Dopo settimane di polemiche, parla il giornalista che affiancherà Claudia Di Pasquale nella conduzione del programma d’inchiesta di Rai3. “L’intenzione è dare maggior spazio al lavoro degli inviati. Basta personalismi, conta la squadra. Ranucci? Spero recuperi serenità e equilibrio”

Il conduttore Daniele Piervincenzi in occasione della trasmissione Rai: #ragazzicontro, in una foto diffusa il 31 ottobre 2019. ANSA/UFFIICO STAMPA RAI  ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

(di Alessia Candito – repubblica.it) – «Rinunciare? Mai». Della coppia di nuovi conduttori di Report che il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini aveva immaginato, dopo settimane di polemiche, proteste e veleni Daniele Piervincenzi è l’unico sopravvissuto. «Sono convinto che tutta la squadra porterà a casa grandi inchieste».

Ecco, la squadra. L’ha già incontrata?

«Ho incrociato alcuni inviati storici e incontrato insieme alla co-conduttrice Claudia Di Pasquale tutto il gruppo autoriale, soprattutto Giulio Valesini e Bernardo Iovene. Mi hanno accolto e dato fiducia. Stiamo già lavorando a alcune novità».

Quali?

«Vorremmo superare la struttura piramidale del programma, coinvolgere maggiormente la redazione, anche a garanzia dell’indipendenza e dello stile di Report. L’intenzione è ridurre la parte affidata ai conduttori in studio per dare maggiore spazio alle inchieste degli inviati».

Non teme che alcuni rimangano legati a Ranucci e al suo Report?

«È un gruppo che ha attraversato una tempesta, anche per affetto è legato anche al passato, per tanti Ranucci è stato un mentore. Ma dopo che è stata trovata la quadra, tutti hanno deciso di restare. La prendo come una prova di fiducia».

Guardando al passato, c’è un’inchiesta che prenderebbe a modello e una che non vorrebbe vedere in questa stagione?

«Alcune hanno fatto la storia. Ma ci piacerebbe riallacciare i fili anche con il Report di Milena Gabanelli, tornare a parlare dei gangli del potere politico e economico, di grandi lobbies, dei modi in cui incidono sulle nostre vite. È naturale che il governo sia il primo a cui faremo le pulci, ma sconti non ne faremo a nessuno».

E quali non ci saranno?

«Ne discuteremo in redazione,fuori si è già parlato troppo di questioni interne».

Sarà un anno elettorale. Saprà reggere le pressioni?

«Più delle pressioni, mi spaventa non riuscire a restituire il lavoro che c’è dietro ogni puntata. Ma basta personalizzare: Report non è chi lo conduce, ma tutti quelli che lo costruiscono. E ci sono dei fuoriclasse».

Quando è arrivata la proposta della conduzione?

«A inizio agosto, ma solo a titolo esplorativo. Poco prima dell’annuncio, quella concreta».

Le polemiche che già c’erano su Report non l’hanno fatta esitare?

«Anzi, mi ha lusingato l’idea di poter dare il mio contributo per tutelare un programma che rischiava di essere fagocitato da questioni che nulla hanno a che fare con il lavoro d’inchiesta».

L’hanno accusata di essere un uomo della destra

«La mia storia personale e quella della mia famiglia raccontano il contrario. E non sarei stato un precario fino ad oggi se avessi avuto santi in paradiso. Ma poi, la redazione e gli autori di Report avrebbero mai potuto accettare un giornalista di destra?»

Il passato da rugbista ha aiutato?

«Ho solo giocato una stagione o due con Mauro Corsini, il fratello minore del direttore».

Uomo del centrodestra però è anche il presidente del Cnel Brunetta

«Con lui non ho mai avuto a che fare. Mi hanno proposto un progetto, secondo me valido, che raccontasse i ragazzi e la Costituzione e con Alessandro Righi lo abbiamo fatto con la nostra società, la Outcast, da cui sto ovviamente uscendo. Il compenso è stato di 20mila euro l’anno per due anni, da dividere in quattro. Forse ci abbiamo rimesso».

Quella società è nata solo per fare quel lavoro?

«In realtà, l’abbiamo usata anche per fare l’inchiesta in Congo sull’omicidio dell’ambasciatore Attanasio per Ranucci, che se ne era detto entusiasta. E non ce l’ha pagata 100mila euro, come dicono alcuni, ma 30».

Al passo indietro ha mai pensato?

«Assolutamente no. Se il percorso fosse stato meno travagliato e l’annuncio meno improvviso, mi sarebbe piaciuto fare un incontro con la redazione prima. Gli eventi ci hanno superato. Attacchi e polemiche mi hanno solo convinto a resistere».

Giulia Presutti ha ceduto

«Una giovane collega di 35 anni è stata pubblicamente demolita e umiliata in primo luogo dal suo mentore. Umanamente e professionalmente eccessivo».

A lei è stato chiesto di rinunciare?

«No, mai».

Neanche Ranucci?

«Mi ha detto: “Se rinunci sei un grande”. Poi mi ha dato pubblicamente del mediocre»

Come risponde?

«Non serve, parlerà il nuovo Report. Gli auguro di ritrovare equilibrio mentale e serenità».

Ranucci ha detto che se avesse potuto, sarebbe andato a cena anche con Riina. Lei?

«Mai. C’è una linea molto netta nel rapporto con le fonti che è sempre bene non travalicare».

Lavitola può essere una fonte?

«Certo. Ma non un amico con cui andare a cena».

Ha pensato di risentire Ranucci?

«Sì ma lui continua a dire solo che ho fatto un programma dal 2% di share. Dimentica l’altro che ha toccato anche il 9%».

Oggi a che share punta?

«Sicuramente a riconquistare quella fetta di pubblico che si è sentita smarrita in questi mesi, delusa, forse, da quello che ha letto sui giornali».

Azzardiamo un numero?

«Porta sfortuna. E già ce ne stanno augurando abbastanza».