Parla Goffredo Bettini, il teorico del campo largo: “Meloni bis? Sarebbe una tragedia. Il centro? Sono convinto che alla fine ci sarà una semplificazione virtuosa. Le primarie a sinistra sono inevitabili”

(di Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – Il mestiere di vivere, e quello di Goffredo Bettini. Escludere Renzi dalla coalizione? “Nessun veto. Il nostro campo è naturale che comprenda chi si batte contro Meloni. Renzi è tra questi e non gli mancano efficacia e talento. Conte non ha posto nessun veto”. Il campo largo? “Meglio chiamarlo il campo dell’alternativa. La sinistra da sola è insufficiente a vincere se a essa non si aggiungono l’insieme delle forze democratiche”. Meloni? “La sua riconferma sarebbe una tragedia, ecco perché accanto al rafforzamento del Pd, accompagno sempre, come premessa, la tenuta della coalizione”. Vannacci? “Purtroppo va preso molto sul serio. Dice le parole che non può dire Meloni. Si rivolge agli arrabbiati e lì c’è un vuoto nostro”. Parla al Foglio, Bettini, il “leale”, “l’amico”.

Bettini l’amico di Conte, il consigliere del Pd, il “monaco”, l’occhio di Bettini… Bettini, ancora? “La passione politica è in me forte, insopprimibile. E’ l’unico mestiere che so fare. Ho 70 anni e non coltivo interessi personali. Sono durato tanti anni, in forme diverse, per questo motivo. Ho accompagnato tanti cambiamenti, ma non ho mai detto una parola contro la mia storia”. Parla dalla Thailandia, dove dice: “Sono ancora bloccato, dopo un’operazione alla retina. Non sono pronto a prendere l’aereo, ma riesco a seguire, a distanza, la rivista che dirigo, Rinascita. Odio la tecnologia ma mi permette di sentirmi presente a dodicimila chilometri di distanza”. Gli chiedo di Renzi, di Vannacci, delle parole di Trump, il bifolco che si rivolge contro Meloni, e Bettini riprende quanto ha scritto di getto sui social, su Trump: “La mancanza di lealtà, di una minima correttezza nei rapporti e la volgarità umorale dei suoi comportamenti, rendono Trump un allarme per gli equilibri internazionali”. Bettini, una vita a sinistra, nel Pci, e ora passa per l’amico di Conte, per il suo amico geniale. A chi è leale, Bettini? Risponde: “Sa cosa dice Piero Fassino, così lontano dalle mie opinioni, compagno che ho sempre stimato? Ha dichiarato ultimamente: Bettini non sarà mai sleale verso il Pd e la sua segretaria, ma sono autonomo. Ho amato più o meno i segretari del mio partito, ma non sono stato mai un berlingueriano, un nattiano, un occhettiano e così via. Semmai ho avvertito Ingrao come un punto di riferimento permanente e insostituibile. Un comunista agli antipodi del settarismo e aperto a mondi diversi”. Iniziamo a chiacchierare sul centro, sulla fotografia di Conte-Schlein-Fratoianni e Bonelli, che ha escluso Renzi e gli altri leader di centro. Bettini è sicuro che alla fine la sintesi ci sarà: “Il centro? Sono convinto che alla fine ci sarà una semplificazione virtuosa. Tutti sono ormai consapevoli della necessità di unire alla sinistra e ai progressisti una componente civica, liberale, socialista, libertaria, repubblicana. Sono energie pienamente in movimento. Vedremo nelle prossime settimane come si vorranno aggregare, se in uno o più soggetti politici. Di fronte alla destra estrema che governa, non si possono disperdere voti; dopo l’incontro assai utile dei partiti che hanno già consolidato una loro unità ci sarà un percorso di allargamento, con il maturare dei tempi”.

Faccio notare che siamo tornati “al momento Bettini”, come sempre, come quando andavamo sotto casa sua, a Roma, durante il governo giallorosso, e Bettini doveva mettere pace fra Renzi e Conte. E’ vero che Bettini ha ripreso a parlare con Renzi? Racconta che non ha mai smesso e che parla anche con Schlein, “la segretaria”, così la chiama, con rispetto, lealtà. Poi, per non evadere la domanda, torna su Renzi: “Su Renzi rispondo con semplicità. Il nostro campo è naturale che comprenda coloro che da tempo in modo chiaro si battono all’opposizione della Meloni”. E Renzi è tra questi? “Renzi è tra questi. Il passato ha lasciato strascichi amari. In particolare nell’elettorato di sinistra e del Movimento 5 stelle, la caduta del Conte II, un governo provvidenziale per l’Italia, brucia ancora e solleva diffidenza. Ma se oggi, su un programma chiaro di cambiamento, ritornano insieme tutte le energie democratiche è un fatto positivo. La segretaria del Pd richiama continuamente la sua giusta linea ‘testardamente unitaria’. In questa direzione Elly Schlein continua a spingere”. Renzi viene però attaccato adesso quotidianamente dal M5s, sui giornali di area. Domando a Bettini se il veto su Renzi esiste o meno, se quel veto di Conte permanga e Bettini, secco, replica: “Conte non va travisato. Non ha posto alcun veto su Renzi. Piuttosto, indica un ulteriore percorso di chiarimento programmatico e di verifica sulla affidabilità degli intenti reciproci. Conte ha parlato della necessità di amicizia tra le forze della coalizione. Amicizia è una parola bella e impegnativa. Significa non solo unirsi con l’altro, ma donarsi all’altro”. Bettini non ha mai nascosto di puntare su Alessandro Onorato, assessore di Gualtieri, che ha lanciato il suo Progetto civico Italia. Non vuole sbilanciarsi su chi possa essere la figura che faccia sintesi al centro e invita a parlare di Vannacci, un fenomeno che lo allarma. E’ seria l’ascesa del Generale o è solo percepita come il sondaggio che gonfia, gonfia, come le rane o le nuvole? Bettini sospira e poi fa una delle sue analisi, quello che chiama il suo metodo (“faccio analisi”): “Vannacci, purtroppo, va preso molto sul serio. Dice le parole che non può dire Meloni. Lavora dentro una ‘faglia’ reale delle democrazie occidentali. La distanza tra le élite, anche democratiche, e i dimenticati, gli arrabbiati, i disperati, quelli che non credono più nella democrazia, perché schiacciati nella loro condizione considerata senza sbocchi. Lì c’è un vuoto nostro. Lo stiamo cercando di riempire negli ultimi anni. Ma è una corsa contro il tempo. Dobbiamo essere veloci”. Ricordo allora che Meloni ha un consenso forte, stabile, che non viene scalfito malgrado lo spelacchiamento della Lega, di Forza Italia e Bettini, con la sua voce che si sa fare calda e forte, spiega: “Guardi, che il fallimento della destra è certificato dai dati Istat. Il paese è fermo, i poveri aumentano, i giovani scappano dall’Italia, i salari restano scandalosamente bassi, sulla politica estera l’Italia sembra la pallina di un ‘flipper’. Appare, persino, patetica. Eppure, nei sondaggi flette ma non crolla. Sarà perché ancora il centrosinistra non riesce a lanciare messaggi univoci. Stiamo lavorando per arrivare a settembre a una maggiore concretezza e a evocare una speranza. Ma le difficoltà derivano anche dal fatto che la destra lavora da tempo su un terreno metapolitico: nel mondo in subbuglio invoca la ‘normalità'”.

Bettini dice qualcosa di enorme di cui rimane convinto: “Quando parlo di terreno metapolitico su cui punta la destra mi riferisco a certezze antiche, voglia di ordine, cura egoistica del proprio microcosmo. Il fascismo storico, in fondo, non fu tanto i sogni dell’impero, piuttosto ‘l’inchiavardare’ l’Italia ad una stasi e a un degrado di civiltà, vigilati dal manganello”. Torniamo sempre su Conte, su quella frase, che ha fatto discutere, il suo “non siamo di sinistra”. Alla Camera, quando i giornalisti hanno chiesto a Conte di Vannacci, l’ex premier ha risposto che “il M5s non ha mai detto quelle cazzate”.

In questi anni Bettini ha adottato il M5s, se n’è fatto quasi garante, ha lodato quel cammino che ha portato il M5s da forza antisistema a forza di governo. Capisco che Bettini vede in Conte una capacità unica, ma è troppo abile per dirmi che è il miglior candidato premier per battere Meloni. Perché sempre Conte? Bettini si arresta un momento e poi, come se volesse raccontare la lunga marcia del proletariato, inizia: “Vuole che le dica davvero quello che penso? Il Movimento 5 stelle ha avuto un grande merito, riconosciuto da pochi: ha tenuto la spinta antistituzionale e populista nel perimetro democratico. Con Conte ha fatto un passo in avanti, diventando una forza di governo a pieno titolo. Ma Conte va molto oltre il suo partito, che non lo racchiude interamente. Per sensibilità, cultura, autorevolezza”. E Bettini? Il poeta scelto dalla maturità di quest’anno è stato Cesare Pavese, il Pavese del Mestiere di vivere. Ogni volta che Bettini parla sente la necessità, come Pavese, di ricordare qual è il suo mestiere. Scriveva Pavese: “La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti”. Bettini parla del suo passato, del suo mestiere, e ripete quasi fino a stancarsi: “La politica è l’unico mestiere che so fare da quando a 14 anni ho preso la tessera del Pci. Da essa ho tratto tutto quello che sono. Con i miei pregi e i miei difetti”. Oggi qual è l’altro mestiere di Bettini? “Per quello che posso, il mio compito è fare sì che non si spezzi la corda tra le anime della coalizione”. Ci lasciamo parlando delle primarie, del rischio di lacerare ancora il “campo dell’alternativa”, come a Bettini piace chiamarlo. Mi risponde che “le primarie sono inevitabili se non c’è intesa su una candidatura condivisa. Il rischio di una spaccatura tra gli elettorati è alta ma si tratta di creare il clima giusto, un impegno a non attaccarsi reciprocamente”. Ci crede? “Serve l’impegno di ognuno a portare tutti coloro che hanno votato a convergere sul vincitore, amicizia, amicizia, e ancora amicizia”. Bettini? “Un amico”.