
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Vedrete che, da qui a quando saranno pronte le carte per l’entrata ufficiale dell’Ucraina nell’Unione europea, subiremo un lavaggio del cervello d’impeto futurista al cui confronto quello per farci apprezzare la guerra era una bazzecola: “Accelerazione dell’Ue, via al dossier sull’adesione di Kiev” (Repubblica); “Dall’Europa una spinta sull’adesione dell’Ucraina” (Corriere), mentre Il Foglio dipinge una Meloni irremovibile che “ferma Salvini che dice No all’Ucraina nella Ue” (il quale Salvini fa “le bizze” secondo Rep).
[…] Perché questa accelerazione, proprio adesso che Putin rilancia l’idea di colloqui di pace? La narrazione ufficiale adduce tre motivi (impariamoli a memoria: la formula “c’è un aggressore e c’è un aggredito” è diventata un po’ fané): la sconfitta di Orbán in Ungheria; la proposta del cancelliere tedesco Merz (quello per il quale Israele sta facendo il lavoro sporco per noi sterminando i palestinesi) di “associare” l’Ucraina, proposta rifiutata da Zelensky; la necessità di avere dalla parte dell’Europa “l’esercito più grande del Vecchio continente” (così Rep). Cioè, noi abbiamo mandato talmente tante armi all’Ucraina, e ne abbiamo talmente carenza, che ci farebbe comodo riprendercele, sempre in vista dell’imminente attacco russo all’Europa che nessuno ci ha minacciato e non è nei piani di Putin, ma che diventerebbe paradossalmente più probabile proprio nel momento dell’entrata dell’Ucraina in Europa. Forse dovremmo temere un attacco più dagli Usa che si sfilano dalla Nato e vogliono prendersi la Groenlandia (danese), ma abbiamo avuto prova di non avere governanti razionali. […]
Così quel che finora da parte nostra era facoltativo – difendere un Paese non Ue e non Nato in nome della “democrazia” – diventerebbe obbligatorio. Si direbbe che ai piani alti dell’Ue ci si sia accorti che un Paese armato fino ai denti e pieno di milizie incontrollabili è meglio averlo amico che costantemente alla porta con la mano tesa, soprattutto nell’ottica della Difesa comune che ci consentirebbe di recuperare un po’ della ferraglia che abbiamo comprato dagli Usa o che hanno prodotto le nostre aziende grazie allo sbarazzino provvedimento detto Asap (Act in Support of Ammunition Production) con cui l’Europa della Von der Leyen ha sottratto soldi al Pnrr per darli all’industria bellica (colpo di genio: farli rientrare sotto la seconda “r” del Pnrr, la famosa “resilienza”; scemi noi, che pensavamo servisse a rafforzare le terapie intensive).
[…] Ma quali sono i criteri per diventare membri dell’Ue? Copia-incolliamo dal sito del Parlamento europeo: “Il primo criterio è quello di rispettare i valori democratici su cui si basa l’Unione europea. Il Paese deve avere istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Per avviare un negoziato questa condizione è imprescindibile”. Ah, ma allora tutto a posto, potevano dircelo prima. Zelensky ha messo fuori legge gli 11 partiti d’opposizione, oscurato 3 reti televisive, istituito la legge marziale; il governo controlla la magistratura, l’esercito nazionale ingloba milizie naziste, le minoranze delle regioni russofone, vedi il Donbass, non godono degli stessi diritti degli ucraini; l’Ucraina ha l’indice di corruzione più elevato d’Europa (Transparency International) ed è al 79° posto su 108 per libertà di stampa (Index Rsf). Un concentrato di “nostri valori”. Che aspettiamo ad accoglierlo? Tanto più alla luce del fatto che il 25 maggio Zelensky ha ricevuto con tutti gli onori la salma di Andriy Melnyk, davanti alla cui tomba in terra ucraina si è inginocchiato. Chi è Melnyk? È il co-fondatore dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), nata nel 1929 per l’indipendenza dall’Urss. Melnyk ammirava Mussolini, ma non il nazismo, venerato invece da un altro componente dell’Oun: Stepan Bandera. Nel 1938 vennero reclutati entrambi come spie dall’intelligence nazista (fatti emersi durante il processo di Norimberga). Bandera, ritenuto uno dei responsabili dell’Olocausto in Ucraina di 1,6 milioni di ebrei e dei massacri dei polacchi in Volinia e Galizia orientale, fu dichiarato eroe nazionale nel 2010 dall’allora presidente ucraino Yushchenko. Melnyk, più moderato di Bandera, verrà arrestato dalla Gestapo ed esiliato in Lussemburgo, dov’era sepolto fino a pochi giorni fa. In una Ue che strilla all’antisemitismo per ogni critica a Israele, ben venga la memoria di questi eroi (per tacere del Battaglione Azov, i ragazzoni della Guardia nazionale che tanto hanno fatto sognare la nostra stampa liberal-chic-bellicista con le loro svastiche tatuate sul petto e la lettura serale di Kant). Come non fare carte false per prenderci questo bendidio? Una curiosità per feticisti: il simbolo dell’Oun è il Tryzub, il tridente che il senatore Carlo Calenda si è fatto tatuare sul polso.
Come al solito Ranieri da 30 e lode con bacio accademico . A proposito di caratteristiche democratiche imprescindibili per entrare a far parte dell’ EU , Zelenski potrebbe obiettare: ma anche nei paesi baltici le popolazioni russofone e russofile nonché russe sono bandite da incarichi pubblici e discriminate deliberatamente eppure sono entrate in EU . Quindi…
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Roba da emigrare in Russia immediatamente!
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SE non avessi 85 anni !
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Speriamo che Putin non s’incazzi perchè saremo in guerra contro di lui.
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Se tutto questo armamentario neonazi e filonazi piace persino agli ebrei (tipo Parenzo) chi siamo noi per contestarlo?
Invece la buona notizia è che l’ingresso dell’Ucraina probabilmente farà esplodere definitivamente la UE, perché serviranno una montagna di soldi per ricostruirla. Quindi alla deindustrializzazione, ai costi dell’energia, ai dazi di Papi, al riarmo fino ai denti per combattere non si sa contro chi, si aggiungerà pure una bella tassa supplementare pro-Ucraina. E in tutto questo AFD dove arriverà?
Insomma, popcorn per tutti!
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A proposito di Ucraina:
19/08/2022
(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – A chi crede o vuole far credere che la guerra in Ucraina sia iniziata il 24 febbraio 2022 con l’attacco criminale di Putin e dimentica i 16mila morti in otto anni nel Donbass, gli accordi di Minsk sull’autonomia della regione russofona traditi da Kiev e altre cosucce, segnalo un fatterello che mi ha ricordato il lettore Angelo Caria. La protagonista è Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario agli Affari politici di Joe Biden (democratico), ieri pedina-chiave dell’amministrazione di George W. Bush (repubblicano), che la promosse consigliere del suo vice Dick Cheney (2003-05) e ambasciatrice alla Nato (2005-08), e poi dell’amministrazione di Barack Obama (democratico), che nel 2013 la nominò Assistente del Segretario di Stato (John Kerry) per gli Affari Europei ed Eurasiatici. Moglie del superfalco neocon Robert Kagan, fervida sostenitrice delle guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, nel dicembre 2013 la Nuland dichiara: “Gli Usa hanno investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita”. Poi vola a Kiev a promuovere la “rivolta di Euromaidan”: la sanguinosa protesta nazionalista che il 22 febbraio 2014, con l’ausilio di milizie neonaziste, caccerà il presidente eletto Viktor Yanukovich, filo-russo ma anche filo-Ue.
A fine gennaio, un mese prima del ribaltone, mentre Obama&C. inneggiano all’autodeterminazione degli ucraini, la Nuland si fa beccare da uno spione (forse russo, che pubblica il leak su YouTube) al telefono con Geoffrey Pyatt, ambasciatore Usa in Ucraina. Nella conversazione, tuttora in rete, i due già sanno che Yanukovich cadrà e decidono – non si sa bene a che titolo – chi dei suoi oppositori dovrà fare il premier e il ministro del futuro governo. La Nuland confida di aver esposto il suo piano di “pacificazione” dell’Ucraina al sottosegretario per gli Affari politici dell’Onu, l’americano Jeffrey Feltman, intenzionato a nominare un inviato speciale d’intesa col vicepresidente Usa Joe Biden e all’insaputa degli alleati Nato e Ue. “Sarebbe grande”, chiosa la Nuland. Che non gradisce come futuro premier ucraino il capo dell’opposizione, l’ex pugile Vitali Klitschko (“Non penso sia una buona idea”): meglio l’uomo delle banche Arseniy Yatsenyuk, che infatti andrà al governo di lì a un mese. Pyatt vorrebbe consultare l’Ue, ma la Nuland replica con una frase che è tutta un programma, infatti sarà il programma di Obama e Biden sull’Ucraina e sull’Europa: “Fuck the Eu!” (l’Ue si fotta!). La Merkel e il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy protestano perchè sono “parole assolutamente inaccettabili”. Ma non perché gli Usa decidono il governo e il futuro dell’Ucraina come se fosse una loro colonia. Già: come se fosse.
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