In 350 a Nova, l’evento sul programma. “Non chiudiamoci nelle segreterie”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Nell’albergo sulla Gianicolense dove nel parcheggio appare una Ferrari e nella hall gli stranieri sembrano più che benestanti, l’avvocato invoca “un programma radicale di impronta progressista”. Giuseppe Conte lo scandisce a mezzogiorno dentro un sala senza il simbolo del M5S, “una scelta presa per farvi sentire più accolti” spiega alla platea di circa 350 persone, “composta per il 70 per cento da non iscritti” come certifica la coordinatrice romana Linda Meleo. Ed è il punto cruciale dell’assemblea a Roma per Nova, la costituente dei Cinque Stelle che tra ieri e oggi riunirà in 102 luoghi sparsi per l’Italia 16.500 persone: in maggioranza non iscritti al M5S, che dovranno aiutare Conte e i suoi a costruire proposte che poi “porteremo in dote al tavolo con gli altri partiti progressisti”, spiega il leader.
Il M5S vuole allargare i suoi confini, includendo mondi molto differenti tra loro. Così in sala esponenti della Confcommercio e dell’Unione Inquilini siedono accanto a figure della Cgil e di Usb. Ma c’è anche la Rete dei Numeri pari – che unisce centinaia di associazioni e gruppi – assieme ad associazioni ambientaliste e animaliste e a rappresentanti degli albergatori e della polizia. Le Politiche si avvicinano. E magari anche le primarie. Quindi bisogna cercare contatti e voti, ovunque. Al punto che, finito l’intervento per lanciare i lavori, Conte al Fatto la butta lì: “Stiamo studiando il modo di far votare anche i non iscritti sul testo finale con le proposte di programma. Certo, ci sono aspetti tecnici da valutare, a cominciare dalla gestione dei dati”. Ma l’idea c’è. E se venisse tradotta in pratica, sarebbe un’altra novità assoluta per il M5S. Mentre su ogni parete già domina la scritta Nova. Così un paio di 5Stelle sussurrano: “Ci faccia caso, Nova sta venendo spinto come secondo logo”. Quindi? “Quindi, se Beppe Grillo creasse davvero problemi sull’attuale simbolo, questa scritta potrebbe caratterizzarci”. Suggestioni, per ora. Di sicuro nell’albergo tanti sono venuti a fiutare l’aria. Funzionari di area Pd, ex 5Stelle come l’ex ministro Riccardo Fraccaro e veterani della sinistra come Alfonso Pecoraro Scanio e Loredana De Petris. Sui pannelli delle sale, i temi in discussione: dal “ripudio della guerra” al “diritto all’abitare” al comparto “salute, cannabis ed elettromagnetismo”.
Eccola, la radicalità su cui insiste Conte, “perché quando torneremo a Palazzo Chigi dovremo cambiare le cose”. Da qui l’esigenza di Nova: “Per essere alternativi alle destre non possiamo chiuderci nelle segreterie di partito. Ora bisogna costruire i programmi con la gente”. Sembra un riferimento anche alla necessità delle primarie. Non a caso Paola Taverna ribadisce: “Noi siamo disponibili a farle, certo”. Nell’attesa Conte cita papa Leone XIV e le sue parole contro il riarmo: “È la figura più lucida a livello internazionale”. Ma che ne pensa l’ex premier dei centristi che in contemporanea a Roma si ritrovano all’evento di Demos? “Il M5S non è settario né chiuso verso altre formazioni politiche, ciò che conta sarà un programma condiviso”. Però dai capannelli filtrano cattivi pensieri: “Un pezzo del Pd vorrebbe davvero sostituirci con Forza Italia. E chissà qual è il ruolo di Silvia Salis”.
I cronisti invece chiedono della legge elettorale, e Conte è netto: “È una follia parlarne, dovremmo pensare a tutt’altro”. Però anche Dario Franceschini ha detto che sarebbe meglio contribuire a scriverla… L’avvocato controbatte: “Le priorità sono altre. Ci confronteremo con gli altri partiti su cosa fare in commissione, ma è chiaro che non basta introdurre le preferenze, quando è tutta la cornice che non funziona”. L’ex premier ringrazia Meleo e gli altri due motori dell’evento, i consiglieri comunali Paolo Ferrara e Daniele Diaco. C’è anche Virginia Raggi, sorridente: “Questa riunione è un passo avanti, finalmente si discute”. Conte fa gli ultimi saluti, ma prima conferma quanto anticipato dal Fatto: “L’evento finale della costituente sarà a settembre, a Milano”. Perché bisogna parlare anche al Nord. Con o senza simbolo.
Eeeeeeh… da quando!
Nova e le Pleiadi: bellissimo!
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Ottimo, tutto perfetto. Ormai la strategia di Giuseppe è chiara anche a chi è fornito da spesse cataratte …e lo è da mesi, almeno per chi osserva la politica senza paraocchi. Solo gli “itaglioti”, professionisti dell’analisi politica, continuano a brancolare nel buio.
Il dado è tratto: usare il potere del popolo per trasferire su di esso la responsabilità della scelta politica, evitando al tempo stesso di offrire alla protosfera mediatica bersagli facili per attacchi preconfezionati.
Lo stesso schema con cui è stato archiviato il dis-Elevato Beppe , oggi dis-Agiato, con una raffinatezza politica tutt’altro che banale.
Molto significativo anche il continuo richiamo al termine “progressista”, ormai chiaramente contrapposto a “riformista”, così come l’insistenza sull’aggettivo “radicale”.
Giuseppe, ben sapendo quanto Matteo & Co. detestino la “torta alle mele”, farà in modo che da Nova emerga una linea programmatica costruita e reclamata dal popolo, tale da rendere proprio la torta alle mele il suo pilastro identitario. Così Matteo e i suoi seguaci ( anche dentro il PD )finiranno per autoescludersi (vedi Madia), senza costringere il grande Giuseppe (e la piccola Elly) a esporsi direttamente con epurazioni o proscrizioni o aut-aut degne delle più illuminate democrazie russe e cinesi.
De Carolis, ottima penna, è ormai da anni una perfetta cartina tornasole per misurare il clima interno: uno strumento usato da Conte Giuseppe, richiesto esplicitamente per questa funzione e gentilmente fornito da Travaglio.
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Il “de carognis” mette subito in chiaro, come suo costume, il disprezzo verso i 5 Stelle già dalle prime righe. E, come mio costume, lo salto a piè pari per cercare un’altra fonte di informazione. Tutto sommato, però, la sua è anche una forma di onestà intellettuale: mette subito sull’avviso quei malcapitati lettori che si ostinano a seguire gli scappati di casa. 😄
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