Il leader del M5S Giuseppe Conte interviene nel dibattito che si è aperto negli Usa dopo le parole di Alexandra Ocasio-Cortez: “Il movimento ha promosso un’attenzione vigile ai dispositivi culturali che marginalizzano alcune identità ma non diventi una “religione”

(di Giuseppe Conte – repubblica.it) – Caro direttore,
nel corso degli anni mi è capitato più volte di rimanere fortemente perplesso di fronte ad alcuni eccessi della cultura “woke”, rimbalzati dagli Stati Uniti. Sapere di Omero e Cicerone trattati alla stregua di suprematisti bianchi. E potrei continuare con uno scellerato “florilegio” per riassumere le degenerazioni del “politicamente corretto” e della “cancel culture” prodotte dal movimento woke. Si è arrivati al punto di impedire ogni contestualizzazione di idee e opere, di schiacciare ogni prospettiva storica, producendo effetti perversi: conformismo ideologico e, in talune punte, repressione della libertà di opinione.
Questo approccio si è diffuso soprattutto tra i ceti urbani più istruiti, i più solerti a interiorizzare le grammatiche dell’inclusione. Ma ha finito per restituire l’immagine di una politica, a sinistra, indisponibile a mettere in discussione i privilegi delle fasce sociali più avvantaggiate e a farsi realmente carico delle urgenze delle fasce più deboli della popolazione.
I cittadini appartenenti al ceto medio, sempre meno protetti sul piano sociale, per non parlare di quelli appartenenti ai ceti più vulnerabili, hanno assistito attoniti a certe discussioni: proposte come l’abolizione della festa del Thanksgiving — ormai parte integrante della cultura americana — hanno contribuito a disorientarli ancor più, in un contesto di identità già frammentate.
Ovviamente la cultura woke non è stata solo questo. Ha promosso una più vigile attenzione sui dispositivi culturali che marginalizzano specifiche identità, ha contribuito a contrastare le varie forme di razzismo, di sessismo, di discriminazione. Ci ha aiutato a ricostruire la “fisiologia del potere” – come direbbe Foucault – che non si esprime solo attraverso norme giuridiche e regole di mercato, ma si diffonde attraverso linguaggi, immagini, rappresentazioni che perpetuano stereotipi e gerarchie simboliche.
Le destre, dal canto loro, hanno attaccato in blocco il movimento woke, utilizzandolo come capro espiatorio per screditare qualsiasi istanza di uguaglianza. Non dobbiamo permetterlo. Questo movimento ci ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle università, nei media. Il problema è che per buona parte della sinistra questo indirizzo culturale è diventato una dottrina totalizzante, il filtro unico attraverso cui interpretare il mondo e distinguere i “buoni” dai “cattivi”. La politica è così diventata gestione delle sensibilità, regolazione del linguaggio, una sorta di etichetta morale per affrontare micro-conflitti simbolici.
Oggi la domanda che dobbiamo porci è: la cultura woke può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista? Ne dubito. La cultura woke è diventata una sorta di religione morale autoreferenziale e per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica. Una forza progressista deve necessariamente intervenire sulle radici materiali delle diseguaglianze, assumendo quale prioritario obiettivo la riduzione (se non l’eliminazione) degli squilibri economici e delle iniquità sociali che hanno assunto un rilievo strutturale. Una forza progressista deve offrire risposte specifiche alle diffuse inquietudini di sottopagati, operai, piccoli imprenditori, classi medie che vivono un orizzonte di vita senza più certezze. Deve misurarsi con la finanziarizzazione dell’economia che ha trasformato il capitale in un meccanismo speculativo che estrae rendite, contribuendo a erodere salari e a marginalizzare gli investimenti produttivi. Deve affrontare il tema dell’economia reale, che crea valore aggiunto per la comunità, ma affoga in una asfissiante burocrazia, sopraffatta da costi energetici e tassazioni sempre più elevati. Deve interrogarsi sul predominio delle Big Tech che sta producendo un “capitalismo della sorveglianza”, con piattaforme digitali che monetizzano – senza corrispettivo – le nostre esistenze, mettendo a rischio la salute mentale soprattutto dei nostri figli.
Una forza progressista deve decidere come affrontare la dilagante corsa al riarmo e l’ossessione per la deterrenza militare, che contribuiscono a trasferire preziose risorse dal welfare alla spesa militare, alimentando un falso paradigma di sicurezza che premia l’escalation invece della prevenzione, della diplomazia e della cooperazione internazionale. E su questi terreni che stanno maturando le sfide decisive per il nostro futuro. Una politica progressista deve penetrare i meccanismi e le strutture più profonde dell’attuale sistema economico-sociale per trovare nuovi percorsi e strumenti per perseguire più radicali disegni di giustizia sociale. Non possiamo rassegnarci ad assistere a una crescita sempre più esponenziale di produttività e redditività, mentre la distribuzione dei benefici alle comunità diventa sempre più iniqua.
Nella enciclica Magnifica Humanitas papa Leone XIV sottolinea una sfida dirimente: la giustizia sociale non può essere intesa come un problema successivo alla produzione della ricchezza, lasciando che l’economia produca valore e la politica intervenga successivamente a riparare le diseguaglianze. Il progresso tecnologico crea fratture e diseguaglianze così strutturali che dobbiamo necessariamente intervenire a monte del processo produttivo, prevenendo le disparità sin dalla fase progettuale. Lo strapotere delle Big Tech va assolutamente regolato, a livello europeo, attraverso un “costituzionalismo digitale”: sul piano giuridico, per garantire trasparenza algoritmica e tutela integrale della persona; sul piano economico, per vincolare i “padroni delle nostre esistenze” a un sistema di condivisione dei benefici economici che coinvolga le comunità di riferimento. È impensabile affrontare queste sfide, muniti solo di un’agenda morale sui diritti civili, né possiamo continuare a ragionare solo di diritti identitari e di spazi simbolici. Abbiamo l’urgente necessità di affrontare le diseguaglianze economiche e sociali, misurandoci con soluzioni concrete riguardanti: le politiche salariali, i piani industriali, l’equità fiscale e le imposte adeguate su rendite finanziarie, il sostegno all’economia reale, il diritto all’abitazione, l’accesso ai servizi pubblici e a infrastrutture adeguate, le prestazioni sanitarie e l’istruzione di qualità. Dobbiamo recuperare risorse importanti dalla revisione delle spese militari, investendo massicciamente sul capitale umano, riformulando un modello di sicurezza sociale adeguato alle travolgenti trasformazioni tecnologiche e sociali.
La destra in Italia ha fallito. Ha deluso i cittadini offrendo soluzioni ispirate a pulsioni autoritarie, senza tuttavia garantire ordine e sicurezza. Ha prospettato una società aperta al merito, mentre consolidava i privilegi della propria classe politica. Tocca a noi offrire una vera alternativa, convincendo i ceti popolari, le forze sindacali, tutti i settori produttivi e i vari movimenti e comunità locali che si possono tenere insieme riconoscimento e redistribuzione, libertà individuali e sicurezza sociale, non perdendo mai di vista la lotta primaria contro le oppressioni materiali. Tocca a noi tornare a far crescere l’Italia, contrastando la gerarchia di una società di diseguali.
Sì, ma sarà dura fare ste cose col PD, impossibile con traditori seriali come Renzi e mononeuroni come Calenda.
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Calenda è fuori dalla coalizione e Renzi non ne farà parte. Con il Pd l’alleanza si farà solo se c’è intesa sul programma.
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Risulta sempre più chiaro perché Conte sia il nemico principale dell’establishment!
Se solo la gente comune togliesse il prosciutto dagli occhi….
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Notizia di oggi, solo il FQ? “3,4 miliardi per i cararmatini!Da dove li prernderanno?Io lo so e me lo ricorderò alle prossime elezioni!
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ma poi a pensarci bene a che servono i carri armati?Ci attaccheranno da terra o da mare ma piuttosto comprare navi siamo circondati dal mare e sopratutto per il blocco navale.
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Presidente CONTE gliel’ho già detto varie volte ma glielo ripeto: SI RITIRI DALLA COALIZIONE E CORRETE DA SOLI.
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Massimo, il M5s non fa parte di nessuna coalizione. E’ una forza indipendente. Quindi, se c’è intesa sul programma si presenta in coalizione, altrimenti va per la sua strada.
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Sei un inguaribile sognatore.
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E’ la pura e semplice verità.
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Centrosinistra, Conte: alleanza organica impossibile, M5s indipendente https://askanews.it/2025/07/31/centrosinistra-conte-alleanza-organica-impossibile-m5s-indipendente/
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Un’ ideologia per modo dire ,quella woke . È invece un rimedio alle lotte sociali che interessano le masse . Una distrazione dai temi veri sostituendoli con la lotta di genere , con quella della libertà sessuale alla quale oggettivamente pochi si oppongono , al diritto di possedere la propria vita e poterne decidere l’ eventuale fine , a quella libertà di utilizzare stupefacenti etc ..Ma chi può immaginare che queste siano essenziali mentre gli stessi soggetti pensano a guerre costosissime in giro per il mondo a sterminare milioni di persone perché non abbracciano la loro ideologia ” libertaria “? Woke è il trionfo dell’ ipocrisia occidentale e la continuazione del suo suprematismo ammantato da valori artificiosi e superficiali per continuare a dominare un manico che gli sta sfuggendo dalle grinfie.
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E che gli vai a dire? Abbiamo uno statista visionario ma gli italiani amano la regina Mida al contrario, una nulla facente e per fortuna nostra, perché quando fa qualcosa produce solo danni a noi e all’Italia intera. L’ultima l’interruzione di Schengen che ha visto il ritorno di tutti i profughi che Conte era riuscito a redistribuire agli altri paesi europei, un successone!
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La Meloni ha perso la fiducia del popolo, come abbiamo visto con la sconfitta al referendum. Anche i sondaggi registrano un suo calo di popolarità. Gli italiani si sono stufati di un governo disastroso e fallimentare, che non fa nulla per risolvere i loro problemi.
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Conte sta sudando sette camicie per diventare un vero statista. Avanti così. Mi è piaciuto sul “woke”. I suoi adoratori sciocchi se ne facciano una ragione. A quanto pare non vuole diventare né l’ennesima controfigura italiana di Trump, né tantomeno il paladino degli anti occidentali di professione. Restiamo in attesa di decisioni concrete, ossia un programma concreto, fattibile, possibilmente “rivoluzionario”
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a te un pò di woke ti servirebbe!
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Conte argomenta con maestria e con la sua proverbiale chiarezza il suo punto di vista sulla cultura woke che ha prodotto il “politicamente corretto” tanto caro ai nostri politicanti sinistrorsi.
Chissà perchè dopo tanta squisita esposizione mi viene in mente il Salvini che salta gridando “chi non salta comunista è”.
Eh si! Ci sono le stelle e.. le stalle.
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“Chissà perchè dopo tanta squisita esposizione mi viene in mente il Salvini che salta gridando ‘chi non salta comunista è'”.
Tu si che hai capito tutto.
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Contenuto sicuramente condivisibile che il direttore pro tempore Cappellini ha gentilmente accettato di pubblicare.
Si tratta di un messaggio e manifesto politico a tutti gli effetti.
Mi sono chiesto se le tematiche elencate rispettino un qualche ordine particolare. Ad esempio, Conte scrive che👇
“Una forza progressista deve decidere come affrontare la dilagante corsa al riarmo..”
solo oltre la metà della lettera, anteponendo temi sicuramente di grandissima importanza ma che NON attengono alla immagine/posizione del paese intero in ambito internazionale/geopolitico.
E la Costituzione ?
Dobbiamo rimanere complici di criminali che scatenano guerre facendoci poi pagare il conto, anche in termini di sicurezza nazionale?
Famiglie e imprese conoscono già il costo della nostra iscrizione a club mafio-terroristici-suprematisti.
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D’Orsi che parla di bollette mi fa sganasciare dalle risate 🤣 😂
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Ognuno ha il senso dell’ humor adeguato e non ne discuto la natura.
Ma cmq sentire la Schlein o uno del pd in generale che parla di temi strettamente collegati alla economia familiare come ti fa stare?
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Giansenio, Conte non seguirà mai la linea di personaggi come D’Orsi. Se vuole diventare il prossimo presidente del Consiglio, naturalmente. Mai. Il gruppuscolo di filo putiniani italiani, come questo signore che dà pure sfacciatamente lezioni di economia parlando di bollette, troverà spazio in qualche lista minoritaria ad hoc, sempre che non si presenti Di Battista con Schierarsi. Cosa che non credo. Conte secondo me fa bene quando parla di riarmo europeo. Fa male invece, sempre secondo me, quando liscia il pelo a personaggi come questo, parlando di “no armi all’Ucraina”. E questo non perché uno vuole che la guerra continui all’infinito, ma perché c’è chi pensa che il problema non siano gli armamenti (qualcuno sa dirmi in cosa consistono?) che l’Italia dà all’Ucraina.
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Mettiti l’anima in pace Giansenio. Che ti piaccia o no, Conte vuole “conquistare” l’elettorato Pd. E questo articolo su Rep ne è la prova lampante.
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“..Conte vuole “conquistare” l’elettorato Pd. E questo articolo su Rep ne è la prova lampante.”
Le rare volte che scrivi cose sensate mi fanno dimenticare le altre tue.. perle .
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In effetti è tutto un rubamazzo in termini elettorali, inteso come travaso di voti.
Il famoso “corpo elettorale”, sbranato da iene.
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Non è una questione di “rubamazzo”. Lui si candida a leader di uno schieramento che inevitabilmente comprende anche il Pd.
p.s. grazie per il “rare volte” 😂
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E uno che ha questo obiettivo deve saper parlare a tutti. Lui fa quello che ha sempre saputo fare: il MEDIATORE, o se preferisci, il portavoce. Ogni tanto dà voce ai putiniani sfegatati che si ritrova tra le palle, e parla di “no armi all’Ucraina” e roba cosi. Ogni tanto parla a chi nello schieramento di csx ha sensibilità diverse (ce sono un mucchio, e non solo nel Pd) rispetto all’Ucraina e la Russia, o sul famigerato “woke”.
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Il travaso c’è:
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Prof. Conte, d’accordo su quanto esposto, ma per risolvere le disuguaglianze sociali l’unica soluzione è una Patrimoniale ben orchestrata. Poi per i guerrafondai che vogliono spendere miliardi in inutili armamenti, aggiungerei una Patrimoniale plus. Così facendo molti rientrerebbero dalla pazzia del riarmo. E’ facile decidere di armarsi con la fiscalità generale a danno delle spese essenziali. Se invece vai a prendere i denari dove ci sono vedrai molti cambiare filosofia e i giornali di conseguenza.
G.Mazz.
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Anche se nel dibattito pubblico questi due termini vengono spesso confusi, le loro radici e i loro obiettivi sono profondamente diversi. Il politicamente corretto, nato negli anni Ottanta, è una prassi linguistica e comportamentale. Il suo scopo principale è istituzionale e relazionale: mira a eliminare dal linguaggio pubblico le espressioni offensive o stereotipate verso le minoranze, agendo sulla forma per favorire il rispetto reciproco senza però mettere in discussione le fondamenta della società liberale. Al contrario, l’ideologia woke – che affonda le radici storiche nella cultura afroamericana prima di trasformarsi nel movimento globale degli anni Dieci del Duemila – è una postura politica e filosofica molto più radicale. Come evidenziato dagli studi sull’intersezionalità, il pensiero woke non si limita a riformare il vocabolario, ma vuole decostruire i rapporti di forza e le strutture di potere invisibili che generano ingiustizie sistemiche come il razzismo e il sessismo. Questa spinta identitaria ha dato vita a derivazioni divisive come la cancel culture, scatenando forti reazioni critiche. In sintesi, mentre il politicamente corretto è uno strumento di mediazione che leviga il linguaggio per favorire la convivenza civile, il wokismo è una lente critica che esige una trasformazione radicale dei rapporti culturali e sociali. È particolarmente apprezzabile la capacità di Conte di riconoscere i meriti storici del movimento woke nel contrasto alle discriminazioni, mantenendo però un fermo rifiuto verso le sue derive totalizzanti e la “cancel culture”.
Ancora più importante è il passaggio che una vera forza di sinistra non può limitarsi a una sterile regolamentazione del linguaggio o all’agenda morale dei diritti civili, ma deve penetrare i meccanismi profondi dell’attuale sistema economico. Il focus programmatico si sposta così su pilastri tangibili e urgenti: riforme salariali per i lavoratori sottopagati, equità fiscale con tasse adeguate sulle rendite finanziarie, investimenti nell’economia reale a discapito della spesa militare e un “costituzionalismo digitale” per regolare lo strapotere delle Big Tech. Si tratta di un cambio di rotta radicale che mira a prevenire le disparità direttamente a monte del processo produttivo, proteggendo il ceto medio e i lavoratori vulnerabili dalle storture del capitalismo finanziario e della sorveglianza. Di fronte a un manifesto politico così netto, concreto e orientato alla redistribuzione economica, sorge però spontaneo un interrogativo cruciale per il futuro del centrosinistra: sono davvero pronti gli alleati di coalizione a darsi una svegliata, ad abbandonare le comode retoriche identitarie del salotto progressista e a seguire Conte su questa strada di reale giustizia sociale?
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franz cosenza, mi sei piaciuto.
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buono👍ma
”non possiamo continuare a ragionare solo di diritti identitari”
allora
perché ci hai chiamato progressisti?
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“È impensabile affrontare queste sfide, muniti solo di un’agenda morale sui diritti civili, né possiamo continuare a ragionare solo di diritti identitari e di spazi simbolici.”
…”Tocca a noi tornare a far crescere l’Italia, contrastando la gerarchia di una società di diseguali.”
Buongiornooooooo Giuseppe!
La parola “Deve” compare sette volte;
La parola “Dobbiamo” compare quattro volte;
La parola “necessariamente” compare tre volte;
La parola “Tocca” compare due volte;
La parola “Va” (nel senso “deve”) compare una volta!
Ringraziamo come sempre il Presidente del Cadavere dei 5 Stelle per ricordarci ogni volta di cosa gli italiani hanno bisogno. Molti di loro, mi sento di rassicurarlo, se lo ricordano da soli.
A me personalmente però sfugge ancora per cosa gli italiani hanno contribuito fin qui a pagargli lo stipendio…Se per cortesia qualcuno me lo ricorda!
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Conte, attenzione a ripudiare la dottrina woke damblè, su due piedi. Rischi di far turbinare le ovaie alla wokissima Maiorino. Potrebbe portare altrove la sua irrinunciabile manifestazione contro il patriarcato.
Alessandra Maiorino:
“La prostituzione online è il capolavoro del patriarcato”.
“Patriarcato mediterraneo. Ecco cosa fare”.
“Quando una premier donna dice di chiamarsi ‘il presidente’, quello è patriarcato”.
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Grande P, ma mica l’ha ripudiata.
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La destra nera, americana ed europea, ha ristretto la cornice sui diritti civili e le politiche identitarie per dare al popolo un capro espiatorio da trucidare, mentre le élite drenavano ricchezza dal basso verso l’alto e toglievano diritti sociali alle classi subalterne.
La destra progressista, PD italiano in prima fila, ha assecondato la follia woke per tenersi stretti quattro disadattati e per dare al popolo un capro espiatorio da trucidare, mentre le élite drenavano ricchezza dal basso verso l’alto e toglievano diritti sociali alle classi subalterne.
Bene fa Conte, anche se tardivamente e blandamente, a prenderne le distanze. E gli va dato atto che nel 2020, quando la statua di Indro Montanelli fu vandalizzata, ebbe la fermezza di condannare il gesto.
Sarebbe apprezzabile anche l’abbraccio dei principi esposti da Lucio Baccaro sul Fatto Quotidiano, ovvero che esiste un nazionalismo sano, al contrario di quanto afferma Tomaso Montanari e il PD tutto, e che bisognerebbe dire basta col culto dell’UE.
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in un programma non ci sono priorità o seconde scelte. È una proposta organica di trasformazione della società, che parte da priorità quali la redistribuzione delle risorse, e l accessibilità di tutti alle opportunità sociali e civili poste in campo dal sistema di norme, regole e finalizzazione delle scelte.
il no al riarmo scriteriato non è un tema, è il cuore della proposta politica. E la costituzione è il sistema di regole entro cui muoversi, in continuità col pensiero e le speranze di chi ha donato la vita per renderla possibile.
L orazione di S Anna di Stazzema, per chi vuole riascoltarla. Il cuore della proposta del m5s è tutta il quell orazione.
Conte sta argomentando e dettagliando quei principi, per evidenziare logiche e criteri di gestione dei problemi.
In questo il messaggio alla sx del jobs act è diretto. Difficile si faccia un accordo. Ma leggere idee tanto di sx chiamate col loro nome, progresso sociale e civile, ricorda la grandezza di Berlinguer, e fa apprezzare ancora di più una brava persona che ne è il testimone più degno.
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