
(Gioacchino Musumeci) – Beatrice Venezi è balzata agli onori della cronaca per l’interruzione dei rapporti col teatro la Fenice.
Essere stata scaricata ha provocato una reazione esilarante per non dire paradossale e un po’ triste.
La sindrome da Calimero bastonato che affligge la Venezi, è piena di contraddizioni.
Sostiene di essere una donna che si è fatta da sé, senza un cognome altisonante, e senza una tessera politica.
Questo, a suo dire, le impedisce di ricevere gli allori che merita.
Allora la domanda da porre alla Venezi è semplice: perché si è prestata alla destra e non ha lesinato di farsi ritrarre sorridente in compagnia della premier? Perché lei dava immagine, loro davano incarichi. Poi lei ha smesso di dare immagine (anzi, l’ha data negativa), loro hanno smesso di dare incarichi. Fine.
Dopo mesi trascorsi a sostenere che la nomina alla Fenice non fosse politica, la Venezi conferma che lo era: si lamenta per la mancata protezione politica.
Se la nomina non era politica, perché il governo avrebbe dovuto fare quadrato per difendere un direttore d’orchestra?
La Venezi a dire il vero vorrebbe sembrare ingenua, ma ha fatto male i calcoli. La politica è un ingranaggio e se ci metti le mani, te le mangia. E’ tra le ragioni più consistenti per cui evitarla caldamente. Ma la foto sotto mostra che la Venezi non ha evitato, è entrata dentro dalla porta principale.
La verità è che Calimera Venezi si è prestata a un meccanismo in cui si utili in base ai voti che si spostano. Il controllo dei voti, quantifica il potere. E la Venezi ha dimostrato che non sposta consenso, al massimo attrae antipatia. Perciò eccole il biglietto di sola andata verso l’oblio transnazionale.
E’ pure divertente che la Venezi, nel descriversi donna senza cognome e appartenenze politiche utili, abbia improvvisamente scoperto la realtà di quasi tutti. Coloro che non possono agitare bacchette alle convention di forze politiche rampanti. Persone che lavorano senza ricorrere a scorciatoie.
Inutile dire “ Mi sono fatta da sola” e poi protestare per il mancato sostegno della destra perché allora l’unica cosa che ti sei fatta, è del male da sola. Chi si è fatto da solo, e le è riconosciuto quel che vale, non ha bisogno di ritrarsi con la premier. Riceve proposte tali che davanti al diniego di un’ orchestra sorriderà.
Ma la Venezi non sembra disposta a imparare. Pensa di impugnare un precontratto stipulato con la Fenice in cui compare solo la sua firma, nemmeno quella di Colabianchi che l’ha nominata e poi rigettata.
Essenzialmente il direttore non è stato mai assunto, ne discende che non è mai stato licenziato perché non esiste un contratto che attesti la sua assunzione.
Da punto di vista giuridico la Venezi non ne caverà un ragno dal buco perché sta impugnando l’aria fritta che forse ce l’ha contro di lei. Probabilmente si aspetta un risarcimento che con ogni probabilità non otterrà. E anzi deve prestare attenzione perché se racconti che i ruoli nell’orchestra passano da padre in figlio sei tu quella che diffama l’immagine dell’orchestra che ti ha detto “no grazie”.
Il “ No grazie” che la Venezi dovrebbe offrire ai media avvoltoi che per avere un click in più la intervisteranno finché la polpa non sarà stata del tutto erosa dalla carcassa. Perciò domani sentiremo la Venezi piangere perché è stata usata come carne da macello dai giornali.
Impari anche a dire di no. La vita le sorriderà di più.
Com’ è triste Venezi
soltanto un anno dopo…….
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