Alla cerimonia d’apertura dei Giochi del Mediterraneo la premier è stata contestata dal pubblico

(ilfattoquotidiano.it) – Il boato precedente è d’approvazione, quello che è toccato a lei, invece, è di contestazione. Giorgia Meloni è stata fischiata nel corso della cerimonia d’apertura dei Giochi del Mediterraneo, al via oggi a Taranto.
Quando il presidente del comitato organizzatore, Massimo Ferrarese, ha letto il nome della presidente del Consiglio, seduta nella tribuna delle autorità accanto a Sergio Mattarella, è partito un lungo boato condito dai fischi, tanto che Ferrarese, in diretta sulla Rai, è stato costretto ad alzare il tono della voce mentre continuava con la presentazione degli ospiti d’onore.
Un lungo applauso dei circa 20mila spettatori sugli spalti dello stadio Iacovone, invece, ha accolto il presidente della Repubblica. In tribuna anche Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana e il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Prima dell’Inno di Mameli la campionessa olimpica della 20 chilometri di marcia a Tokyo (nel 2021), Antonella Palmisano, ha consegnato il tricolore al reggimento dei Corazzieri. La cerimonia si è conclusa con l’esibizione di Serena Brancale.
e questo è solo l’inizio, sarà bello alla fine quando presenteranno il conto delle passività ai cittadini italiani,ma solo a quelli che pagano regolarmente le tasse.
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Per chi ha voglia di angosciarsi:
Il Manifesto di oggi, articolo a firma Bianca Lattanzi:
Taranto è un sito di interesse nazionale da bonificare a causa degli alti livelli di inquinamento. Il problema non riguarda soltanto le emissioni nell’aria ma anche suoli, falde acquifere, sedimenti marini e aree industriali dismesse o ancora attive. Le principali fonti di inquinamento non arrivano solo dal siderurgico. A impattare sono anche le industrie petrolifere e cementiere come Eni e Cementir e il porto, che movimenta ogni anno milioni di tonnellate di merci oltre a essere presente anche l’Arsenale militare. Secondo l’ultimo rapporto Arpa Puglia sulla qualità dell’aria, nel 2025 in provincia di Taranto sono stati rispettati gli attuali limiti di legge di 25 microgrammi per metro cubo di Pm2.5 tuttavia Legambiente avverte che a Taranto il valore è superiore alla soglia prevista dalla nuova direttiva europea sulle polveri sottili, che dal 2030 imporrà il limite più severo di 10 microgrammi per metro cubo. È superiore anche alle linee guida per la salute dell’Oms, che fissano la soglia di sicurezza a 5. Legambiente infatti ricorda che il rispetto dei limiti normativi non equivale automaticamente a un certificato di sicurezza sanitaria. Lo stesso rapporto dell’Arpa regionale fa emergere dati allarmanti sui metalli pesanti e inquinanti come zinco, diossine e benzo(a)pirene. Nelle giornate di vento forte verso la città, che prendono il nome di wind days, le polveri minerali e ferrose si sollevano e ricadono sul quartiere Tamburi, il più vicino all’ex Ilva. In queste occasioni, oltre all’interruzione della produzione dell’industria, viene disposta la chiusura delle scuole e il divieto per i bambini di giocare all’aperto. Inoltre, l’inquinamento dei suoli riguarda le aree industriali del petrolchimico e del siderurgico, dove sono presenti metalli pesanti come piombo, arsenico, cadmio, cromo e nichel. Risulta fortemente contaminato anche il bacino del Mar Piccolo, utilizzato per la mitilicoltura, che per questo si è dovuta spostare nel mar Grande. I frutti di mare si nutrono filtrando tutto ciò che trovano in acqua; in questo caso polveri velenose e scarichi liquidi provenienti dal vicino polo siderurgico e dalle attività della Marina militare. La diossina accumulata è arrivata a superare del 69% i limiti legali. Oltre all’inquinamento chimico, i fondali sono pieni di rifiuti speciali: le ultime bonifiche hanno rimosso oltre 370 tonnellate di amianto, copertoni e relitti di automobili. Tutti questi elementi hanno un impatto drammatico sulla salute dei cittadini di Taranto.Lo studio Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, se ne occupa dal 2011 con una serie di rapporti che hanno evidenziato l’aumento di mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza di tumori e malformazioni congenite nei territori comunali di Taranto e Statte. Nessuno è risparmiato: la mortalità e l’incidenza tumorale in età pediatrica e giovanile a Taranto è superiore del 20% rispetto alla media regionale. Nonostante queste rilevazioni, le bonifiche si trovano in uno stato embrionale: secondo i dati diramati dall’Ispra e dal ministero dell’Ambiente al 30 giugno 2024, solo il 50% dei 4.383 ettari di superficie Sin a terra è stato sottoposto a indagini preliminari e appena lo 0,1% è stato bonificato. Per fare un paragone, a livello nazionale il 17% dei suoli Sin e il 6% delle acque ha un iter di risanamento ambientale concluso. A Novembre 2025 è stato stanziato circa mezzo miliardo per le bonifiche di svariati Sin nazionali, di cui 97 milioni destinati a Taranto. Tuttavia le stime del commissario straordinario, Vito Felice Uricchio, indicano che per affrontare con reale efficacia la bonifica di Taranto occorrerebbero almeno 600 milioni. A gennaio 2026 la struttura commissariale indicava 34 progettualità in corso o in preparazione, ma a oggi soltanto i lavori nel Mar Piccolo sono partiti iniziando a rimuovere rifiuti e strutture abusive lungo le coste e i fondali. A luglio la Corte d’Appello di Milano ha deciso la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva proprio per lo sforamento di Pm10 e la presenza di amianto non bonificato.
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