(di Michele Serra – repubblica.it) – Agli habitat naturali favorevoli alla crescita dei funghi se ne sono aggiunti due nuovi: Instagram e Facebook, che in questi giorni pullulano di porcini single (se molto grossi), ammucchiati e anche in formazione coreografica, tipo Frecce Tricolori. Laddove forti temporali hanno annaffiato il terreno surriscaldato i boleti abbondano, ma il tradizionale riserbo dei raccoglitori, che piuttosto di condividere i loro luoghi erano disposti a fingersi morti, ha ceduto di fronte all’ossessione dilagante di condividere in rete ogni singolo istante della giornata (prima o poi anche i “key moments” al cesso saranno trendy).

Ed ecco le immagini di caterve di funghi, cestini rigurgitanti, a volte decine di chili, alla faccia dei limiti di legge; spesso complete dell’indicazione del luogo di raccolta. Pare che in alcune vallate liguri si rischi l’effetto Roccaraso, migliaia di cercatori sedotti dai post sui social che rastrellano boschi e crinali. Overtourism da boleto, da finferlo e da ovolo, non se ne sentiva il bisogno e soprattutto non ne sentivano il bisogno boschi e sottoboschi, che non amano farsi calpestare dalle folle.

L’unica speranza è che fungaioli di vecchia scuola, gelosi dei loro segreti, diventino hacker e disseminino i social di fake per dirottare le orde con cestino. “Ragazzi, non avete idea di quanti porcini ho trovato stamattina all’Idroscalo!”. “Questa amanita cesarea gigante è stata raccolta nell’area cani vicina a piazzale Mazzini a Roma. Correte, ce n’è ancora un sacco!”. “Nell’autogrill di Firenze Nord c’è una buttata pazzesca di funghi, alcuni già trifolati”. Il fine giustifica i mezzi.