A riportare la frase del ministro dei Trasporti e leader della Lega è Giacomo Francesco Saccomanno, riferimento del Carroccio in Calabria. Negli atti anche le conversazioni dell’ad Pietro Ciucci: “Abbiamo vinto al Totocalcio”

Ponte sullo Stretto, l’intercettazione: “Salvini disse che avrebbe fatto la guerra ai magistrati”

(di Giuliano Foschini e Andrea Ossino – repubblica.it) – Matteo ha detto: «Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia». Giacomo Francesco Saccomanno, storico riferimento della Lega in Calabria, racconta così la reazione del suo segretario, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dopo la bocciatura della delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti. La frase compare nell’informativa dei carabinieri del Ros depositata ieri dalla procura di Roma nell’inchiesta sui presunti tentativi di influenzare il controllo di legittimità sulla delibera relativa all’opera da 13,5 miliardi di euro. Al centro ci sono Saccomanno, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele. I primi due, secondo l’accusa, avrebbero promesso incarichi e altri vantaggi a Miele per favorire il via libera al provvedimento. Le cose sono andate diversamente: la delibera è stata bocciata e i tre sono oggi indagati, a vario titolo, per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.

Per capire, bisogna tornare al 2 ottobre. Mancano ventisette giorni al verdetto della Corte dei Conti. La tensione è alta, ma Saccomanno appare fiducioso. Alle 12.13 parla al telefono con Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina (non indagato). «Ho una buona notizia da darti», gli dice. «Abbiamo vinto al totocalcio», scherza Ciucci. «Ancora no, ma potremmo vincere», replica Saccomanno, insistendo per un incontro riservato.

Per gli investigatori quella «buona notizia» potrebbe riguardare informazioni che avrebbero dovuto restare segrete e che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero potuto provenire da Miele o da altri componenti della Corte. Un sospetto che si rafforza in un’altra conversazione. Il 10 ottobre Virgiglio si mostra sicuro: «Ho altri due membri… molto importanti, molto importanti», facendo evidentemente riferimento a giudici contabili. Ma il piano non produce i risultati sperati. Il 29 ottobre la Corte dei Conti respinge la delibera, proprio ventiquattro ore prima dell’evento «Un ponte per crescere», organizzato a Roma.

Doveva essere una giornata di celebrazione, con la possibile presenza di Salvini, ma la decisione della Corte cambia tutto. La delusione emerge chiaramente nelle telefonate intercettate. «È stato un provvedimento eversivo, la Corte dei Conti non può entrare nel merito del progetto», dice Saccomanno parlando con un giornalista. Il cronista gli fa notare un dettaglio che gli investigatori evidenziano in maiuscolo nelle informative: «Eh, la cosa strana: non avete avuto il presidente che assisteva sempre al…». «Lì hanno deciso undici presidenti, quindi lo avranno messo in minoranza», risponde Saccomanno. Per gli investigatori il riferimento sarebbe proprio a Miele. La conversazione prosegue. Il leghista dice che all’incontro si sarebbero «accreditati» anche altri due magistrati contabili. Il giornalista chiede se all’evento parteciperà Salvini.

«Non me l’ha comunicato ancora… d’altro canto, con la rabbia che ha addosso, figurati se…però penso che alla fine verrà perché è importante». Poi aggiunge: «Mi ha scritto comunque. Ha detto: “Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia…”. Ti ho già detto tutto». «La Corte dei Conti – dice Saccomanno – vuol far pagare a questo governo la riforma che si sta facendo sulla Corte dei Conti, che limiterà moltissimo i poteri della Corte. E questa è la risposta».