Da Bologna a Ceuta, la macchina della disinformazione sui social è sempre in moto. Un sistema di potere postmoderno che crea e sfrutta clamorose manipolazioni. A volte poi i troll si incarnano, cioè il dibattito tossico sfocia in violenza concreta

(Luca Bottura – editorialedomani.it) – Luca Ravenna è forse il migliore stand-up comedian italiano per equilibrio tra l’autoanalisi tipica del genere e la satira sociale e politica. In un suo pezzo leggendario e sconsolato racconta della madre, travolta dai social come in un vertiginoso tsunami di cazzate. Di come sia diventata una irredimibile complottista. Di come ritenga che Pearl Harbor, gli americani, se la siano fatta da soli. Organizzandola con una riunione tipo Zoom: «Buongiorno a tutti. Vedo collegato il cliente, il signor Eisenhower. Buongiorno anche al dottor Hirohito…».

Mi duole dirlo, ma la mamma di Luca Ravenna è sempre incinta. Di più: la mamma di Luca Ravenna è diventata il pianeta intero nei suoi maggiorenti, persino quelli in buona fede, persino quelli che, in un libello di qualche anno fa, ebbi a definire “Internazionale delle teste di cazzo”: interessi senza conflitto, democrazia liberale venduta al miglior offerente. In mezzo, noi.

Come direbbero loro, ci stanno trollando. Per mezzo di un equilibrio isterico a danno dei più vulnerabili. Forgiato in primis da Elon Musk che, come ha giustamente notato Bernie Sanders, ha investito 290 milioni per rieleggere Trump e consolidare un sistema di potere postmoderno che crea e sfrutta clamorose manipolazioni mediatiche come a Ceuta.

A fatti in corso, sul social del padrone di Tesla, avevo commentato con amarezza che nessuno se l’era ancora presa con Matteo Lepore per l’invasione dell’enclave spagnola. Subito la parolina magica – anzi due: Lepore, Ceuta – aveva imbizzarrito l’algoritmo. Centinaia di migliaia di visualizzazioni, insulti a cascata. Moltissimi dei quali provenienti da troll con nomi italiani, poca dimestichezza con la nostra lingua, spesso con volti maschili e generalità femminili. La dimostrazione empirica di un dato emerso nei giorni scorsi grazie a Repubblica: negli attacchi di questi giorni al “mio” sindaco c’era anche farina americana. Per aiutare Il nostro presidente del Consiglio a cucinarsi Bologna.

Pochi minuti dopo il mio post, eccone uno di Andrea Stroppa, l’omino di Musk in Italia: «Lepore, prenditi tu i fuggiaschi di Ceuta». Bingo. La crasi tra reprobi, una triangolazione che si chiude: Trump investe sul Marocco, il Marocco lascia che i migranti diventino una leva politica; i social di complemento fanno il resto. Con una splendida visione glocal. A catena, buon ultimo, ecco il ministro Tajani: il “suo” post, la minaccia di sospendere Schengen che l’Italia praticherà il giorno successivo anche se: 1) Ceuta è in Africa; 2) nessun migrante ha raggiunto la Spagna continentale; 3) i figuranti a loro insaputa stanno già tornando a casa.

Cortocircuito

Ora: non escluderei che Tajani manco sappia dove si trovi Ceuta. Ma chi ha messo in moto la macchina sì. Meloni chiuderà poi il cerchio, trollando l’Ue. Da quinta e luccicante colonna dell’unica ed evidente strategia americana: distruggere l’Europa. Cioè l’unico Occidente rimasto, con buona pace di chi ancora usa categorie novecentesche come il cosiddetto Atlantismo.

Che persino la socialdemocratica danese Mette Frederiksen abbia promosso l’isterica stretta securitaria sui confini meridionali dell’Unione, a vigilare sui quali abbiamo lasciato solo il reietto Sanchez, è il frutto di un cedimento emotivo ma soprattutto elettorale: le mamme di Luca Ravenna sparse per il mondo, esse, votano. E spesso lo fanno sulla base di allarmi inesistenti, creati da qualche testa di legno che ha puntato il dito a caso sulla cartina.

In un contesto del genere, finisce che i troll si incarnano, ché il dibattito tossico esprime violenza concreta. Verbale e no. Come a Modena, dove chi bloccò il malato di mente (di seconda generazione) che aveva giocato a bowling con le vite dei passanti è stato pubblicamente contestato a una fiaccolata in memoriam etero-indetta per dimostrare che la sinistra tifa per i migranti sanguinari. Aveva provato a predicare umanità e tolleranza, l’hanno cacciato via. Lui, l’eroe che aveva fermato l’assassino. In una città tra le più civili d’Italia: alla fine basta urlare più forte, no?

Ma c’è un microscopico dato in controtendenza: domenica alcuni utili idioti della sinistra autolesionista avevano preannunciato una contestazione “per Fakir” al sindaco di Bologna durante la commemorazione della bomba che il 2 agosto 1980 – per la strategia della tensione non c’erano ancora i social – uccise 85 persone alla stazione di Bologna. Invece è finita tra gli applausi, anche e soprattutto per i familiari di Fakir, vittima di un’operazione di polizia ancora tutta da chiarire, che erano al corteo da bolognesi quali sono. Per una volta, il mondo virtuale ha perso. Forse perché c’erano appunto morti da ricordare, e rispettare.

Ecco: anche a Ceuta sono morte decine di persone, inghiottite da un disegno di propaganda globale. Forse dovremmo ricordarci anche di loro, uscire dal meme, contare i troll uno a uno. Con gli atti personali ma politici: quello ci è rimasto. Ché la libertà non si salva coi buongiornissimo caffè.