Gli ultimi decreti del governo hanno rafforzato una concentrazione di funzioni e risorse già in atto. Attraverso norme speciali e convenzioni, la Cri è diventata il principale soggetto privato cui lo Stato affida la gestione operativa delle attività sanitarie connesse alle frontiere. Una sorta di monopolio senza eguali

(Federica Pennelli – editorialedomani.it) – La morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia a Bologna solleva interrogativi anche sul ruolo dei quattro soccorritori della Croce Rossa Italiana (Cri) intervenuti sul posto. Mentre la Procura ricostruisce quanto accaduto e la Cri difende l’operato dei propri soccorritori, il caso riporta l’attenzione sull’associazione: un soggetto di diritto privato che svolge funzioni di interesse pubblico e che, negli anni, ha consolidato il proprio ruolo attraverso convenzioni e incarichi affidati da ministeri e amministrazioni pubbliche.
Trasformazioni e finanziamenti
Per decenni la Cri è stata un ente pubblico non economico gravato da criticità finanziarie rilevate dalla Corte dei Conti, riformata poi dal decreto legislativo 178 del 2012 del governo Monti. Il provvedimento ne ha avviato la trasformazione, scindendo l’ente: da un lato è nata l’Associazione della Cri, soggetto privato di interesse pubblico per le attività istituzionali; dall’altro è rimasto l’Ente strumentale (oggi Esacri), ente pubblico posto in liquidazione per gestire patrimonio e rapporti pendenti.
Ad oggi, il finanziamento della Cri – pur contando su donazioni private, rendite da immobili, attività formative, proventi commerciali e altre entrate associative – si regge anche su risorse pubbliche e attività svolte in convenzione: da quelle con il ministero della Salute e della Difesa alle attività sanitarie, di emergenza, protezione civile e assistenza alle persone migranti affidate da ministeri, regioni, enti locali e organismi pubblici.
Le cifre raccontano la dimensione del rapporto economico con lo Stato. Nel bilancio 2024 il finanziamento della convenzione con il ministero della Salute è stato di 66,7 milioni di euro, mentre quello con il ministero della Difesa ammontava a 3,3 milioni. Nel bilancio 2025 le due convenzioni istituzionali valevano rispettivamente 71,8 milioni di euro per la Salute e 3,3 milioni per la Difesa.
A queste risorse si aggiungono poi, di anno in anno, le attività svolte dalla Cri per conto di altre amministrazioni pubbliche: nel bilancio 2025 compaiono, tra le altre, oltre 30 milioni di euro per il servizio 118 Areu in Lombardia, oltre 11 milioni per attività sanitarie svolte in convenzione diretta e quasi 13 milioni per l’assistenza socio-sanitaria alle persone migranti; su mandato delle pubbliche amministrazioni.
Nomine e “armonizzazioni”
La riforma ha definito il nuovo ruolo istituzionale dell’associazione, riconoscendone le attività di interesse pubblico e lo status di ausiliaria dei pubblici poteri. Negli anni, questo assetto è stato accompagnato da specifiche disposizioni e convenzioni con le amministrazioni pubbliche per lo svolgimento di attività istituzionali.
Accanto a questo processo, c’è stata anche una progressiva integrazione dell’ente nell’architettura istituzionale dello Stato. Nel 2023 il presidente nazionale della Cri, Rosario Valastro, è stato nominato componente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato.
Nel 2024 la Cri è entrata anche nel Consiglio nazionale del Terzo settore, un organismo istituito presso il ministero del Lavoro. Infine, nel bilancio 2023, la Cri ha ricostruito il proprio inquadramento nell’ambito delle cosiddette “armonizzazioni contabili”, cioè il sistema che consente di raccordare i documenti contabili delle amministrazioni pubbliche in contabilità civilistica con quelli degli enti che adottano la contabilità finanziaria.
L’associazione, nel Bilancio d’esercizio, spiega che, dopo la trasformazione da ente pubblico a soggetto privato e in assenza di un ministero vigilante formalmente individuato, il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) le ha demandato il compito di definire in autonomia la propria missione e i relativi programmi. Inoltre si precisa che l’attività della Cri è indirizzata, in prevalenza, dai contenuti delle convenzioni stipulate con il ministero della Salute e con il ministero della Difesa.

Decreti sicurezza
C’è poi il ruolo dei Decreti Sicurezza, che hanno consolidato un approccio alla gestione delle migrazioni fondato sul controllo dei flussi e sulla detenzione amministrativa, trattando il fenomeno come una questione di ordine pubblico. Ed è proprio in queste gestioni che emerge con maggior vigore il ruolo assunto dalla Cri che negli anni è diventata, come ausiliaria dei poteri pubblici, uno dei principali soggetti operativi dello Stato nella gestione delle frontiere: dalla sorveglianza sanitaria agli sbarchi fino all’accoglienza nei centri, hotspot e ai servizi nei punti di crisi.
Il passaggio più rilevante arriva con il decreto legge numero 23 del 24 febbraio 2026, in materia di sicurezza pubblica e immigrazione. Lì si stabilisce che il ministero dell’Interno possa avvalersi – fino al 31 dicembre 2028 e in deroga al Codice dei contratti pubblici – della Cri «per le attività previste dal decreto legislativo 178 del 2012», relative all’assistenza e all’accoglienza dei migranti, con l’obiettivo di attuare il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e fronteggiare situazioni di estrema urgenza legate ai flussi migratori.
Per la Cri questo equivale a un ulteriore rafforzamento del proprio rapporto con lo Stato: più convenzioni dirette e un ruolo sempre più centrale nella gestione operativa delle politiche migratorie del governo. Nel bilancio previsionale 2026, infatti, l’associazione stima oltre 70 milioni di euro di ricavi previsti da finanziamenti di natura pubblica: 62,5 milioni dalla convenzione con il ministero della Salute, 3,1 milioni dalla Difesa e oltre 4 milioni da ulteriori convenzioni dirette, comprese quelle previste con il ministero dell’Interno.
Insomma, gli ultimi decreti del governo hanno rafforzato una concentrazione di funzioni e risorse già in atto. Attraverso norme speciali e convenzioni dirette, la Cri è diventata il principale soggetto privato cui lo Stato affida la gestione operativa delle politiche migratorie e delle attività sanitarie connesse alle frontiere. Il risultato è una sorta di monopolio senza eguali.
1/ continua
Interessante e istruttivo.
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