Il presidente 5S nel Foggiano per presentare il suo libro: “Il leader va scelto con un voto interno. Un percorso comune non può essere individuato da un vertice, lo dobbiamo decidere insieme. Basta darmi del filorusso”

Conte: “Saremo compatti anche dopo i gazebo delle primarie per mandare via Meloni insieme”

(Davide Carlucci – repubblica.it) – Lucera (Foggia) – Un uomo con la camicia a righe, magro e infervorato, gli tiene stretta la mano prima che salga sul palco: «Sono un suo paesano di Volturara. Faccio lite con le persone per lei. Arrivo alle mani!». Giuseppe Conte lo scoraggia. Ma poi, appena salito sul palco, riceve un “Ti amo” da una fan. «Vorrei tornare a casa integro», scherza, prima della presentazione del suo libro “Una nuova primavera” .

Gioca in casa, l’ex presidente del Consiglio: è nato a pochi chilometri da qui, sulle colline Subappennino dauno. Lo ricorda quando, poco prima dell’evento sale sul municipio per una piccola cerimonia organizzata dal sindaco Giuseppe Pitta: «Quando avevo 4 anni mi ruppi il femore e fui ricoverato qui: era il paese che aveva i servizi e pensavamo che se ce l’ha fatta Lucera ce la potevamo fare anche con noi dei piccoli Comuni dell’entroterra». Il sindaco gli strappa un selfie con la mamma – «ci tiene tanto».

Lui è un civico di centrosinistra appoggiato anche dai 5Stelle. Qui si governa tutti insieme, è stata un’intesa naturale. Ma a livello nazionale bisogna aspettare le primarie. «A settembre cercheremo di incontrarci per il programma». E la linea non cambia: si decide con i gazebo. Lo ripete anche in piazza: «Un percorso comune non può essere individuato da un vertice, lo dobbiamo decidere insieme».

E se così si rischiasse di approfondire i solchi all’interno del campo largo, come scrive lo scrittore Francesco Piccolo? «Lo so – spiega a Repubblica – c’è qualcuno che dice che le primarie sono divisive. Faremo in modo che non lo siano. Non c’è nessun interesse a dividere un elettorato che compattamente deve mandare a casa Meloni. E ci vuole un programma comune».

Lo scoglio è la politica estera. Lo affronta davanti a una folla che lo ascolta nononostante i 36 gradi alle nove di sera: «Io vengo insultato, mi hanno dato del filorusso, del putiniano. Ma io ho sempre condannato l’aggressione dell’Ucraina. Il problema è che l’Europa è incapace di dire: tentiamo un negoziato, ma pensa che l’unica via sia l’escalation militare. Stiamo buttando soldi per un’economia di guerra». E a proposito di armamenti: «Io sono stato presidente del consiglio per tre anni e sono stato sempre onorato di portare il saluto della nostra nazione quando andavo in giro per il mondo a incontrare le forze armate. Se siamo pacifisti, non siamo antimilitaristi. Non penso che l’Italia debba smilitarizzarsi, sarebbe un sogno troppo bello». Ecco dunque che le differenze con il resto della coalizione si possono stemperare: «Se facciamo facciamo le cose per bene, se facciamo la difesa comune europea. Il risultato sarà semplicemente risparmiare».

Dei leader europei salva, non a caso, solo il leader socialista spagnolo venerato dalla sua rivale Elly Schlein, Pedro Sanchez, che si è opposto alla pretesa di Donald Trump di sacrificare alla Nato il 5 per cento del Pil: «Ha dimostrato di essere, come dicono in Spagna, un “hombre vertical”, un uomo dalla schiena dritta. Concetto che riprende quando attacca Meloni che il 4 settembre sarà a Bari per festeggiare la durata record del suo governo: «Io non posso dire che sei fai il bene dei cittadini ti assicuri la longevità. Te lo assicuri se fai il bene dell’establishment. Io sono stato mandato a casa due volte, ma se siete qui nessuno vi ha costretto. E io sono qui a guardarvi negli occhi senza abbassarvi lo sguardo».

Il sottotitolo del libro è “La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”. Progressista ma non di sinistra: «Da quando ho assunto la leadership del movimento ho spinto perché si affermasse un nuovo linguaggio. Progressista è una parola nuova, mi sono battuto per il rispetto a una tradizione, quella di sinistra, che non è del M5S. Il movimento è nata come forza politica caratterizzata dalla protesta per un sistema politico ingessato, afflosciato». Certo, ammette: «nel movimento c’è stata confusione, ma da subito ha colto la vena genuina. Ho cercato di interpretare istanze e renderle più chiare, ho contribuito a costruire un’identità». L’unica via, insomma, è il campo: «Abbiamo varie sensibilità, con forze politiche diverse. Il movimento si colloca qui nel rispetto reciproco con un obiettivo: non rassegnarsi alle ingiustizie».