Da sei mesi il Csm attende che il Pd trovi un posto all’ex governatore pugliese. Tra no del Csm, incarichi sfumati e audizioni mancate, il “ricollocando” resta senza destinazione. L’audizione del 3 giugno

(di Salvatore Merlo – ilfoglio.it) – Il Pd ha molte qualità. È europeista, progressista, attento alle fragilità sociali, ed è certamente per questo che da sei mesi sta cercando con dedizione commovente di piazzare un magistrato che non vuole tornare a fare il magistrato in un posto qualsiasi che non sia un tribunale. Chi, se non un partito con forte sensibilità laburista, si sarebbe fatto carico di una situazione così delicata. Esiste anche una specie di annuncio: Michele Emiliano, 66 anni, ottima presenza, esperienza ventennale in politica, cercasi ricollocazione. Referenze: Bari, Puglia, centrosinistra nazionale. Automunito. Astenersi procure e tribunali. Lo chiameremo da questo momento in poi, per comodità, semplicemente “il ricollocando”.
Ebbene, il ricollocando ha una toga appesa da qualche parte dal 2003, e un rapporto con la magistratura che si potrebbe definire sentimentale. Infatti ci tiene moltissimo, alla magistratura. Nel senso che non si è mai dimesso malgrado negli ultimi ventitré anni abbia visto più assessori che imputati. E allo stesso tempo ci tiene pochissimo, nel senso che non ha la minima intenzione di tornare a lavorare. Lo ha ribadito anche ieri pomeriggio, nell’afa romana, alla presentazione di un romanzo che ha scritto (“l’alba di San Nicola”), con una proposta che ha il pregio della chiarezza: “Tutti quelli che mi vogliono lontano dalla politica comprino il libro, così io definitivamente lascerò la politica per fare lo scrittore”. E’ un piano industriale solido. Richiede però che gli italiani acquistino il libro. Il che, al momento, non risulta essere avvenuto in quantità sufficienti a risolvere la questione. Per fortuna però c’è il Pd, partito di sinistra che ovviamente ha nel suo statuto, impresso nel dna, il tema del lavoro. Il lavoro di Emiliano. La ricerca è cominciata in gennaio. Non si è ancora risolta. Ma nessuno dispera.
Sei mesi di rinvii al Csm, che non decide il suo reintegro in magistratura. In sei mesi Napoleone aveva conquistato l’Italia settentrionale, gli americani avevano messo piede sulla luna e fatto ritorno, in sei mesi i cinesi costruiscono una città grande coma Catania, e c’è chi giura che si possa anche imparare il tedesco fino al livello B1. Il Csm non ha ancora deciso dove mandare a lavorare Michele Emiliano. Aspetta il Pd. Era gennaio quando l’ufficio di collocamento del Nazareno ha aperto i battenti. La prima idea era semplice, quasi ovvia: mandiamolo alla Regione Puglia, dove Emiliano conosce ogni corridoio, ogni commesso, ogni distributore automatico. L’idea era tenerlo lì, con un incarico da consulente, in un ufficio adiacente a quello del suo successore Antonio Decaro, che è anche il suo figlioccio politico, il che rendeva la cosa insieme affettuosa e leggermente imbarazzante, come regalare a qualcuno la propria casa e poi chiedergli di dormire sul divano. Purtroppo però, e non per le questioni di imbarazzo, il Csm ha detto no, a marzo. Non si può fare. Così il Pd ha riconfezionato la proposta con carta da regalo diversa. Ma niente. No anche ad aprile. L’ha riconfezionata ancora. No, ancora. Tre no, desolati, del Csm.
A quel punto Decaro ha fatto la cosa più naturale del mondo: si è presentato lui di persona al Csm, il 22 aprile, per spiegare a voce quello che tre lettere non erano riuscite a spiegare. Per la prima volta nella storia il presidente di una regione perorava, davanti al consiglio superiore della magistratura, la causa di un magistrato da mettere fuori ruolo. Il Csm lo ha ascoltato con attenzione, ha annuito, e gli ha chiesto di mettere tutto per iscritto. Decaro ha messo tutto per iscritto. Era la quarta volta. E ancora: no, non si può fare, dovete inventarvi qualcosa che non violi regolamenti e leggi, intanto noi aspettiamo. Ecco. A questo punto, e siamo quasi ai giorni nostri, ovvero ai primi di maggio, il Pd ha avuto un’illuminazione, una di quelle idee così straordinarie, così rare, che persino sul volto dei commessi del Nazareno, sede della segreteria Pd, abitualmente impassibili, si è disegnato un arrossito stupore: il Senato. Basta con la regione Puglia.
Lo mandiamo in Senato, Emiliano. A fare il consulente della commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia. Chi meglio di lui? D’altra parte, dove mettere un “ricollocando” se non alla commissione Lavoro. Grande impegno diplomatico del Pd, ad ampio spettro. Al punto che, alla fine, Emiliano è stato votato da tutti i partiti. All’unanimità. Destra e sinistra. Anni di litigi sul lavoro, sulle tutele, sui contratti, sul jobs act, sul reddito di cittadinanza – tutto superato nel momento in cui il lavoro in questione era quello di Michele Emiliano.
E infatti sembrava fatta. Finalmente. Senonché il Csm ha letto la pratica, ha rilevato alcune criticità, ha fissato un’audizione, e ha ripreso ad aspettare. Suspance. Potrebbero mandarlo a lavorare. Potrebbero indicargli una sede – Benevento, Aosta, Caltanissetta, il mondo è vasto e i tribunali sono tanti e tutti hanno bisogno di magistrati, anche di quelli che non li frequentano da ventitré anni. Invece il Csm aspetta, con la serenità di un bonzo in meditazione che però ha letto i sondaggi del Pd. Se qualcuno, dopo il referendum, cercasse la prova più luminosa della sua totale indipendenza dalla politica, è proprio in questa vicenda che deve cercarla. Il prossimo appuntamento è fissato per il 3 giugno. Il Csm ha convocato “il ricollocando” in audizione. Egli non andrà. La sua è una posizione coerente: se non vuole tornare a fare il magistrato, perché mai dovrebbe andare a parlarne.
Al di là del caso specifico, è comunque assodato il fatto che, a dx come a sx, gli esempi per aumentare la scollatura tra elettorato e politica rimangono numerosi: cacicchi, famigliari e amici, fallimenti senza conseguenti dimissioni, ricollocazione di trombati e scaduti, prescritti ecc
A questo punto sarebbe opportuno immedesimarsi nei giovani (e non solo loro) che osservano questo spettacolo dell’ orrore e stabilire se sono astensionisti perché ignoranti o semplicemente perché disgustati. I giovani che spesso devono andarsene per realizzarsi .
chi è diverso da chi?
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