Le temperature record dimostrano che riscaldamento globale sta accelerando. Le destre sovraniste sminuiscono il problema attaccando gli scienziati

(Mario Tozzi – lastampa.it) – Non so cosa si aspettassero quelli che «il clima è sempre cambiato» più di quanto sta accadendo adesso sul continente europeo: forse vedere scendere i cavalieri dell’apocalisse fra piogge di sangue o gli sciami di locuste. Quello che è certo è che un’ondata di calore di queste proporzioni e durata non si era ancora mai registrata. Si tratta di un fenomeno meteorologico che sta diventando sempre più frequente e profondo nell’ultimo periodo, anche se ancora qualche eco di quelle del passato riecheggia; ma le temperature registrate oggi sono decisamente straordinarie e persistenti. Il World Weather Attribution (WWA) fa notare che le attuali ondate di calore europee vengono peggiorate dal riscaldamento globale: simili ondate di calore nel giugno di 50 anni fa sarebbero state di 3,6°C più fresche. Dunque non è vero che si siano già registrati fenomeni simili, mentre è vero che ci avviciniamo al redde rationem climatico che, comunque, ci interesserà tutti.
Le ondate di calore sono una delle conseguenze della crisi climatica insieme con le perturbazioni a carattere violento, anche esse in incremento: più energia termica in atmosfera e negli oceani, più evaporazione, più vapore d’acqua, dunque più fenomeni estremi. Ma, d’altro canto, aggravano la crisi climatica stessa, rafforzandone la potenza. Un circolo vizioso di cui non sentivamo alcun bisogno. Gli effetti sono sotto gi occhi di tutti, fino alle conseguenze estreme, ed erano già stati paventati correttamente dal VI Report IPCC nel 2023. La crisi climatica ha preso un’accelerazione disperata e minaccia il benessere dei sapiens della parte fortunata del mondo e le vite di quelli della parte sfortunata, oltretutto spingendo questo ultimi a migrare in massa. Niente ecatombi, niente fine del mondo, ma inceppo nelle convivenze sociali e crisi nera per tutti gli altri viventi non umani, che dimentichiamo sempre, ma di cui abbiamo un gran bisogno.
Eppure alcuni sondaggi stimano che la preoccupazione per gli effetti del riscaldamento globale è diminuita fino a passare sotto il 50% degli intervistati: ma come, proprio oggi che si vedono gli artigli della crisi, noi la sottovalutiamo? Io lo trovo perfettamente logico e figlio del clima politico e sociale che si sta respirando in questi ultimi anni. L’aggressiva presa di potere delle destre sovraniste e ultraliberiste gioca proprio sulle paure le sue carte migliori e dove non sono i migranti (per altro legati alla crisi climatica), allora è il clima stesso e dove il nemico non è più il comunismo, ecco che conviene prendersela con l’ambientalismo. Vuoi continuare a fare affari as usual, ma sei impaurito dalle regole che si dovrebbero imporre al libero mercato per non arrostire? Basta negare che ci sia una crisi climatica e via a sostenere che il clima è sempre cambiato e che quando eravamo piccoli faceva pure più caldo. Vuoi continuare a lucrare profitti enormi dagli idrocarburi e dal carbone? Basta accusare gli scienziati, che suggeriscono di lasciare sotto terra il 90% del carbone e il 60% del gas e del petrolio (per non vedere salire oltre 1,5°C la temperatura), di essere al soldo dei poteri forti della Green Economy. E così via negando.
Ma la radice negaiola è sempre quella: sono gli stessi mercanti di dubbi un tanto al chilo che negli anni ’70 del XX secolo sostenevano che sì, il fumo farà pure venire il cancro, ma allora la fabbrica dove lavori? L’auto che guidi? La città in cui vivi? Tutte cose vere, ma che nulla c’entravano con il cancro generato dalle sigarette. Sono quelli che hanno sostenuto che non era accertato che le piogge acide fossero causate dallo zolfo dei carboni delle centrali elettriche, pur di non installare quei costosi desolforatori che, una volta allocati, le hanno fatte cessare. Sono gli stessi che, «per carità, non vorremmo mica vietare i CFC solo perché lacerano lo strato di ozono», e hanno così ritardato la loro messa al bando di una quindicina d’anni, nonostante il Nobel per la chimica e gli scienziati avevano scoperto che dipendeva proprio da quei prodotti.
Alla base della negazione della crisi climatica e del ruolo dei sapiens c’è l’idea che non si debbano porre limiti al mercato, che non ci vogliano più regole, ma semmai meno. C’è la massimizzazione dei profitti eletta a religione e alla quale si deve sacrificare anche il bene comune. Ma il punto non è nemmeno questo: liberi sono gli uomini del mondo di farsi governare dai negaioli di turno e di cercare scorciatoie intellettuali pur di non assumersi nessuna responsabilità. Ciò che è intollerabile è la negazione del principio fisico: sarebbe molto più onesto dire che gli scienziati hanno ragione e la situazione preoccupa, ma non si ha nessuna intenzione di assumersi la responsabilità di cambiamenti di abitudini e perdite di posizione. Lo si dica chiaramente: gli specialisti hanno ragione, ma a noi interessano i profitti e le economie, per cui non faremo nulla di quanto suggeriscono gli scienziati, affidandosi, nel migliore dei casi, a una ipertecnologia futuribile che ci libererà dalla CO2, ma della quale non si vede all’orizzonte alcuna traccia.
Questo dovrebbe far capire quanto siamo liberi: quello che pensiamo lo decidono altri, al soldo di chi fa soldi!
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Io dico a Tozzi che bisognerebbe stare più attenti si negazionisti di ritorno, cioè a quelli che parlano in un modo e agiscono in senso contrario . A chi ? A quelli del riarmo con 850 miliardi di euro , per esempio, oppure ai guerraioli per prendere il petrolio e gas qui e là per il mondo e non mi riferisco a Trump ( troppo facile ) ma a tutti gli altri occidentali green della domenica . Poi ci sarebbe da mettere sotto l’ obiettivo anche il modo di trattare gli studiosi ( e non sono pochi) che non sostengono la tesi generale dei cambiamenti climatici dovuti a effetto Serra . Io non sostengo che questi abbiano ragione ( e chi sono io per farlo ? )ma che sia data a loro la possibilità di sostenere le proprie tesi scientifiche alla pari ( Franco Prodi, Rubbia non sono Salvini ). La sopraffazione nei loro confronti gioca un ruolo nell’ avvantaggiare i cosiddetti negazionisti che hanno dalla loro parte anche i guerrafondai pseudo progressisti .
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