I governatori del Nord, i dirigenti storici e quella parte degli esponenti che da anni contestano la linea salviniana avrebbero un argomento difficilmente contestabile: il segretario che doveva allargare il consenso avrebbe finito per regalare voti a un concorrente

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Non è Roberto Vannacci il problema principale di Giorgia Meloni. O almeno non ancora. Nei palazzi della politica, dove i numeri contano più delle dichiarazioni e le dinamiche interne ai partiti valgono spesso più degli scontri televisivi, il vero timore che serpeggia attorno alla presidente del Consiglio ha un altro nome: Matteo Salvini.
La convention di Futuro Nazionale ha segnato un passaggio politico che nessuno nel centrodestra può più liquidare come una semplice fiammata mediatica. Il generale ha costruito un partito, ha organizzato una struttura nazionale e continua a occupare uno spazio politico che fino a pochi mesi fa apparteneva quasi esclusivamente alla Lega.
A Palazzo Chigi osservano il fenomeno con prudenza. Ufficialmente prevale lo scetticismo. In Fratelli d’Italia ricordano che trasformare il consenso personale in voti reali è un’impresa difficile e che un conto sono le piazze piene, un altro le urne. Ma dietro le dichiarazioni di circostanza c’è una preoccupazione diversa. La domanda che circola tra i dirigenti della maggioranza non è se Vannacci possa togliere qualche punto a Meloni. La vera domanda è cosa accadrebbe alla Lega se Futuro Nazionale dovesse superarla nei sondaggi.
Per Matteo Salvini la sfida è esistenziale. Il leader leghista ha investito politicamente sul generale, ne ha favorito l’ascesa europea e ne ha cavalcato il consenso. Oggi però quel fenomeno rischia di trasformarsi nel principale concorrente della Lega. Se Futuro Nazionale dovesse superare il Carroccio nei sondaggi, all’interno del partito si aprirebbe inevitabilmente una resa dei conti. I governatori del Nord, i dirigenti storici e quella parte della classe dirigente che da anni contestano la linea salviniana avrebbero un argomento difficilmente contestabile: il segretario che doveva allargare il consenso avrebbe finito per regalare voti a un concorrente.
È questo il punto che inquieta Palazzo Chigi. Una Lega in fibrillazione significherebbe una maggioranza meno stabile e un alleato costretto a combattere contemporaneamente due guerre: una contro Vannacci e una dentro il proprio partito. Ed è qui che nasce il vero retroscena. In caso di sorpasso, Salvini potrebbe trovarsi davanti a un bivio drammatico. Restare al governo aspettando che la crisi interna esploda e lo travolga oppure tentare una fuga in avanti.
Per il leader leghista le elezioni anticipate potrebbero trasformarsi nell’ultima occasione per blindare la propria leadership. Andare al voto rapidamente significherebbe congelare i regolamenti di conti interni e chiedere agli elettori una nuova investitura popolare prima che gli avversari interni organizzino l’assalto alla segreteria. Una dinamica che Meloni conosce perfettamente.
Per questo la crescita di Vannacci viene osservata con attenzione. Non tanto perché possa mettere in discussione il primato di Fratelli d’Italia, che resta saldamente il primo partito della coalizione, quanto perché rischia di destabilizzare il secondo pilastro del centrodestra. Il paradosso è evidente. Più Vannacci cresce, meno problemi crea direttamente a Meloni. Ma più aumenta il rischio che Salvini entri in una zona di turbolenza politica dalla quale potrebbe uscire scegliendo mosse imprevedibili.
Per la premier il vero obiettivo non è fermare il generale. È evitare che la competizione tra Futuro Nazionale e Lega si trasformi in una guerra per la sopravvivenza politica del Capitano. Perché se il centrodestra oggi appare solido, il punto di equilibrio resta fragile. E nelle stanze del potere c’è chi ripete sottovoce che il problema non è il partito che sta nascendo. Il problema è ciò che potrebbe accadere al partito che rischia di essere sorpassato. Ecco perché, dietro gli affondi pubblici contro Vannacci, qualcuno vede un messaggio indirizzato soprattutto a Salvini. Un avvertimento, ma anche una protezione. Perché il vero incubo di Giorgia Meloni non è l’avanzata del generale. È il giorno in cui Matteo Salvini dovesse convincersi di non avere più nulla da perdere.
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Cara Giorgia è tempo de mojto🤔
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