
(Dario Lucisano – lindipendente.online) – Sono passati 35 anni dall’adozione della Dichiarazione d’indipendenza che ha sancito la nascita dello Stato ucraino. Ieri, in occasione dell’anniversario, la Coalizione dei Volenterosi, promossa da Regno Unito e Francia, si è riunita in formato ibrido per discutere degli aiuti da fornire a Kiev nella guerra contro la Russia. La linea resta quella consolidata negli ultimi anni: forniture di armi, sanzioni contro Mosca e sostegno al percorso di adesione dell’Ucraina all’UE; i negoziati di pace, invece, restano lontani. La Commissione europea ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari da oltre 6 miliardi di euro, mentre il Regno Unito ha autorizzato la produzione dei missili Storm Shadow sul territorio ucraino. La Francia ha inoltre annunciato la prima esercitazione militare della Coalizione dei Volenterosi, prevista per il prossimo novembre, alla quale l’Italia non prenderà parte. Proprio Roma sta preparando un nuovo pacchetto di aiuti destinati a Kiev, che dovrebbe essere approvato in autunno.
«I leader della Coalizione dei Volenterosi si sono riuniti oggi a Kiev e in videoconferenza per commemorare il 35° anniversario del ripristino dell’indipendenza dell’Ucraina. Sono stati uniti nel continuare a sostenere la lotta dell’Ucraina per difendere la sua sovranità, libertà e integrità territoriale». Inizia così il comunicato con cui i Volenterosi annunciano la linea che intendono perseguire nei prossimi mesi nell’ambito del conflitto russo-ucraino. Le direttrici fondamentali sono tre: armi, sanzioni e adesione all’UE.
La situazione sul campo vede un’Ucraina sempre più impegnata a colpire le infrastrutture energetiche e commerciali russe, con l’obiettivo di danneggiare l’economia della Federazione. Nonostante l’intensificazione degli attacchi, le difficoltà di Kiev continuano a emergere e lo stesso Zelensky ha chiesto l’invio di un maggior numero di missili difensivi e di ulteriori risorse per sostenere la campagna militare e affrontare l’arrivo dell’inverno, che ogni anno si configura come il periodo più difficile per l’Ucraina sul fronte bellico. Il presidente ucraino ha spiegato che il Paese deve coprire un deficit di 27 miliardi di dollari generato dalla guerra; ha inoltre affermato che l’Ucraina sarebbe a corto di intercettori Patriot e ha chiesto agli alleati l’invio di almeno 300 missili. Anche il premier britannico Andy Burnham, recentemente insediatosi, ha chiesto all’UE di attingere alle proprie scorte di Patriot per sostenere l’Ucraina.
In generale, l’Ucraina si è mossa per consolidare la cooperazione militare con gli altri Paesi alleati. Ieri, lo stesso Burnham ha formalizzato l’autorizzazione a fornire i progetti riservati per la costruzione dei missili a lungo raggio Storm Shadow, con i quali Kiev potrebbe colpire più in profondità il territorio russo; nel frattempo, il primo ministro Serhii Koretskyi ha annunciato un accordo con la Norvegia per la produzione di droni. Analoghe trattative sono state avviate con i Paesi baltici. La Francia ha annunciato nei giorni scorsi l’invio di missili a Kiev, mentre ieri il presidente Macron ha dichiarato che tra ottobre e novembre organizzerà un’esercitazione militare con i Paesi della Coalizione dei Volenterosi. Anche l’Italia sta preparando il prossimo pacchetto di aiuti, che dovrebbe essere approvato a settembre; secondo le indiscrezioni, potrebbe contenere sistemi antiaerei SAMP/T e missili Aster. Il maggiore pacchetto di aiuti, tuttavia, arriverà da Bruxelles e ammonterà a 6,1 miliardi di euro.
Sul fronte delle sanzioni, la dichiarazione della Coalizione dei Volenterosi è chiara: «I leader hanno concordato di proseguire gli sforzi per limitare le risorse militari della Russia attraverso l’uso di sanzioni, misure economiche più ampie e la repressione dell’elusione delle sanzioni e della Flotta ombra russa. Questa azione congiunta ha finora privato la Russia di almeno 495 miliardi di dollari dal febbraio 2022», si legge nella dichiarazione. A parlare del tema delle sanzioni è stata anche l’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che ha annunciato per l’autunno un nuovo pacchetto, il 22º, ancora più duro dei precedenti. «Una volta adottato», dichiarava Kallas appena una settimana fa, «aumenterebbe immediatamente di un terzo il numero totale di entità russe sanzionate».
A parlare del percorso di adesione è stato prevalentemente il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Costa ha affermato che l’UE accelererà i negoziati per l’ingresso di Kiev nell’Unione, e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha fatto eco alle sue dichiarazioni. A riportare tutti con i piedi per terra è stata la Polonia: «Probabilmente tutti diamo per scontato che una qualche forma di pace, un cessate il fuoco, debba essere una condizione per l’adesione», ha dichiarato il viceministro degli Esteri polacco Ignacy Niemczycki. «Il conflitto in corso non preclude necessariamente l’adesione in base ai trattati, ma la realtà politica rende difficile immaginare che l’Ucraina possa entrare a far parte dell’UE prima della fine delle ostilità». I negoziati di adesione sono infatti appena iniziati e le riforme necessarie sono ancora numerose. I tavoli con la Russia, invece, devono ancora iniziare. Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non intende fare concessioni territoriali, mentre il comunicato dei Volenterosi non menziona possibili trattative; i rappresentanti di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, erano attesi a Kiev per stabilire un’agenda sulle trattative, ma la loro visita è stata rinviata.
Il nuovo che avanza nella … PERFIDA ALBIONE!
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Oltre che ca*are, fanno🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮🤮
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La festa dell’indipendenza in braccio a Usa,Nato e UE…azz…che indipendenza!
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Gli ucraino sono il popolo il più idiota che esista. Fanno una guerra su procura, che vadano tutti al fronte a farsi ammazzare per garantire il benessere americano
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Sappiate che ci sono giornali inglesi che tifano apertamente perché anche le donne debbano fare il servizio militare in Ucraina.
Così smetotno di lamentarsi che i loro uomini sono stati rapiti dai TCC per le strade: prendono anche a loro.
Questa è la concezione della guerra fino all’ultimo ucraino!
Poi tanto le loro terre le prenderanno i fondi d’investimento uccidentali e qualcuno ci farà un Israele-2 come già ventilato anni fa.
L’adesione all’UE: ma Costa ha sentito che Zelensky è circondato da gente che stanno mettendo in galera per corruzione?
E’ questo lo standard europeo di riferimento?
Persino la Polonia dico la POLONIA, ha messo un freno a questa follia dell’unione dell’Ucraina all’UE.
Costa ha affermato che l’UE accelererà i negoziati per l’ingresso di Kiev nell’Unione, e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha fatto eco alle sue dichiarazioni. A riportare tutti con i piedi per terra è stata la Polonia: «Probabilmente tutti diamo per scontato che una qualche forma di pace, un cessate il fuoco, debba essere una condizione per l’adesione», ha dichiarato il viceministro degli Esteri polacco Ignacy Niemczycki. «Il conflitto in corso non preclude necessariamente l’adesione in base ai trattati, ma la realtà politica rende difficile immaginare che l’Ucraina possa entrare a far parte dell’UE prima della fine delle ostilità».
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