Nel discorso di Bari, Meloni guarda all’Europa e prende le distanze, senza nominarlo, dal vannaccismo: dalla libertà delle donne all’immigrazione, la premier traccia nuove linee di demarcazione e punta sulla propria leadership. E il peso dei partner appare sempre più ridotto

(Flavia Perina – lastampa.it) – Due cose nuove e inaspettate nel discorso di Giorgia Meloni a Bari, che per il resto ha confermato le previsioni della vigilia (una lunga rivendicazione dei risultati ottenuti, ovviamente dal suo punto di vista).
La prima novità è l’assenza di ogni riferimento alla scena internazionale. L’Ucraina, il rapporto con Donald Trump, la crisi del Golfo, sono rimasti fuori dai radar. Il bilancio dei 1413 giorni ha cancellato completamente non solo il rapporto con Volodymyr Zelenskyj ma soprattutto le analisi del mondo Maga sul declino del Vecchio Continente, sposate con fervore fino a un anno fa. Al contrario, è all’Europa che Meloni ha fatto continuo riferimento per sottolineare la capacità che ha avuto la destra italiana di orientarne le scelte, di conquistare spazi e persino di annettersi il consenso di pezzi del mondo progressista come la danese Mette Frederiksen o l’albanese Edi Rama. E’ su questo, probabilmente, che punterà nella prossima campagna elettorale, piuttosto che riferirsi a una internazionale conservatrice che finora le ha dato solo guai.
Ma forse l’elemento più interessante è il secondo. Per la prima volta, nell’intervento della premier è apparso un obbiettivo polemico diverso dalle solite sinistre sabotatrici, woke e nemiche dell’interesse nazionale. Sono le idee di Roberto Vannacci, mai citato ma ben presente nei ragionamenti di Meloni quando ha parlato di immigrazione (“far contare la destra non significa alzare la voce ma portare tutti in Europa sulle tue posizioni”), quando ha citato gli interventi in favore degli studenti con disabilità (che il generale vorrebbe chiudere in scuole speciali) e soprattutto quando ha affrontato il tema del femminicidio citando l’orrore dell’ultimo delitto, quello di Lorena Isceri: femminicidio, dice la presidente del Consiglio, è “quando si uccide una donna perché ha osato essere libera, e questo nella civiltà europea e cristiana non è previsto”.
«La libertà delle donne non è negoziabile», scandisce Meloni, alzando i toni e cercando l’applauso (che arriva), ed è evidente che ha ben presente il rischio che il machismo vannacciano dopo aver dragato il mondo della Lega raccolga numeri anche tra le fila dei suoi. Aver scelto il tema della libertà delle donne come crinale critico significa molte cose, non ultima la rivendicazione del diritto femminile alla leadership che il vannaccismo ha apertamente contestato con la sua esaltazione del “patriarcato mediterraneo”. E forse quella frase è anche una indiretta risposta agli auguri un po’ pelosi del generale che, poco prima del comizio di Bari, nel fare i complimenti alla premier aveva ribadito l’indisponibilità a negoziare sulle “linee rosse” di Futuro Nazionale.
Per il resto, oltre l’elenco delle cose fatte, adempimento scontato e ovviamente opinabile (immigrazione, spread, lavoro femminile, famiglia, nucleare, Pnrr, carburanti, liste d’attesa, persino il bando della carne sintetica), si è vista una leader determinata a giocarsi la prossima partita scommettendo quasi esclusivamente su se stessa. Mai come ieri il record di stabilità italiano è apparso come una vittoria individuale, personale, esclusiva di Meloni. Prima dell’intervento, aveva voluto in collegamento i suoi principali alleati, Matteo Salvini e Antonio Tajani (Maurizio Lupi ha parlato in presenza) per dare un’idea di collegialità al risultato, e forse anche una prospettiva a un’alleanza in affanno. L’effetto è stato l’esatto contrario: un po’ per i problemi tecnici, molto per il tono dimesso dei discorsi, gli interventi hanno messo in rilievo la vera differenza tra il centrodestra 2026 e il vecchio centrodestra 2022, quello che vinse le elezioni per abbandono del campo dell’avversario. Quattro anni fa debuttò al potere una alleanza a tre, dove Meloni doveva contrattare ogni passaggio e fronteggiare ogni giorno il controcanto di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
Oggi la premier è padrona assoluta del campo, e se a parole rivendica alla coalizione un consenso superiore a quello dell’esordio, nei fatti sa benissimo che il dato è legato ai “suoi” numeri e non certo all’apporto dei suoi partner.
Prossimo comizio direttamente dal balcone di Piazza Venezia se non ci svegliamo!
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Padrona? Ma di cosa?
Salvini, strabollito e svuotato da Vannacci.
Tajani, sostituto di Berlusca nel frattempo finito all’inferno, che è il maggiordomo di Mediaset.
Facile vincere così.
Ma vincere cosa?
I vestiti da tappezzeria che Gioggia si porta addosso (chissà perché) camminando con il passo dell’oca su tacco 12?
La casetta da 1 mln e rotti?
I suoi rapporti con l’estero spariti, mentre vaneggia di perforare la Basilicata e il mare per estrarre petrolio manco fossimo il nuovo Texas.
Lasciamo perdere, vai.
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mentre vaneggia di perforare la Basilicata e il mare per estrarre petrolio manco fossimo il nuovo Texas.. Senza ricordare che la Basilicata è già perforata ed è già occupata dalle industrie estrattive.
Dati aggiornati sulla produzione e Royalties. Produzione in calo: Secondo i dati certificati dal [Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)](https://unmig.mase.gov.it/wp-content/uploads/dati/royalties/royalties.2025.pdf), la produzione in Basilicata ha registrato una flessione dell’11%.
Nei due grandi giacimenti lucani la produzione è scesa a circa 2,48 milioni di tonnellate complessive. Nonostante il calo, la regione garantisce ancora oltre l’85% dell’estrazione di greggio nazionale su terraferma.
Gettito Royalties: Le sole multinazionali Eni e Shell hanno versato storicamente circa 2,4 miliardi di euro in royalty alla Regione Basilicata e ai Comuni interessati. Per fare un esempio sulle quote periodiche, a metà anno Eni ha corrisposto circa 64 milioni di euro complessivi di royalties totali legati alla produzione lucana, ripartiti tra Regione (38,2 milioni), Stato e Comuni. 🏢 Chi estrae? Concessioni italiane o straniere?L’estrazione è in mano a consorzi misti formati da una grande azienda a partecipazione statale italiana e da multinazionali straniere. Non esiste un monopolio unicamente italiano o unicamente straniero.
Le concessioni principali sono due: Concessione Val d’Agri (Centrale Olio Viggiano – COVA): Gestita da Eni (operatore italiano al 60%) in joint-venture con la britannica Shell (40%). Concessione Gorgoglione (Centrale Tempa Rossa): Gestita da un consorzio interamente composto da multinazionali estere: la francese TotalEnergies (operatore al 50%), l’anglo-olandese Shell (25%) e la giapponese Mitsui (25%).
La Giunta Regionale ha prorogato la concessione per Tempa Rossa a TotalEnergies, con una proiezione formale che estende le potenzialità estrattive del giacimento.
📜 Ultime disposizioni sui permessi e “Rilancio Trivelle”. Lo sblocco ministeriale: Il MASE ha impresso una decisa accelerazione politica sbloccando 34 nuove licenze esplorative e permessi di ricerca in tutta Italia (sia a terra che in mare), ponendo fine a un lungo periodo di stallo sulle trivellazioni.
Situazione in Basilicata: Stando al Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse, in Basilicata risultano attive 6 concessioni di coltivazione. Ad esse si sommano 4 nuovi permessi di ricerca in fase istruttoria. In totale, circa 2.000 chilometri quadrati di territorio lucano (tra Val d’Agri, Sauro, Materano e Alto Bradano) continuano ad essere vincolati ad attività estrattive o a nuove esplorazioni. news/detail.jsp?otype=1120&id=3767239)
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Posto a vanvera come le vanverate della perina.. La prima novità è l’assenza di ogni riferimento alla scena internazionale. L’Ucraina, il rapporto con Donald Trump, la crisi del Golfo, sono rimasti fuori dai radar. Il bilancio dei 1413 giorni ha cancellato completamente non solo il rapporto con Volodymyr Zelenskyj ma soprattutto le analisi del mondo Maga sul declino del Vecchio Continente, sposate con fervore fino a un anno fa. Al contrario, è all’Europa che Meloni ha fatto continuo riferimento per sottolineare la capacità che ha avuto la destra italiana di orientarne le scelte, di conquistare spazi e persino di annettersi il consenso di pezzi del mondo progressista come la danese Mette Frederiksen o l’albanese Edi Rama. E’ su questo, probabilmente, che punterà nella prossima campagna elettorale, piuttosto che riferirsi a una internazionale conservatrice che finora le ha dato solo guai… 🧐
In questo video, Firstpost spiega come la controversa spinta del deragliato mentale a rinominare il lago Ontario come “Lake America” abbia scatenato un’altra ondata di umorismo online. Gli utenti dei social media stanno ora trasformando immagini e video di anatre sul lago in meme, chiamandoli scherzosamente “Paperino”. I memi immaginano tutto, dalle anatre patriottiche che vengono “covate” per l’occasione agli uccelli che alla fine si uniscono alla Marina degli Stati Uniti. I post umoristici hanno aggiunto un tocco satirico al dibattito in corso che circonda la proposta di ridenominazione dello storico Great Lake da parte di Trump. Mentre la polemica politica continua, Internet ha trovato un modo più leggero di reagire, trasformando anatre ordinarie in improbabili simboli del nazionalismo americano. https://youtu.be/7mH9ydEB2a0?is=DTkuMQpgAPVNK7GX
TRUMP DA I NUMERI – Donald Trump ha nuovamente spacciato come un dato di fatto una cosa tutta da dimostrare, rivelando di essere molto debole in aritmetica: : “Tre mesi fa, secondo i dati disponibili, in Iran sono stati uccisi 52.000 manifestanti. Ora sento che il numero dei morti è aumentato di altri 20-25.000. Pertanto, il numero totale dei manifestanti uccisi è di circa 65.000”
ll grande circo del riarmo europeo 🥁🎪🤡L’Estonia ha perso 70 milioni di euro dopo aver ordinato munizioni ad un’azienda indiana registrata in Italia che non aveva alcuna esperienza nella produzione di proiettili di artiglieria.Nel 2024, il Centro statale estone per gli investimenti nella difesa (RKIK) ha firmato un contratto con Datasel S.R.L. per la fornitura di proiettili di artiglieria destinati all’Ucraina, con consegna prevista entro sei-otto mesi. L’operazione è stata finanziata dalla UE attraverso l’European Peace Facility. L’Estonia ha versato a Datasel un anticipo di circa 70 milioni di euro.Ma l’azienda avrebbe ricevuto solo 59 milioni di euro. Gli altri milioni chissa’ dove sono finiti. Datasel ha ammesso ritardi nella produzione e sostiene di aver consegnato munizioni per un valore di 58 milioni di euro, una cifra contestata dall’Estonia.Quando le munizioni sono finalmente arrivate nel 2025, sarebbero risultate “difettose” e “inutilizzabili”. L’RKIK ha rescisso il contratto e ha chiesto la restituzione degli anticipi. Datasel ha rifiutato e la controversia è ora in arbitrato internazionale.Ieri il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur si è dimesso.Estonia, scandalo corruzione legato all’ucraina: dimissioni del ministro della DifesaIl ministro della Difesa estone Hanno Pevkur, uno dei più convinti sostenitori di Kiev in Europa, si è dimesso a causa di un nuovo scandalo corruzione legato alla fornitura di munizioni per l’Ucraina.L’Estonia, nell’ambito di un appalto destinato a sostenere l’Ucraina, ha infatti versato quasi 70 milioni di euro in anticipo a un’azienda italiana a controllo indiano che non aveva mai venduto un proiettile d’artiglieria.Nel centro dell’indagine di Eesti Ekspress sui contratti fittizi stipulati dall’Estonia viene citata la Datasel S.R.L., società fondata nel 2005 da un imprenditore italiano con esperienza nell’elettronica e nel software per la difesa, ma non nel settore delle munizioni. Nel 2023, l’azienda contava solo pochi dipendenti e un fatturato di poco superiore a 120.000 euro. Secondo i media estoni la sua sede si trovava in un angolo anonimo di una città ligure, tra una concessionaria Nissan e un negozio di elettrodomestici. Il 10 gennaio 2024 Datasel ha modificato la propria attività, passando al commercio all’ingrosso di armi, sistemi d’arma e munizioni militari, iniziando a ricevere commesse a livello europeo. Il 6 marzo 2024, Datasel è stata acquisita da Neco Defence Munitions, una società indiana i cui proprietari avevano precedentemente venduto apparecchiature di sicurezza, giubbotti antiproiettile a forze dell’ordine e società di sicurezza. Nel 2021 Neco ha annunciato l’intenzione di produrre fucili, pubblicizzando in seguito anche una vasta gamma di proiettili, mine, munizioni per carri armati e bombe aeree. Tuttavia, secondo Eesti Ekspress, il sito web dell’azienda confermava che essa era autorizzata a produrre solo munizioni di piccolo calibro. Né Datasel né i suoi nuovi proprietari avevano mai venduto un proiettile di artiglieria.Questo accordo è stato solo uno degli episodi su cui la Corte dei Conti nazionale ha sollevato dubbi. Pevkur si difende affermando di non aver letto i contratti né di aver partecipato alla loro redazione in quanto “il ministro della Difesa non conta calzini e proiettili ma prende decisioni fondamentali a sostegno dell’Ucraina”.Solo un paio di giorni fa Pevkur chiedeva a Bruxelles un impulso alla produzione bellica europea per soddisfare il fabbisogno interno e garantire rifornimenti costanti all’Ucraina.
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🤣🤣 https://www.imolaoggi.it/2026/09/03/kiev-sparatoria-tra-agenzie-intelligence/
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