Stretto è un’opera o un disastro, e sul clima che chiude in casa le città, svuota i ristoranti, brucia le campagne. E la grandine che buca le auto, i ghiacciai che si sciolgono, le montagne assetate e soprattutto i condizionatori accesi. Perché il peggio deve ancora venire: quando gli italiani si troveranno, tempo qualche settimana, con le bollette gonfie dell’energia utilizzata per resistere all’afa, che dirà, anzi che farà? Sul clima, insomma, zero carbonella.
Conta il resto. “Voglio che si ricordi che c’è stato un tempo in cui l’Italia ha mostrato di saper essere all’altezza”. L’inno di Mameli, il cielo buio, il tricolore. Grazie Giorgia!
Ha avuto il coraggio di dire, tra le altre baggianate, che non taglia le accise in modo indoscriminato perché non vuole agevolare i francesi che verrebbero a fare il pieno in Italia!!!!!!
Ma quale considerazione del suo elettorato deve avere una persona per sparare una assurdità del genere!
E l’hanno pure applaudita questa affermazione….
Non abbiamo speranza.
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