Il programma del centrosinistra non può essere solo l’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2029. Su pace, guerra, armi, Costituzione, ruolo degli organismi comunitari, internazionali, Onu, alleanze per la difesa, Nato e altro occorre chiarirsi per filo per segno

Non è putinismo pensarla come Conte. Dieci domande a Schlein

(di Maurizio Guandalini – huffingtonpost.it) – Elly Schlein può fare proprie le parole espresse da Papa Leone XIV e vedrà che sarà vicina a conciliarsi sull’Ucraina al sentiment di Giuseppe Conte. “La guerra – ha detto il Pontefice – non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”. È tempo di superare quel litanico, inutilmente scontato, riconoscere chi è l’aggredito e chi è l’aggressore. Occorre andare oltre il clima di pericolose contrapposizioni tifose e fanatiche tra russofobia e putinismo. O deteriorarsi in accuse di vannaccismo e salvinismo. In sostanza un fermo indotto ad aprire qualsiasi discussione che superi lo stallo di questi anni.

L’ho scritto diverse volte. La discriminante per tessere il legame della coalizione di centrosinistra è la questione Ucraina. Materia di politica estera delicata che va chiarita al millimetro da chi vuole governare. Non basta accordarsi su un generico no al riarmo. Star lì ad auspicare che tanto si troverà una mediazione tra i partiti del centrosinistra è qualcosa che sa di vecchia politica. Attendista. Inoltre è poca roba sventolare la convinzione di essere testardamente unitaria, come fa Schlein. Non fa altro che alimentare un superficiale approccio ai problemi quando è necessario sviscerarli,  ponderarli uscendo da routinari atteggiamenti indistinti.

È consigliabile un rapido confronto. Che coinvolga tutti i partiti del campo largo, compresi i raggruppamenti centristi sparsi qua e là. Per la serie il programma del centrosinistra non può essere solo l’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2029. Su pace, guerra, armi, Costituzione, ruolo degli organismi comunitari, internazionali, Onu, alleanze per la difesa, Nato e altro occorre chiarirsi per filo per segno, ora, quando non si capisce più nulla,  e principi  e funzioni sono interpretati nel mélange più astruso.

L’Europa oggi che fa come suo massimo storico? Invia altri soldi e armi a Kiev. Quello che sta facendo da sempre. Privandosi di ogni spinta negoziale. Diplomatica. Perché non c’è accordo tra i paesi europei. Una modalità che alimenta l’escalation e porta a ulteriori distruzioni e morti. Per quale obiettivo? Vincere la guerra? L’idea di poter “sconfiggere una potenza atomica” è un controsenso logico.

Il Pd, il più grande partito della sinistra europea rappresentato a Strasburgo ha la necessità storica di fare chiarezza.  Il dossier ucraino occorre rivoltarlo come un calzino. Senza esitare. Prima di farlo divenire materia del contendere in un’eventuale corsa alle primarie (che è sempre saggio non fare) del campo largo. Memori di una condotta a salti tenuta al Parlamento europeo dove più volte il gruppo del Pd sul conflitto russo-ucraino ha tenuto quattro o cinque posizioni diverse. Si chiarirà, di fatto, anche la posizione con i cosiddetti riformisti dentro e fuori il Pd che si richiamano al punto di vista del Partito socialista europeo dentro il quale non è mai stata avviata una riflessione sui metodi e le decisioni prese nel corso di questi quattro anni di guerra.

Rivolgo a Elly Schlein dieci domande di buon senso che potrebbero divenire ordine del giorno del confronto dentro il campo largo (e tra i partiti del centrodestra dove l’esigenza di fare chiarezza soprattutto sulla condotta di questi anni con responsabilità di Governo richiede una verifica approfondita).

1. Chi ha il coraggio di affermare che l’Europa ha tenuto un atteggiamento deciso, convinto, foriero di risultati nel sostegno all’Ucraina?

2. Chi ha la dignità di affermare che è stata cosa buona e giusta inserirsi in armi a sostegno dell’Ucraina quando si tratta di uno Stato che non fa parte né della Nato e neppure dell’Ue?

3. È forse il ruolo dell’Europa quello di assurgere a gendarme innalzando ed esportando lei i valori insindacabili di democrazia e libertà?

4. Non era più nei panni dell’Europa assumere un ruolo di terzietà nel conflitto veicolando i suoi sforzi in vie trattativiste e diplomatiche?

5. Non è che alcuni Stati europei e non (come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti) tenessero, e tengono, degli interessi economici (e militari) in Ucraina, un po’ quello che è successo in Libia dietro all’interventismo francese di Nicolas Sarkozy (a cui si è accodata l’Italia) a copertura di un interessamento spasmodico verso le sorti di Kiev?

6. Come è possibile che l’Europa non ha mai messo parola nella strategia militare e nella condotta politica di Volodymyr Zelensky dopo che lo sta rifornendo da quasi cinque anni di armi e denaro?

7. Come è possibile che l’Europa sia restia a fare un bagno di umiltà ed eviti inopportunamente di accorgersi che sta alimentando una guerra senza fine?

8. Come non vedere che da guerra difensiva si è trasformata in guerra di attacco, sul territorio russo, ingigantendo il conflitto addensando sempre più l’imprevedibilità del suo esito?

9. Chi può rispondere se il flusso di armi e denaro è per vincere la guerra contro Mosca? Se la risposta è sì occorre mettersi attorno a un tavolo e capire il ruolo della Nato e anche dell’Unione europea. Un passaggio che era da fare un po’ di tempo fa quando il coinvolgimento europeo era nei fatti.

10. Si può dire e constatare che questo clima guerrigliero ha alimentato un mercato delle armi fuori controllo spingendo molte nazioni a riarmarsi su ragioni supposte alimentate a uso e consumo per lo scopo che si voleva raggiungere?