
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Per capire ciò che Putin sta facendo all’Ucraina, occorre capire ciò che Ignazio La Russa fece alla Libia quando era ministro della Difesa nel 2011. Il governo Berlusconi firmò nel 2008 un Trattato di amicizia con Gheddafi che proibiva all’Italia di attaccare la Libia o di concedere il proprio territorio per consentire ad altri di attaccarla (articolo 3 e 4). Quando la Nato si predispose al bombardamento, La Russa disse che il Trattato con la Libia era stato superato dagli eventi. Sapendo di violare il trattato, Berlusconi disse in privato di volersi dimettere, ma poi si unì ai bombardamenti per rovesciare Gheddafi. La Russa disse che il fine del bombardamento era la difesa dei diritti umani. Ma poi James G. Stavridis – Comandante supremo della Nato in Europa durante il bombardamento in Libia – rivelò che la Nato aveva operato in combutta con i ribelli per rovesciare Gheddafi con queste parole su Foreign Affairs del 2012: la Nato ha dato “il tempo e lo spazio necessari alle forze locali per rovesciare Gheddafi”. Fu proprio un aereo della Nato a bombardare il convoglio di Gheddafi che, fuggiasco, fu trucidato dai ribelli. La risoluzione Onu sull’intervento in Libia non consentiva alla Nato di rovesciare Gheddafi in combutta con gli insorti. Il modo in cui La Russa giustificò il bombardamento è interessantissimo per capire ciò che accade in Ucraina. Ignazio La Russa, il 26 febbraio 2011, disse che il Trattato di amicizia era stato firmato da un regime che non esisteva più, travolto dalla rivolta popolare: “Non c’è la controparte in grado di rispettarlo”. Quindi non aveva senso rispettare il trattato, giacché, argomentò La Russa, tra il 2008 e il 2011 la situazione era cambiata. In realtà, il regime di Gheddafi esisteva eccome, tant’è vero che la Nato entrò in guerra per abbatterlo. Dopo la caduta di Gheddafi, i Paesi della Nato si sono disinteressati dei diritti umani in Libia e hanno stretto accordi con i torturatori, gli stupratori e gli assassini locali per impedire ai neri africani di arrivare in Europa. Orbene, la storia di Ignazio La Russa è preziosa sotto il profilo sociologico perché mostra uno dei tanti modi in cui i trattati muoiono: vengono superati dagli eventi. Quando Mosca firmava il Memorandum di Budapest del 1994, che proibiva alla Russia di attaccare l’Ucraina, la forza convenzionale della Nato era composta dalla sommatoria di 16 eserciti. Ma nel febbraio 2022 la Nato era diventata un’organizzazione di 30 membri che conduceva esercitazioni militari pure in Ucraina e Georgia, dirimendo le controversie internazionali con la forza. La moltiplicazione delle forze convenzionali della Nato, che oggi conta 32 membri, ha avuto tre conseguenze disastrose.
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La prima è che ha spinto la Russia a investire nelle armi nucleari per ridurre lo svantaggio nelle armi convenzionali. Il risultato è che Putin può cancellare ogni traccia di vita in Europa nel giro di pochi minuti. La seconda è che ha spinto la Russia ad approvare una dottrina militare che consente a Putin di decidere un attacco nucleare preventivo anche per fronteggiare un attacco convenzionale in un conflitto regionale. Infine, è la terza conseguenza, l’espansione della Nato ha trasformato Putin in un novello Ignazio La Russia. Come La Russa nel 2011, Putin dice che tra il Memorandum di Budapest del 1994 e le esercitazioni Nato in Ucraina del 2021, la situazione è cambiata. Putin dice che l’espansione della Nato e i massacri di Kiev contro i civili russo-ucraini in Donbass hanno reso obsoleto il Memorandum di Budapest del 1994, anche perché l’Ucraina, nel 1994, era uno Stato neutrale. La Russia, come La Russa con la Libia, sostiene che il Memorandum di Budapest è stato superato dagli eventi. Che si tratti di Russia o di La Russa, il “volto demoniaco del potere” è sempre lo stesso.
Pensa se La Russa si fosse chiamato La Ucraina, che casino nell’articolo
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