Il faccendiere guardava già all’Africa prima dell’inchiesta sull’attentato al giornalista di Report. Un socio racconta i progetti tra caccia, terreni e carbon credit. Nei documenti anche un permesso speciale rilasciato due settimane dopo l’attentato

(di Andrea Ossino – repubblica.it) – Prima ancora che il suo nome finisse dentro l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Prima che emergessero i progetti in Camerun e il business del carbon credit. E prima, soprattutto, che l’Africa diventasse la possibile via di fuga, Valter Lavitola guardava già verso il Sud del mondo. E aveva scelto lo Zimbabwe.
Non per affari, almeno all’inizio. Per la caccia. Per i safari. Sono diverse le fotografie che lo ritraggono accanto a elefanti, leoni e bufali appena abbattuti. Lavitola è sempre con il fucile in mano, accanto all’animale ucciso.
In Zimbabwe c’era anche il suo socio, Benjamin Chimutengo, a cui Lavitola si era presentato sbandierando potenti amicizie. È stato lui, alcune settimane fa, a raccontare al magazine Mov i progetti del faccendiere italiano. Secondo Chimutengo, Lavitola avrebbe voluto investire “nel settore della caccia, safari e voleva acquistare un terreno agricolo di circa 5.000 acri”.

Un progetto che, nel tempo, avrebbe lasciato spazio a un affare considerato più remunerativo: il carbon credit. Ma intanto, nei documenti recuperati dal magazine, compare anche un permesso speciale emesso dalla Parks and Wildlife Management Authority dello Zimbabwe. Un’autorizzazione che consentiva la caccia di elefante, leopardo e leone nella concessione di Mutema, oltre a un ulteriore elefante a Chibuwe. Il documento era stato emesso il 30 ottobre 2025. Due settimane dopo l’attentato a Ranucci. Tutto legale, in Zimbabwe. Ma tutt’altro che economico.

“Lavitola mi aveva chiesto di pagare, con fondi della società, il proprio safari di caccia personale, circa 9.300 dollari. Gli feci notare che quei fondi erano destinati ai progetti sul carbonio, non a spese personali – ha detto Chimutengo a Mov – Mi rispose che un medico in Italia gli aveva dato pochi mesi di vita e che voleva andare a caccia per “vivere più a lungo”, cosa che mi è parsa poco credibile, trattandosi comunque di un uso improprio di fondi societari”.
Gli affari tra i due comunque non sono andati a buon fine. Chimutengo avrebbe fatto congelare i conti dell’azienda perché la triangolazione di denaro che arrivava nelle casse della società rispecchiava un classico giro di riciclaggio e lui non voleva avere problemi.
Io gli darei l’ergastolo anche solo per questo, maledetto pezzo di m.
Anzi, lo metterei nella lista delle specie cacciabili.
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Già una me..a di persona se si può definire persona uno così
🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤬🤬🤬🤬🤬🤬
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