I giallorosa trattano, ma i nodi sul tavolo sono ancora molti: Conte preferisce votare subito e anche sul web, c’è l’idea ballottaggio

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – La partita dentro la partita. Perché prima di arrivare davvero alle primarie, il tema delle regole con cui tenerle sarà una strettoia da cui uscire incolumi, e non sarà semplice. E allora varie voci dal M5S come dal Pd lo sussurrano da settimane: “Bisogna mettersi al tavolo a discuterne, e di corsa”.
La platea primarie aperte o con pre-registrazione?
A oggi, è il principale nodo. Per il Pd è necessario individuare preventivamente chi potrà votare, con una pre-registrazione. Ma i 5 Stelle non ne vogliono sapere. “Dovranno essere consultazioni aperte a tutti i cittadini” è il mantra che ripetono dal Movimento. E su questo si innesta la questione del voto online. Per il M5S è indispensabile, anche per compensare la superiorità organizzativa dei dem per quanto riguarda le votazioni ai gazebo, di cui sono logicamente esperti. Mentre nel Pd hanno dubbi su possibili irregolarità nelle votazioni sul web, e quindi chiedono di regolarle con criteri precisi, quindi anche di limitarle, perché in Internet i 5 Stelle hanno più presa. Ovviamente sarà un punto rilevante anche la scelta della piattaforma su cui votare. Mentre dal M5S ricordano l’unico precedente di primarie tra Pd e Movimento: fu nel 2022, per le Regionali in Sicilia, e vide vincere l’allora dem Caterina Chinnici contro la 5Stelle Barbara Floridia. Si votò online, ma anche in via cartacea, in 32 gazebo allestiti nell’isola.
Quante fasi Turno unico o con un ballottaggio?
È un altro aspetto decisivo. Per i dem è necessario una votazione in due turni. Sanno che i candidati quasi certamente non sarebbero solo Schlein e Conte, e che altri nomi potrebbero togliere voti innanzitutto alla segretaria, favorendo il leader dei 5 Stelle. Come avverrebbe con una candidatura dell’area di Alessandro Onorato, assessore a Roma vicino al demiurgo romano dem Goffredo Bettini, che raccoglie consensi innanzitutto in un’area di amministratori dem o comunque di centrosinistra. Viceversa, il Movimento vorrebbe un turno secco. Ma in caso di più candidature, anche i 5 Stelle riconoscono che sarebbe complicato dire no a un ballottaggio.
Totocandidati La riffa dei nomi: centri e centrini
Si accennava sopra a molteplici candidature. Ma quante potrebbero essere ammesse, e in base a quali criteri? Alcune settimane fa, in un’intervista a Repubblica l’ex segretario del Pd Dario Franceschini lo ha detto dritto: “Bisogna evitare che le primarie diventino uno show mediatico in cui si può presentare chiunque. Vanno stabiliti criteri di presentazione: chi si candida deve rappresentare un’area politica, dei parlamentari”. Sembra un monito innanzitutto per i tanti “centrini” che potrebbero correre per poi chiedere posti in lista in chiave Politiche. Di certo il perimetro delle candidature sarà fondamentale. Quindi peserà anche la scelta di Avs. Candidando un nome forte sui temi della pace, potrebbe dare fastidio anche all’avvocato.
Linea Bettini Il comitato dei garanti: saggi al lavoro
Sul Fatto, Bettini ha lanciato l’idea di un gruppo di garanti che faccia materialmente le regole, composto da persone “sopra le parti”. Per esempio, costituzionalisti e politologi di area. Al Movimento la proposta piace, e difficilmente il Pd potrà dire di no. “Non possono essere i candidati a costruire le regole” dicono più o meno tutti. Il rischio naturale è che un organo del genere possa impelagarsi in discussioni normative, assorbendo quindi più tempo rispetto una trattativa ristretta ai politici.
I tempi prima di natale o a ridosso delle urne?
Conte vuole votare il prima possibile, cioè entro l’anno, così da permettere al vincitore delle consultazioni di condurre una campagna per Palazzo Chigi sufficientemente lunga, e nel contempo di smaltire le scorie politiche dello scontro interno. Finora dal Pd è filtrata la linea di tenere le primarie a ridosso delle Politiche, anche per sfruttare l’ondata di partecipazione della gente.
ma questi non si mettono d’accordo neanche per chi debba andare per primo al cesso, figuriamoci sul programma dove il PD vorrà imporre l’agenda draghi. Pare che cottarelli stia ancora girando con il suo trolley aspettando che il presidente lo chiami per formare il governo.
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