
(dagospia.com) – Giorgia Meloni conferma di possedere le virtù del camaleonte, anche le più sfacciate. Da quanto tempo l’ex “pontiera” non si riempie la bocca della parola Trump? Ora, il massimo che si concede è: “Ci vogliono gli Stati Uniti”.
E quanto si sarà incazzata di essere stata esclusa dal tavolo dei Volenterosi Macron, Merz e Starmer, che hanno rispolverato il formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito) per invitare Zelensky a Londra?
Il presidente ucraino, da parte sua, non ha alzato un dito per far aggiungere un posto a tavola per la fu “Giorgia dei Due Mondi”: ci ha messo un po’ ma finalmente ha capito che trattasi di un leader “tutta chiacchiere e distintivo” con accompagnamento di occhioni e smorfie.
Un tipino inaffidabile che ancora spera di ritornare nelle grazie del Demente della Casa Bianca. Una “profumiera” a capo di un governo, in compagnia di un putiniano chiamato Matteo Salvini, che figura, tra i 27 stati dell’Ue, al diciottesimo posto per contributi sulla base del prodotto interno lordo. In quattro anni di conflitto, tra aiuti finanziari, umanitari e militari, il governo Meloni ha stanziato soltanto lo 0,23% del suo Pil: 15,6 miliardi.
Essendo intelligente e scaltra, la Meloni, per rimbalzare il documento congiunto di Francia e Germania che propone l’ingresso nell’Ue dell’Ucraina, mica si è opposta direttamente, ma si è attaccata ai paesi dei Balcani che hanno fatto richiesta prima di Kiev.
Pur avendo disertato, per ripicca con il duo Macron e Merz che non se la filano, l’incontro di tre giorni fa a Tivat, in Montenegro, la Thatcher della Garbatella, che ha un rapporto consolidato con il premier albanese Edi Rama, che nel 2023 la ospitò per le vacanze nel suo Paese, ha fatto notare come sia inopportuno concedere una corsia preferenziale a Kiev, quando Albania e Montenegro hanno chiesto da anni di far parte dell’Unione.
Per capire quanto gli otoliti di Giorgia Meloni abbiano ripreso a vorticare per l’isolamento forzoso a cui è costretta, basta osservare il suo comportamento con la questione del diritto di veto al Consiglio europeo: malgrado non ci sia più Viktor Orban tra i piedi, a opporsi a qualsiasi decisione importante, Meloni non ha ancora accettato di dare il suo via libera alla rimozione dell’unanimità nelle decisioni prese dai capi di Stato e di Governo dei 27.
Per cambiare le regole sull’unanimità, infatti, serve l’unanimità: il veto è uno dei fattori che frena qualsiasi riforma e innovazione a Bruxelles (non a caso tutti coloro che hanno a cuore l’Europa, da Draghi a Prodi, ne chiedono da tempo il superamento), concedendo ai paesi più piccoli un potere di ricatto su tutti gli altri 27. Ma il no alla rimozione del veto resta per Meloni l’unica arma per metterlo in quel posto a Macron e Merz. Così imparano a non invitarmi, tiè!
Ma le maggiori difficoltà per Meloni, però, non sono tra le aule grigie degli europalazzi, piuttosto tra quelle affrescate di Roma.
In barba allo sconquasso economico mondiale, all’inflazione crescente e alle risorse energetiche appese allo Stretto di Hormuz, infatti, nemmeno la sua liaison con Trump, ha avuto effetti penalizzanti nei sondaggi, che danno FdI sempre tra il 27 e 29%.
Dati che non possono che far gongolare la Ducetta, che però è angosciata dal mantenimento dell’equilibrio tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, i tre partiti dell’alleanza di governo, in vista delle politiche del prossimo anno.
I rapporti sono sempre più tesi, a partire dalla riforma della legge elettorale che, a colpi di maggioranza, Meloni vuole far passare entro novembre.
Fino al giorno dell’approvazione delle nuove norme, Giorgia Meloni ha capito che dovrà concedere qualche carotina a uno scalpitante Matteo Salvini (vedi le accise e lo stop al “voucher energia” di Urso), avendo bisogno dei voti della Lega per farla approvare.
Anzi: Meloni si trova nella condizione di dover rafforzare e “puntellare” il fu Truce del Papeete, alle prese con Vannacci che gli sta smontando il partito.
Sebbene ripeta a tutti che si voterà alla scadenza della legislatura, a ottobre 2027, la “Statista della Sgarbatella” in realtà sogna di bruciare i tempi e anticipare l’apertura delle urne a primavera, perché teme i contraccolpi economici da qui a un anno.
È invece contrarissima ad andare a elezioni in autunno: promettere “L’età dell’oro” a ottobre e un mese dopo firmare una legge finanziaria lacrime e sangue da inviare agli ‘’aguzzini’’ di Bruxelles per l’approvazione, è troppo persino per una Camaleonte come Meloni. (Nel 2022, presentò una finanziaria in sostanza fatta da Draghi. Ora il discorso è diverso).
Allo stesso tempo la premier, che punta al voto politico ad aprile-maggio, è contraria all’election-day con le amministrative di primavera, che chiameranno alle urne gli elettori di cinque città governate attualmente da giunte di centro-sinistra (Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli).
L’election-day, la Ducetta, è possibile solo nel caso di poter strappare al centrosinistra Roma e Milano, i due comuni più importanti d’Italia.
Con il candidato ciellino Maurizio Lupi, scelto dal gran puparo La Russa, potrebbe giocarsela alla grande a Milano, ma la Madunnina non basta.
Occorre espugnare anche la Città Eterna, che è ancora sottosopra sul nome del candidato prescelto da via della Scrofa.
Tutto sta girando intorno dati dei sondaggi: Calenda poteva farcela a battere Gualtieri, ma ha giurato che con la destra non ci andrà mai, l’autocandidato Rampelli viene dato sconfitto per 5 punti: vale la pena lasciare la vicepresidenza della Camera per fare il capo dell’opposizione in Campidoglio?
C’è poi da considerare un altro ostacolo, il più grande, tra Meloni e le elezioni anticipate: Sergio Mattarella.
Il Quirinale, con la crisi energetica che morde i risparmi degli italiani, l’inflazione che aumenta e i soldi che scarseggiano, potrebbe facilmente tirare in ballo la questione dei costi per “sconsigliare” due tornate elettorali differenti. E per sciogliere le Camere, il pallino ce l’ha in mano, per ora, Sergione Mattarella…



Meno di un Berlusconi… Solo che al nano di Arcore, non gli hanno mai detto di toglierseli. 🤣 Vuol dire che tolti i tacchi alla madre e a cocakhokhol, arrivano ai bordi dei tavoli?
ZELENSKY E LE SCARPE COL RIALZO – Al presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è stato permesso di indossare scarpe con i tacchi alti per una foto di gruppo con i leader di Regno Unito, Francia e Germania, secondo quanto appreso dai giornalisti che hanno seguito l’evento . Secondo il FT, Zelensky è stato costretto a togliersi le sue solite scarpe per una foto di gruppo a Londra, al fine di rispettare la gerarchia visiva dei negoziatori. Secondo i giornalisti, dopo questo episodio, il presidente ucraino ha avuto una vera e propria crisi di nervi e ha acconsentito alla sessione fotografica solo dopo molte insistenze. “La sensibilità del presidente Zelensky nei confronti della sua immagine nelle foto con i leader europei è nota da tempo, ma una reazione così violenta è sorprendente”, osserva la testata.
La Bulgaria non fornirà più armi all’Ucraina. Ad annunciarlo il Ministro della Difesa Dimitar Stoyanov:Abbiamo già chiarito che la guerra in Ucraina non si risolverà sul campo di battaglia. L’Ucraina ha bisogno di più persone, non di più armi. Ha già armi a sufficienza, quindi non prevediamo di fornirne altre all’esercito ucrainoIl primo ministro Rumen Radev, il cui governo si è recentemente insediato dopo la vittoria nelle ultime elezioni, si oppone da tempo all’armamento dell’Ucraina auspicando invece soluzioni diplomatiche.
🇺🇦👋🏼🏃🏼♂️ FUGA DALL’ UCRAINA: Il 60% degli ucraini che sono entrati in Germania negli ultimi 16 mesi sono uomini in età militare, ovvero circa 60.000 persone, riferisce n-tv, analizzando i dati dell’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati.◾In totale, al 30 maggio, c’erano 1,3 milioni di rifugiati ucraini in Germania, inclusi 356.000 uomini di età compresa tra i 18 e i 63 anni.◾Dall’agosto 2025, il confine è stato aperto per gli uomini di età compresa tra i 18 e i 22 anni.◾Attualmente, l’Europa sta discutendo dell’estensione del programma per proteggere gli ucraini, ma con l’esclusione degli uomini soggetti alla leva militare.Il numero dei disertori dall’esercito ucraino nel 2026 ha superato le 90.000 persone. A maggio, secondo i dati della procura ucraina, sono stati aperti più di 18.400 casi di abbandono volontario dell’unità e di diserzione. Dall’inizio dell’anno sono stati aperti più di 90.700 casi simili.Ricordiamo che il nostro gruppo per il conteggio delle perdite delle forze armate ucraine svolge la propria attività esclusivamente sull’entusiasmo dei partecipanti, e non abbiamo abbastanza tempo e risorse per molti argomenti interessanti. Pertanto, invitiamo sempre i volontari ad aiutarci nel nostro interessante lavoro.
🇺🇦👋🏼 ENORMI FILE DI AUTO PER USCIRE DALL’ UCRAINA AL CONFINE CON LA POLONIA ◾Le code per l’uscita dall’Ucraina stanno aumentando alla frontiera ucraino-polacca, riferisce Strana news . La situazione più difficile si verifica ai valichi di frontiera di “Krakovets” e “Ustyluh”, dove rispettivamente ci sono circa 100 e 95 auto in attesa. Lo riferisce il Servizio di Stato delle Frontiere dell’Ucraina. Secondo i suoi dati, a “Rava-Russkaya” ci sono 65 auto in attesa, a “Shehyni” ce ne sono 60, a “Uhrinov”, “Hrusheve” e “Nizhankovichi” ce ne sono 25 ciascuna. Anche le code di autobus sono in aumento. Ai valichi di frontiera di “Krakovets” e “Shehyni” ci sono 13 autobus in attesa, a “Ustyluh” ce n’è uno.
Il Servizio di Stato delle Frontiere sottolinea che con l’inizio della stagione turistica estiva, il flusso di passeggeri attraverso la frontiera occidentale aumenta tradizionalmente. Quest’anno si prevede un aumento di circa il 20%.◾Non arrivano immagini simili dai punti di frontiera russi, nonostante i blocchi.
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Non c’entra con l’articolo ma la coatta che usa parlare con la “C” strascicata non è per snobismo all’incontrario come qualcuno, piccato, ha voluto precisare non appartenente alla romanità.
Ora, di seguito un film del 1955 con Fabrizzi e Sordi “Accadde al penitenziario” in cui alle prime battute, per chi volesse togliersi lo sfizio, c’è un dialogo tra i due attori che parlano di soldi: quattroscento, cinquescento.
Pertanto e un modo di parlare romanesco, ciao
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