Forza Italia e Lega dicono no agli aumenti delle sigarette

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Da giorni Giorgia Meloni premeva: serve intervenire per ridurre il carburante, alla vigilia delle vacanze. Da Palazzo Chigi era iniziato un pressing pesante sul ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti che, non a caso, una settimana fa andava dicendo in Parlamento: “Sono preoccupato dalla prossima manovra che sarà l’ultima prima delle elezioni…”. Come dire: i partiti andranno all’assalto. Lo ha potuto verificare solo pochi giorni dopo e ha provato a trovare una soluzione. I 125 milioni richiesti per il taglio delle accise sul carburante erano stati trovati con una soluzione precisa: aumentare le tasse sulle sigarette. Una decisione che inizia a circolare dalla mattina, mentre Giorgia Meloni vola a Chiomonte. La premier prende tempo, vuole tornare a Roma per studiare bene la misura. Alle 14.30 rientra a Palazzo Chigi scura in volto e viene seguita a ruota dai vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. I tre si chiudono in una stanza prima del Consiglio dei ministri. Giorgetti viene chiamato in collegamento. E i due vicepremier dicono subito “no”.
Il leader forzista si era presentato a Palazzo Chigi con un video pubblicato sui social con la ricetta economica azzurra sulla manovra, proponendo di abbassare le tasse su tutto: tredicesima, bollo auto e Irpef. Non può accettare, dunque, che per abbassare le accise si alzino le tasse su un prodotto di largo consumo come le sigarette. Lo stesso fa sapere Salvini: “Non si possono aumentare le tasse per abbassarle dall’altra parte, è un gioco delle tre carte”, spiega. A quel punto anche Meloni, dubbiosa fin dall’inizio, si dice d’accordo. E quindi si ripropone lo scontro tra Palazzo Chigi e il Mef, che aveva provato a trovare una soluzione alle richieste dei vertici del governo. Dai vertici del governo puntano il dito contro i tecnici della Ragioneria che, ancora una volta, mostrano “distanza con il Paese”. Alla fine, salta tutto: l’intervento sulla benzina e le tasse sul fumo. In conferenza stampa sarebbero dovuti andare Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ma Meloni manda solo il primo: “Vai a spiegare”, gli dice per lanciare qualche segnale rassicurante a chi va in vacanza. Meloni poco dopo pubblica un video sui social che parte proprio da qui, dalle tensioni internazionali che stanno causando un aumento del carburante che “non abbiamo provocato, ma che dobbiamo gestire”, spiega la premier che poi parla anche di risposta “tempestiva e responsabile” tenendo presente che le risorse “sono poche”. Restano però le scorie tra alleati che si sono riproposte anche sulla giustizia e sul tema delle intercettazioni.
Oggi pomeriggio arriva in aula al Senato il decreto Giustizia con l’emendamento di FdI che voleva estendere le intercettazioni anche ai processi in cui non erano state autorizzate, su richiesta del procuratore antimafia Giovanni Melillo. Dopo il muro di FI, l’accordo in maggioranza era stato quello secondo cui il presidente del Senato Ignazio La Russa avrebbe dichiarato inammissibile l’emendamento per materia, così da rinviare il problema, evitare una spaccatura e ripresentare la norma in un successivo decreto dopo le vacanze. Ma ieri sera è intervenuto un problema ulteriore: la Lega ha fatto sapere agli alleati che presenterà i suoi emendamenti sui migranti e in particolare una stretta sui ricongiungimenti familiari dei migranti. Una norma che non piace al Quirinale e che sta facendo andare in tilt la maggioranza. Come può La Russa dare ammissibilità a questo emendamento (che non piace a FI e FdI) e non a quello sulle intercettazioni dei meloniani? Il rischio è che oggi si arrivi in aula con uno scenario di tutti contro tutti. Lo spettro della spaccatura sulle preferenze tornerà a Palazzo Madama.
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