Voli di Stato, governo Meloni a quota 480. Record nelle tratte interne. Ha autorizzato gli aerei di Stato 11 volte al mese dal 2022 per i ministri: solo Renzi e Gentiloni avevano fatto peggio

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Nei tre anni e otto mesi di governo, i ministri di Giorgia Meloni hanno utilizzato il volo di Stato per 484 volte con una media di 11,2 al mese. Gli esponenti dell’esecutivo hanno preso un “aereo blu” una volta ogni tre giorni. Un dato che emerge dai dati forniti dalla presidenza del Consiglio aggiornato al mese di maggio e che certifica un utilizzo molto frequente dei voli di Stato: il governo Meloni – appena sopra quello di Mario Draghi – ha fatto il maggior uso degli ultimi dieci anni e quattro esecutivi.
La media mensile è più alta dei due governi Conte (anche se il secondo ha risentito fortemente della pandemia e quindi delle restrizioni sui viaggi) e leggermente sopra di quello dell’ex banchiere. Il record in assoluto dal 2011 a oggi, cioè da quando sono disponibili i dati sui voli di Stato autorizzati dalla presidenza del Consiglio, invece lo detiene il governo di Matteo Renzi.
Secondo i dati elaborati dal Fatto, in base alle tabelle messe a disposizione dalla presidenza del Consiglio (escludendo i voli per ambasciate, consolati, esigenze sanitarie e di delegazioni parlamentari), il record dei voli di Stato spetta appunto al governo Renzi: nei suoi quasi tre anni di esecutivo ha autorizzato 709 voli con una media di 21 al mese. Segue Paolo Gentiloni (il suo successore) con 20,2 voli al mese, Mario Monti con 18,9 e poi Meloni molto più in basso con 11,2 in 43 mesi di mandato. Il governo Draghi, invece, con i suoi 226 voli in 20,2 mesi ha una media di 11,18 aerei blu ogni 30 giorni.
Molto più in basso il governo di Enrico Letta (2013-2014) con 6,2 voli al mese, il Conte-2 con 6,2 (ma, come abbiamo detto, questo dato risente delle restrizioni da Covid-19 sui voli all’estero) e infine l’esecutivo gialloverde, che ha il record negativo dell’uso dei voli di Stato nei suoi 15 mesi di mandato: 65 aerei autorizzati con una media di 4,3 al mese. Un dato che risente, con ogni probabilità, della retorica anti-casta M5S.
Sui 484 voli di Stato autorizzati da novembre 2022, 57 hanno riguardato tratte interne, cioè all’interno del territorio nazionale, anche in questo caso al terzo posto dopo Renzi e Gentiloni. Nulla di illegittimo ma che, in diversi casi, solleva qualche perplessità alla luce della direttiva emanata dal governo Monti nel 2011. Secondo il regolamento, infatti, il volo di Stato deve essere autorizzato, dopo specifiche verifiche, solo “in casi eccezionali”: la direttiva prevede che i voli per i ministri possano essere concessi nel caso di “comprovate, imprevedibili e urgenti esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali e l’impossibilità di voli di linea” e comunque non è ammessa la concessione del trasporto aereo di Stato “per i ministri per le tratte sulle quali sia presente trasporto ferroviario e tale servizio risulti idoneo con gli impegni istituzionali”.
Insomma, l’aereo non dovrebbe essere usato se la meta è raggiungibile con il treno in tempi utili. E invece in un caso su 12 i ministri del governo Meloni hanno volato su aerei di Stato anche per tratte interne.
Chi utilizza maggiormente l’aereo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani con 139 voli: in teoria, il titolare della Farnesina è “giustificato” dal fatto di viaggiare spesso all’estero per missioni istituzionali e in parte è così. Va detto, però, che in 18 casi ha utilizzato l’aereo di Stato per tratte interne, spesso verso il Nord Italia. Poi c’è il ministro della Difesa Guido Crosetto con 72 voli, ma praticamente tutti all’estero e per visitare basi italiane nella penisola o nel mondo o partecipare a summit internazionali: dunque pienamente nel suo ruolo, senza poter fare altrimenti. Poi il titolare della Imprese, Adolfo Urso (51 voli), il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (39), quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (25) e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (15).
Il Guardasigilli è un caso particolare che ha sollevato perplessità tra le opposizioni che ne hanno chiesto conto. Il ministro della Giustizia, dall’inizio del suo mandato, ha utilizzato l’aereo di Stato che fa base a Roma con frequenza dall’aeroporto di Treviso, città dove abita e dove torna nel fine settimana. In 9 casi è decollato o atterrato da Treviso, mentre in altri 4 ha fatto lo stesso dall’aeroporto Marco Polo di Venezia. Solo due volte è partito da Roma: il 3 ottobre 2024 per una missione istituzionale a Tirana e il 12 ottobre per il Consiglio di Giustizia in Lussemburgo. “Erano impegni istituzionali indifferibili e dai tempi stringenti”, ha detto Nordio alle opposizioni. Nel 2026 ha smesso di utilizzare l’aereo: la campagna referendaria l’ha fatta prevalentemente in auto e ora si muove solo sulla tratta Treviso-Roma, in treno.
(the trip)
Anche questo è un volo.
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Articoli del genere, che denunciano la restaurazione della casta cleptocrate, finiscono paradossalmente per far loro pubblicità gratuita e aumentarne i consensi. Il motivo è desolante: una parte dell’elettorato tifa apertamente per loro proprio perché sperperano i soldi pubblici. Essendo elettori che notoriamente non pagano il “pizzo di Stato”, provano una doppia e perversa gratificazione: da un lato godono nel vedere scippati i “poveri fessi” che rispettano le regole, dall’altro si illudono di far parte della cerchia dei ricchi intoccabili. È la sindrome del suddito che applaude il ladro, sperando un giorno di spartirsi le briciole.
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mah!
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