La fuga dai giudici, la popolarità acquisita in tv, l’ossessione per il controllo dei media, la battuta raggelante, magnificano l’unico modello che ha armato l’ego del “presidente” Usa: Silvio Berlusconi. Non solo l’abbiamo visto arrivare, Trump. Avevamo contribuito a scrivere il prequel

(Luca Bottura – editorialedomani.it) – Il recente passo indietro governativo sullo spam telefonico ha ridato linfa alle chiamate spiacevoli. Tra le molestie più diffuse: l’invito a cambiare operatore Internet pena il rapimento di alcuni parenti; quelli che hanno ricevuto il tuo curriculum ma vogliono usarlo per scopi poco commendevoli, tipo uno schema Ponzi o l’iscrizione al Pd; Donald Trump che dà di matto e poi riattacca.
L’abbrivio giocoso non sminuisca lo scoop de La7, che è riuscita a interloquire con DT ricavandone grevi illazioni anti-Meloni. Ma la polverizzazione della credibilità Usa passa anche per la reperibilità del presidente. Ai tempi di JFK, dovevi almeno essere Marilyn. Quando c’era Nixon, casomai ti intercettava lui. Oggi la permeabilità trumpista ricorda lo smartphone prodotto dai suoi figli: paccottiglia placcata oro, consegnata in ritardo, assemblata negli Usa ma prodotta altrove. Nel suo caso, principalmente in Russia.
Nel recinto furioso che ci è dato di abitare, consenzienti, il rischio concreto è che il dibattito si polarizzi tra chi festeggia, ossia ritiene credibile che Meloni si sia prostrata per una photo-opportunity, e chi coglierà l’occasione per acclamare la video-risposta che “il” presidente ha affidato alla propaganda (i social, il Tg1) raccontando di un’Italia impavida che non si piega di fronte all’alleato ingrato. I miei due cents su «ma ve lo ricordate Conte con la Merkel?».

Invece, tre cose.
La prima, tattica: per Meloni, quello di Trump è l’equivalente politico di un alley-oop, l’azione spettacolare del basket in cui un giocatore alza la palla sopra l’anello mentre il compagno di squadra vola a schiacciare sulle teste degli avversari. I sondaggi calanti, i quattro anni a marcia indietro, la legge elettorale ad fratres che potrebbe persino non bastare, Vannacci che imperversa urlando in pubblico ciò che la base di FdI sussurra in privato alle telecamere di Piazzapulita… tutto questo per un paio di giorni diventerà fondale. E costringerà anche l’opposizione alla flanella comune contro il presunto vilipendio al Tricolore.

La seconda, strategica: Trump regala a Meloni uno scarto win-win in politica estera. Il Dna antiamericano della Destra italiana, tolti i manovali dei Servizi durante la strategia della tensione, nonché il curriculum postfascista, avevano sin qui relegato il governo a remare in direzione ostinata e favorevole a Washington. Lo schiaffo americano post-Iran rimette la casa al centro del villaggio. Hobbit. E rischia di pescare qualche consenso persino nella galassia rossobruna. Sia quella ufficiale, sia quella che abita le ali presentabili delle due coalizioni.
La terza, storica: Trump è ormai un cedimento strutturale che cammina. Male. La cartapesta che lo circonda costringe i Grandi a recitare nel teatrino in cui è mutata la democrazia americana, ma bastano le blandizie di Macron o di Putin per vellicarne ego e ignoranza. Con risultati concreti. Essendo un prodotto mediatico, si potrebbe usare per lui la definizione che Beniamino Placido diede di Celentano: «Un cretino di talento». Ma qui il talento è latitante. Come Trump medesimo, ove non fosse tornato nello Studio Ovale per acclamazione.
Modello Berlusconi
La fuga dai giudici, la popolarità acquisita in tv, l’ossessione per il controllo dei media, la battuta raggelante, lo assimilano a colui che, come Meloni, non si aspettava di entrare nel girone dei maltrattati: Benjamin Netanyahu. Ma ancora di più magnificano l’unico modello che ha armato l’ego del “presidente” Usa: Silvio Berlusconi. Non solo l’abbiamo visto arrivare, Trump. Avevamo contribuito a scrivere il prequel.
Di più, rispetto all’originale, il rifacimento Usa possiede l’ampiezza del budget. Di uguale, le regole imprenditoriali applicate alla politica – l’azienda: il luogo meno democratico del mondo – e l‘abito emotivo, la ciclotimia di due uomini profondamente soli. Che proprio per questo si sono circondati di cortigiani e cortigiane.
Berlusconi, di notte, per vincere il tedio, chiamava le televendite e svuotava le pareti grigie di Telemarket. Il suo clone preferisce molestare La7.
Egregio Bottura, …ma vi ricordate Conte con la Merkel… io non ricordo, può illuminarmi? Grazie
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Egregio mito, ma chi sei? L’avvocato dell’avvocato? E falla finita. Torna a tavola su.
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mito come faccio a smettere di ridere? Capisco la tua figuraccia, capisco che hai un tuo ego, non è che anche tue hai due lauree?
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Ai voglia a rigirare la frittata con tutta la banda degli incartatotani nostrani e tg luce che glie’ suonano la fanfara.La frase pronunciata in mondo visione da parte della Giorgia che si augurava il conferimento del prossimo premio Nobel a colui che di fatto nel tempo si è dimostrato di essere un ©oglione rimarrà scolpita come nella pietra nei libri di storia.🤔
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