Il paradosso è che, mentre l’attenzione è sugli ombrelloni, altri problemi meriterebbero attenzione sui litorali italiani. Perché i processi di erosione delle spiagge sono rilevanti e gli scenari degli scienziati destano preoccupazioni per l’innalzamento del livello del mare come conseguenza dei cambiamenti climatici

(Edoardo Zanchini – editorialedomani.it) – Quella che si sta aprendo sui litorali italiani non è una estate come tutte le altre. L’immagine dei primi ombrelloni che si aprono è quella della prima estate dopo un cambiamento epocale, per tante ragioni inimmaginabile solo pochi anni fa. È infatti terminata quella che di fatto in tante parti d’Italia è stata un appropriazione privata di suoli demaniali, quindi in teoria di tutti e inalienabili.
Negli ultimi mesi uno stillicidio di sentenze ha confermato lo stop a qualsiasi proroga delle concessioni che, in ogni caso, potranno essere assegnate solo attraverso gare. L’esito non era affatto scontato perché il governo Meloni le ha tentate tutte per fermare l’applicazione della Direttiva Bolkestein, aggirando sentenze europee e italiane. Ultimo, pochi giorni fa, il tentativo fallito di inserire nel Decreto infrastrutture la proroga delle concessioni almeno nelle regioni del Sud colpite dall’uragano Harry.
Ci sono dei sindacati dei balneari che non mollano, c’è un ministro come Salvini che non perde occasione per attaccare l’Europa e promettere interventi finalmente risolutivi, ma la realtà è che la strada è segnata e tanti gestori si stanno adeguando a questo nuovo scenario.

I casi locali
Le buone notizie arrivano dai territori, con le cronache di una netta discontinuità con il passato. Il caso forse più clamoroso è a Palermo, dove finalmente è stata messa in discussione la concessione che durava da 116 anni ad una società belga sulla meravigliosa spiaggia di Mondello. La vicenda giudiziaria è ancora aperta ma è davvero difficile che questa eccezione normativa possa sopravvivere.
A Spotorno, in quella Liguria dove è praticamente impossibile stare in spiaggia senza pagare, il comune ha stabilito che almeno il 40 per cento del litorale deve essere a fruizione libera. Le solite associazioni di categoria hanno gridato allo scandalo e denunciato la chiusura di storici stabilimenti balneari con conseguenze devastanti per l’occupazione. A Bacoli, in Campania, il sindaco ha vinto al Tar contro il ricorso di 20 concessionari di stabilimenti che chiedevano la proroga e ora potrà approvare un piano di tutela e fruizione della costa che ristabilisce «un principio sacrosanto», per citare le sue parole, «le spiagge ed il mare non sono di proprietà privata da tramandare di padre in figlio, di nonno in nipote».

A Ostia, nel frattempo, si stanno demolendo cabine, ristoranti, muri costruiti abusivamente in stabilimenti gestiti anche dalla criminalità organizzata e il comune di Roma sta procedendo con le gare e ha appena approvato un piano per l’arenile che prevede il 60 per cento di spiagge libere.
I problemi da risolvere sono purtroppo ancora rilevanti. Innanzitutto perché si procede come conseguenza di sentenze di tribunali, quindi in ordine sparso e in assenza di riferimenti normativi. Servirebbero riferimenti per i bandi, in modo da garantire che siano premiate la qualità delle proposte, l’attenzione alla tutela della spiaggia e della natura, le iniziative imprenditoriali locali e giovanili. Il rischio più rilevante è che non si riesca a ripristinare il diritto a poter godere liberamente e gratuitamente del litorale.
Senza un intervento normativo in Versilia, Romagna, Liguria i comuni magari faranno anche le gare ma lasceranno per le spiagge libere, come oggi, i tratti di mare non balneabili dove sversano i depuratori. Il problema è politico, perché al governo sono sdraiati sulla posizione dei balneari e l’opposizione è silente.

Battaglie e distrazioni
Eppure, quella per la difesa delle spiagge libere è una battaglia popolare tra gli italiani, perché in tanti condividono le critiche all’occupazione senza limiti dei litorali, ai guadagni milionari mentre i prezzi degli ombrelloni continuano a crescere, alla prepotenza di tanti gestori. Per fortuna c’è una società civile organizzata, con tanti volontari e associazioni e un ruolo sempre più incisivo del Coordinamento nazionale Mare Libero a difesa dei diritti dei cittadini con esposti e ricorsi.
Il paradosso è che, mentre tutta l’attenzione è sugli ombrelloni, ben altri problemi meriterebbero attenzione sui litorali italiani. Perché i processi di erosione delle spiagge sono rilevanti e gli scenari disegnati dagli scienziati destano enormi preoccupazioni in un contesto di innalzamento del livello del mare come conseguenza dei cambiamenti climatici.

Sembra la scena raccontata dai superstiti del Titanic, con l’orchestra diretta da Wallace Hartley che continuava a suonare nel tentativo disperato di distrarre i passeggeri e mantenere la calma. Noi rischiamo di veder scomparire larga parte delle spiagge italiane ma ci occupiamo di difendere stabilimenti a cui ogni anno il mare sottrae sempre più spazio e su cui si schiantano mareggiate e trombe d’aria di una potenza mai vista prima.
"Mi piace"Piace a 1 persona
LO SCANDALO DELLE SPIAGGE- Viviana Vivarelli
Come sappiamo tutti, l’avversione del Governo Meloni per la salvezza dell’ambiente è vergognosa. Addirittura il Ministro dell’ambiennte Gilberto Pichetto Fratin propone al posto delle rinnovabili il ritorno al nucleare, quando sono 80 anni che abbiamo prodotto scorie nucleari radioattive per l’ammontare di 33.766 metri cubi e non sappiamo dove metterle e sono stati fatti due referendum contro il nucleare.
Ma sulle bellissime spiagge italiane si è commesso un vero scempio affaristico condannato ripetutaente dall’Unione Europea.
Alcune categorie sono state sempre ripetutamente protette dalle destre: imprenditori, mafiosi, tassisti, società energetiche, banche, gestori di giochi d’azzardo e pure balneari.
Si chiama demanio l’insieme di quei beni immobili e diritti reali che appartengono allo Stato o a Regioni, Province, Comuni, che sono destinati a tutti i cittadini. Tra questi gran parte delle spiagge.
Questo Governo tanto pronto a firmare leggi di stabilità che non è capace di rispettare, riarmi folli o altrettanto folli regalie di denaro a Zelensky o invii di armi a Netanyahu, ha l’obbligo di rispettare la Legge Bolkenstein che regola le spiagge demaniali (2010.).
Essa obbliga a limitare le autorizzazioni all’uso privato di spiagge e a limitare le concessioni, il cui uso deve avvenire con regolari gare che garantiscano trasparenza, imparzialità e parità di trattamento.
La Bolkestein vieta altresì il rinnovo automatico delle concessioni alla loro scadenza e ordina una durata limitata delle stesse.
Al contrario in Italia i vari governi non hanno fatto che concedere proroghe irritando le istituzioni europe che hanno sentenziato duramente che queste proroghe sono illegittime perché violano i diritti dei cittadini e la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione a nostro carico. Ma i vari Governi italiani e massimamente questo hanno continuaro a violare la legge europea. Il Governo Meloni ha fatto di tutto per fare l’interesse dei privati contro quello della collettività e non solo non ha messo a gara i litorali nei tempi dovuti ma ha continuato a regalarli per cifre irrisorie soprattutto a soggetti protetti come Briatore o la Santanché che hanno fatto affari con il Twiga Beach Club di Marina di Pietrasanta e si sono arricchiti anche con lo stabilimento, pagando allo Stato una cifra irrisoria. Nel 2025 26.000 euro contro un fatturato di 9,5 milioni di euro. Per compensare la Santanché di tanta iniquità, la Meloni ha pensato bene di farla Ministro del Turismo e di difenderla contro ogni denuncia di corruzione oltre l’indifendibile.
Intanti la situazione spiagge diventava sempre più illecita con casi come “la concessione durata 116 anni ad una società belga sulla meravigliosa spiaggia di Mondello. O a A Spotorno, in quella Liguria dove è praticamente impossibile stare in spiaggia senza pagare, il comune ha stabilito che almeno il 40 per cento del litorale deve essere a fruizione libera ma le solite associazioni di categoria hanno gridato allo scandalo e denunciato la chiusura di storici stabilimenti balneari con conseguenze devastanti per l’occupazione. ” Ma sono pochi i sindaci che sfidano i potentati locali e restituiscono ai cittadini il loro sacrosanto diritto ad usare spiagge libere. A Sud ho visto anche molti casi di accessi al mare chiusi da barriere o accessibili solo da ville o hotel privati.
Intanto, mentre l’Italia fatica a diventare un Paese civile ed è sempre più in mano ad affaristi e faccendieri, le spiagge, a poco a poco, scompaiono. I sedimenti portati di fiumi, l’innalzamento del livello delle acque a causa dello scioglimenti dei poli, mareggiate sempre più violente, la cementificazione costiera di amministratori furbastri producono una perdita progressiva delle coste sabbiose. Negli ultimi 50 anni l’Italia ha perso circa 40 km² di spiagge, con un arretramento medio di 23 metri lineari per chilometro di litorale.
Circa il 42% delle coste sabbiose italiane è soggetto a erosione. Su .890 km di spiagge che hanno subito variazioni significative della linea di riva (superiori a 5 metri), 934 km risultano in arretramento. Su 644 comuni costieri, 54 presentano tassi di erosione superiori al 50% del proprio litorale.
Tra il 2010 e il 2024 si sono registrati oltre 816 eventi meteo estremi nei comuni costieri (allagamenti e mareggiate), con Sicilia, Puglia e Calabria tra le regioni più colpite.
L’Italia è una penisola, ha 3.400 km di spiagge. Più dei due terzi di queste spiagge si trovano nelle regioni del Sud e nelle isole maggiori. Fanno parte del nostro patrimonio ambientale. Sono la nostra ricchezza e il nostro vanto. Dovremmo amarle e proteggere, e non affidarle a affaristi senza scrupoli protetti da un cattivo Governo.
"Mi piace""Mi piace"