(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Quando qualcuno ci insulta, cerchiamo di seguire Chateaubriand: “In questi tempi difficili, è opportuno concedere il nostro disprezzo con parsimonia, tanto numerosi sono i bisognosi”. Ma facciamo un’eccezione per Vittorio Emanuele Parsi, uomo dal nome francamente eccessivo, che in un comizietto nel solito garage, oltre alle consuete contumelie al sottoscritto, ha offeso il Fatto e tutta la nostra comunità. Parlava del “noto direttore di quel giornale pro russo infame” (è così intrepido da non fare nomi), mi attribuiva frasi mai dette (“chi se ne frega se gli ucraini muoiono”) e secerneva bile a volontà: “Che schifo d’uomo, che persona bieca, che piccolo imbrattacarte sei per dire una porcheria del genere”. Ora, è un vero onore godere della disistima di questo cabarettista della geopolitica, addirittura docente alla Cattolica, co-tenutario di un programma a conduzione familiare su La7 e membro del “Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa” creato da Crosetto con gli effetti a tutti noti: insomma un analista parastatale. Ed è comprensibile che sia nervosetto, visto che da 53 mesi gli esiti sul campo della guerra russo-ucraina tramutano ogni sua analisi in barzelletta: “Più si va avanti, più la Russia rimane isolata… più la Cina vede i suoi interessi divaricarsi da quelli russi perché la Cina sa che nel futuro c’è la Cina, ci sono gli Usa, c’è l’Ue e non c’è la Russia”, “Putin ha il mondo contro… Persino i cinesi… addirittura Kim (Jong-un, ndr) non intende mandare armi alla Russia”, “Putin non mangerà il panettone nel 2023”, “L’Ucraina vincerà”, “Se c’è qualcuno che non può vincere la guerra, è la Russia”, che “sta perdendo sul campo di battaglia e sul fronte diplomatico”, “Per Putin l’Ucraina è come la Grecia per Mussolini: l’inizio della débâcle del regime”, “Il numero dei possibili sospetti (sull’attentato ucraino ai gasdotti NordStream, ndr) si riduce moltissimo: principalmente alla Russia… Se mettiamo insieme gli interessi, chi ha la capacità e uno stile d’azione disinvolto, i sospetti vanno lì”, “Chi non può permettersi altri sei mesi di guerra è la Russia” (questa è del 27.6.’22: 4 anni fa).

[…]

Avanspettacolo puro, che ci fa solidarizzare con i suoi studenti e con chiunque prenda sul serio il Pippo Franco della strategia. Naturalmente non abbiamo mai detto né pensato “chi se ne frega se gli ucraini muoiono”. Anzi, subito dopo l’invasione russa, mentre lui blaterava, la Fondazione del Fatto già raccoglieva fondi per accogliere i loro profughi. Diciamo e pensiamo da 53 mesi che per salvare gli ucraini serva negoziare un compromesso con Putin. Se il pover’uomo cerca qualcuno che se ne frega degli ucraini che muoiono, si faccia prestare uno specchio: avrà pessime sorprese.