(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – La risposta tutt’altro che netta con cui Elly Schlein ha cercato di spiegare il ritorno di Renzi nel centrosinistra (“Chiedetelo a lui”), dà la conferma di come il masochismo del campo largo, ma a questo punto più che altro del “campo santo”, non abbia limiti. Sembra che anche Conte sia diventato più morbido sul tema. La stessa presidente della Sardegna, Alessandra Todde (M5S), poche sere fa a Otto e mezzo ha minimizzato sui rischi di riportarsi in casa il leader (va be’) di Italia Viva (cioè morta). Siamo arrivati al punto che se Chiara Appendino (M5S) ribadisce l’ovvio, ovvero che è impossibile fidarsi di uno come Renzi, passa quasi per eretica e sfascia-alleanze: lei, mica Renzi!

[…] Lo scenario che si prospetta è particolarmente avvilente: la Diversamente Lince di Rignano e i suoi non starebbero soltanto chiedendo di tornare nel centrosinistra, ma pretenderebbero pure 6/8 posti sicuri nelle liste del Pd per le elezioni del 2027. Quindi Schlein, che se ne andò dal Pd perché c’era Renzi e che è stata votata segretaria (dai non iscritti) per cambiare il Pd, dovrebbe dare posti sicuri nelle sue liste a Renzi, Boschi e giannizzeri restanti. Il delirio totale. Renzi non ha voti, nel mondo reale è detestato anche dai muri e se te lo metti in casa la bombarda politicamente dopo due nanosecondi, però nei giornaloni è partita la vulgata secondo cui “è l’unico che fa opposizione”. Come no. La narrazione dominante vuole che Renzi, in Parlamento e in tivù, sia quello che parli meglio contro il governo Meloni. Macché: fa battute da asilo nido, tipo “il governo sembra la famiglia Addams”, e la sua efficacia sembra tale perché quasi tutti i media lo riprendono con taglio agiografico. Renzi è un oratore normalissimo, con un’ironia ferma alla scuola d’infanzia e una sincerità mai pervenuta. Uno così, in Toscana, in una gara di ironia ed efficacia arriverebbe 91esimo (su 90 iscritti). Uno come Ricciardi (M5S) è cento volte più forte, colto e diretto, ma ha meno santi mediatici in Paradiso. E dunque lo notano assai di meno. La verità è che è partita la gara a rivalutare Renzi, da sempre la sbornia politica peggiore che mai abbia preso l’intellighenzia di centrosinistra, e questo provoca un effetto domino devastante che fa il gioco della Meloni: se le mettono contro (anche) Renzi, la vittoria per lei è assicurata, perché gli astenuti e i delusi di sinistra (e/o grillini) non torneranno mai e poi mai al voto. Anzi: smetterà di votare ancora più gente, perché l’unico talento politico di Renzi è quello di stare trasversalmente sulle scatole a tutti o quasi.

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A questo punto “meglio” Calenda, che tra un insulto gratuito e l’altro al Fatto, se non altro dice di voler correre da solo (e con Conte e Fratoianni mai nella vita): la speranza, per una volta, è che non cambi idea. Per fortuna qualche mente pensante resta attiva. Per esempio Rosy Bindi, da sempre lucidissima (anche) su Renzi, che si è espressa così tre sere fa da Massimo Gramellini su La7: “Per carità, i discorsi (Renzi) li sa fare meglio di tutti, ma lo sapevamo già. Peccato che sui problemi essenziali sta sempre da un’altra parte. Sul referendum sulla giustizia non pervenuto, sulla politica estera non si capisce. Sulle questioni essenziali non c’è”. E ha pure ringraziato Trump “perché ci ha liberato da Maduro e Khamenei“. Analisi che non fanno una piega.

[…] Renzi ha tradito prima Letta e poi Conte: la sua natura è quella. Al referendum sulla giustizia non ha detto cosa avrebbe votato. Su Ucraina e ancor più Gaza (e Flotilla) parla come Tajani. Sui temi caldi conferma di essere un berlusconiano (minore). Se va bene al campo largo porta un 2%, ma toglie il doppio e anche più. Era e resta quello di Bin Salman, degli attacchi a Report, della riforma Rai, eccetera. E i discorsi li fa “meglio di tutti” solo se quel “tutti” coincide con Urso o Bonelli. Rimetterselo in casa è da Tso diretto. Ma siamo tutti scemi o cosa?