
(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] La polemica lanciata dal quotidiano Il Tempo sui compensi dei giornalisti di Report è una delle più stupide degli ultimi anni.
[…] Come tutti ormai dovrebbero sapere, le cifre pubblicate non sono gli stipendi degli inviati, ma comprendono anche e soprattutto i rimborsi. I giornalisti coinvolti quasi sempre freelance che lavorano a partita Iva: non hanno santi in paradiso, possono restare a spasso da un momento all’altro e devono anticipare migliaia di euro di tasca propria. Dietro quei servizi c’è un lavoro enorme. Ci sono minacce, ci sono pericoli, nulla è garantito. Non è un lavoro facile e men che meno invidiabile (anche contrattualmente). Report costa poco – per essere un programma di prima serata – e ha successo: manna dal cielo in una Rai svilita e disastrata. Eppure (o forse proprio per questo), lo crivellano da mane a sera. Se anche fosse vero che quegli ottimi giornalisti d’inchiesta prendono tanti soldi, andrebbe benissimo. Ma purtroppo non è vero. Chi lo ha deciso che un giornalista d’inchiesta (bravo) deve prendere poco? Chi lo ha stabilito? Qui viene il bello (si fa per dire), perché la predica arriva dal peggiore dei pulpiti. Gli accusatori di Report appartengono a tre categorie specifiche. Uno: i “politici” di professione, quelli cioè che prendono 15-20mila euro al mese per non fare nulla, se non sparare ogni giorno sciocchezze monumentali. Due: i “giornalisti” che scrivono su testate diversamente indipendenti e che, senza il cosiddetto “reddito di giornalanza”, chiuderebbero subito: non hanno pubblico, non hanno lettori, non hanno talento e spesso neanche decenza. Tre: i conduttori Rai che fanno meno ascolti di TeleFava, però continuano ad andare in onda (strapagati) perché graditi a questo governo di brodi.
Proviamo a immaginare lo stipendio “congruo” di questi indefessi detrattori con la bava alla bocca.
Donzelli. Sedicente politico involontariamente caricaturale, sgradevole e improponibile, con una dialettica pietosa e un senso dell’ironia che in confronto il Bagaglino era Ricky Gervais. Stipendio meritato: 4 euro al mese, più una bottiglia di olio di ricino come bonus ideologico.
Bignami. Vedi sopra, con l’aggiunta della propensione a vestirsi ogni tanto in maniera altamente discutibile e a profondersi in arringhe in Parlamento sature di strafalcioni storici e deliri semantici (persino più di Donzelli). Stipendio meritato: 3 euro al mese, più un flacone di shampoo avanzato a Cruciani (a osservarlo neanche troppo bene, probabilmente gli farebbe comodo).
[…]
Giornalista tipo del gruppo Angelucci (scegliete voi chi, la lista è lunga). Firma che confonde l’opinione con la propaganda, che attacca sotto la cintura, che non argomenta, che difende il centrodestra anche e soprattutto quando è indifendibile e che nel mondo reale non ha mezzo lettore. Stipendio meritato: togliergli immediatamente il “reddito di giornalanza” e vedere poi come strillano, starnazzano e implorano la benevolenza dei vecchi nemici, pur di restare anche solo minimamente a galla.
Conduttore Rai senza ascolti (i nomi metteteli voi, ché non son mica pochi). Va in onda all’insaputa di tutti, anche di se stesso, però non lo smuove nessuno, poiché fedele al governo. Stipendio meritato: la collezione completa dei dvd di Pucci e un bel poster del monoscopio, Santo Patrono dei senza share (che comunque faceva più ascolti di loro).
Gli esempi potrebbero essere infiniti: da La Russa (noto democratico) a Montaruli (tra un abbaio e una condanna definitiva), da Fidanza (tra un braccio teso e un patteggiamento) al ministro Mazzi (chi?), eccetera eccetera eccetera. Un Paese dove i Bocchino e i Salvini pretendono di insegnare cosa sia il giornalismo libero agli inviati di Report, è un paese capovolto, rincoglionito, ignorante e purtroppo ormai irrecuperabile. Condoglianze Italia!
Quando i detrattori in malafede indicano lo stipendio di Ranucci dimenticano di dire che riguarda lo staff di 60 persone. Qualche volta la menzogna prende la veste della dimenticanza.
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