Le opposizioni provano a organizzare il fronte largo contro la legge elettorale. Ma il M5s ha dubbi sul ruolo dell’ex premier. Il rischio della golden share di Iv

(Daniela Preziosi – editorialedomani.it) – Dell’alleanza di centrosinistra si può anche non parlare – e infatti nella kermesse sulla legge elettorale organizzata ieri da Gianni Cuperlo e dalla Fondazione Demos in un teatro del centro di Roma, tutti si sono ben guardati dal parlarne, tranne poche parole sottovoce fra Schlein e Conte, prima del punto stampa – però un tema c’è. Anzi, rischia di essere il tormentone politico dell’estate. Il tema ha un un titolo: Matteo Renzi. C’è da scommettere che dopo le due date di piazza del «blocco» (copy Francesco Boccia) Pd-M5s-Avs – a Padova e Napoli, l’8 e il 15 luglio – di nuovo, come dopo il selfie dei quattro leader, l’ex premier si noterà per l’assenza, come Nanni Moretti in Ecce Bombo. In teoria lo stesso vale per gli altri cespugli centristi: Progetto civico, +Europa, Psi, Più uno, Primavera. Tutti assenti uguali, ma uno è più uguale degli altri: lui.
Il fatto è che, a differenza degli altri, l’alleanza con lui non è data scontata da tutti. La linea ufficiale di Giuseppe Conte, per esempio, a ora è: prima il programma, poi i nomi. Sabato sera, sul palco di Cavallino (Lecce), a domanda «metterà un veto su Renzi?», la risposta è stata: «Io lavorerò, con la mia comunità per contribuire a costruire un progetto vincente che realizzi la promessa di democrazia scritta nella Costituzione», bene, «adesso però dobbiamo lavorare al programma», benissimo, «ci porremo più avanti questo tema». Ahia. Il resto del ragionamento: «Io non faccio politica con metodo personalistico, ma questo non significa che io e la mia comunità siamo disponibili a sottoscrivere qualsiasi sommatoria». Nel Movimento c’è chi è più esplicito, come l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, che dice a voce alta quello che gli altri dirigenti pensano e non dicono, e cioè che Renzi «è un traditore, i voti non li fa guadagnare ma perdere». Le colombe pentastellate invitate alle feste dell’Unità, quando si parla di Renzi, avvertono con più compostezza: «Serve affidabilità». Ma significa: davvero ci si può fidare di Renzi?

La domanda per Schlein
La domanda è rivolta a Elly Schlein, che da «testardamente unitaria» e leader del partito maggiore è la garante dell’alleanza più larga possibile, come ha assicurato all’ultima direzione Pd. Dopo anni di gelo, è stata la prima a riaprire i rapporti con “l’infìdo”. Che in cambio la omaggia: in caso di primarie a doppio turno, annuncia, fra lei e Conte sceglierà lei. Ma i Cinque stelle che in questi giorni parlano dai palchi hanno anche un altro obiettivo: rendere consapevole la segretaria dem che anche il popolo Pd è insofferente a Iv. E così a Empoli al nome dell’ex segretario, alla parola «Renzi» la platea ha mormorato con disapprovazione. A Lecce invece, platea mista perché c’erano anche Massimo D’Alema e Antonio Decaro, Renzi è stato nominato tre volte dal palco e ogni volta è partito il coro dei «No». Così netto che D’Alema ha sentito il dovere dissociarsi, e con preoccupazione.
Per il Movimento questa è l’ora della moral suasion. Conte legge i consigli di Marco Travaglio, direttore del Fatto, un pressing anti Renzi. Sente che molti dei suoi non voterebbero M5s se si alleasse con il «nemico». Ma, certo, sente anche le parole dell’amico Goffredo Bettini, che ha favorito la nascita del Progetto civico dell’assessore romano Alessandro Onorato, ma ha scandito: «Per me Renzi sta nel centro sinistra».

Perché l’operazione Onorato, nella filosofia del dirigente Pd, più che essere alternativa alla Casa riformista di Renzi ne dovrebbe ridimensionare il peso. In Transatlantico, fonti parlamentari di Avs snocciolano un ragionamento numerico intorno alla nuova legge elettorale: «Con il premio di maggioranza, alla Camera la coalizione vincente potrà avere al massimo 220 deputati, per non raggiungere le soglie di garanzia. L’effetto collaterale è che se Iv supera la ventina di eletti, diventa determinante. E, se vuole, ci farà ballare su ogni provvedimento». Dunque meglio sarebbe che il Progetto civico riuscisse a erodere qualche virgola della percentuale di Iv. «Sei-sette deputati non fanno male a nessuno», concedono: purché tutta la legislatura non stia in mano a una forza di minoranza ma indispensabile per la maggioranza.
Renzi fa fallire le feste
Renzi ha capito il gioco e alterna minacce a carezze. In questa fase, più le prime. Con cadenza quotidiana avverte che «se chi ha accolto i voti di Iv-Casa riformista per Fico e Tridico nel 2025», leggasi Conte, «vorrà rifiutarli alle primarie del 2026 o alle politiche nel 2027, si assumerà la responsabilità di far perdere il centrosinistra e consegnare il Quirinale a Meloni e Vannacci». Invia un «in bocca al lupo» a Onorato e compagni: se mai preferissero una corsa solitaria, dovranno raccogliere le firme.
Il rossoverde Angelo Bonelli avverte: «Non vogliamo trovarci dopo un anno a cambiare governo», allusione all’abbattimento del governo Conte II da parte dell’ex premier, «quindi patti chiari, amicizia lunga». Bene. Ma senza quei patti c’è il rischio che Renzi trasformi la campagna elettorale in un inferno di fuoco amico. Perché è sicuro di avere il potere di far vincere i progressisti. Ma come il Jep Gambardella di Paolo Sorrentino anche quello, in caso di mancati accordi, di far fallire la festa.
..a domanda «metterà un veto su Renzi?»
la risposta è stata: «Io lavorerò, con la mia comunità per contribuire a costruire un progetto vincente che realizzi la promessa di democrazia scritta nella Costituzione», bene, «adesso però dobbiamo lavorare al programma», benissimo, «ci porremo più avanti questo tema»
Solita non risposta. Se ne parlerà a settembre/ottobre, quando l’elettorato sarà cotto a puntino da giornali, ospitate e sondaggi che serviranno a rendere impensabile la esclusione di Renzi.
E poi Goffredo Bettini, consigliere particolare del prof dott presid, ha parlato. La faccenda è già chiusa.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Purtroppo andrà proprio così e anche se Renzi firmerà tutti i programmi che vogliono, per il movimento non potrà mai essere una vittoria, non potrà mai esserci cambiamento vero. I simpatizzanti per il M5S di Conte e gli ex grillini perderanno il residuo entusiasmo nella prossima legislatura, quando l’ennesimo tradimento sarà evidente come lo è stato appoggiando il governo Draghi. Su questo aspetto sono convinto che Conte, anche se molto preparato tecnicamente, non potrà guidare i prossimi governi ma solo farne parte.
"Mi piace"Piace a 2 people
se vedo questo inutile nei paraggi saluto i 5s e butto la scheda
Renzi delenda est
"Mi piace""Mi piace"
A “sinistra” c’è un partito che deve cambiare nome e segretario e chiudere col PD.
avete mai sentito di una squadra che vende il suo giocatore migliore e poi vince tutto?
"Mi piace""Mi piace"