
(di Milena Gabanelli e Marta Serafini – corriere.it) – In Ucraina, nel pieno della guerra, la crioconservazione dei gameti dei militari è diventata una necessità per affrontare una crisi più ampia: quella demografica, sociale ed economica di un Paese che vede restringersi contemporaneamente la popolazione, la forza militare e il bacino di lavoratori necessari alla ricostruzione.
Il quadro di partenza è quello di un crollo che precede l’invasione russa: nel 1991 l’Ucraina contava 52 milioni di abitanti, nel 2022 era scesa a circa 42 milioni, e che poi la guerra ha drasticamente aggravato. Oggi, includendo le aree occupate, è sotto i 36 milioni. Secondo l’Accademia ucraina delle scienze, la popolazione potrebbe ridursi a 25 milioni entro il 2051. A questo si aggiunge l’esodo: oltre 5,2 milioni di ucraini risultano all’estero e tra 1,7 e 2,7 milioni potrebbero non tornare.
Crisi demografica disperata
La natalità è in caduta libera, l’aspettativa di vita maschile è scesa da 65,2 a 57,3 anni e quella femminile da 74,4 a 70,9. Per ogni bambino nato si registrano circa tre morti, uno dei rapporti più sfavorevoli al mondo. In molti villaggi le scuole hanno chiuso: un istituto costruito per oltre 200 studenti ha interrotto le attività quando erano rimasti soltanto nove bambini. La guerra ha reso tutto più acuto. Le stime più diffuse parlano di circa 600 mila tra caduti, feriti e dispersi dall’inizio dell’invasione nel 2022. Intanto la scarsità di uomini in età militare mette sotto pressione la mobilitazione, mentre sul piano economico il Paese prevede entro il 2040 un deficit di diversi milioni di lavoratori, indispensabili per ricostruire infrastrutture, industrie e reti energetiche distrutte. Gli esperti avvertono che l’Ucraina rischia una spirale demografica da cui potrebbe non riprendersi per decenni.
Crioconservazione di Stato
È in questo contesto che Kiev ha iniziato a pianificare sul lungo periodo. Dal 2023 i programmi di crioconservazione per i militari sono diventati una misura finanziata dallo Stato: il governo oggi copre interamente prelievo, analisi e conservazione del seme dei soldati e degli ovociti delle donne arruolate. Le adesioni sono cresciute rapidamente: nel 2024, solo a Leopoli, oltre seicento militari avevano già congelato il proprio seme.
La copertura pubblica è stata resa necessaria anche dai costi elevati delle procedure: fra i 150 e 300 euro, più una spesa annuale di conservazione di 50/100 euro. Per gli ovuli un ciclo di stimolazione e raccolta arriva a 1.000–1.500 euro, e 100/150 per la conservazione, e l’intervento di fecondazione assistita supera facilmente i 2.500–3.000 euro.
Anche il quadro normativo è cambiato: inizialmente la legge prevedeva la distruzione dei gameti alla morte del donatore, mentre oggi, con consenso scritto, il materiale genetico dei militari caduti viene conservato gratuitamente fino a tre anni dopo il decesso e può essere utilizzato dal partner. Secondo Oleksandr Mykhailovych Yuzko, in futuro il seme crioconservato non sarà utilizzato soltanto dalle vedove, ma anche «da donne i cui mariti torneranno dal fronte con lesioni fisiche o psicologiche tali da causare impotenza».
Il piano etico
Dominic Wilkinson, professore di etica medica a Oxford, ha osservato che la scelta dei soldati ucraini di congelare il proprio seme può essere considerata accettabile, purché entrambi i partner abbiano espresso preventivamente il consenso all’uso post mortem. La vicenda più nota è quella di Irina Farion, che ha dato alla luce il piccolo Oleksander dopo la morte del marito. La coppia aveva già avviato un percorso di fecondazione assistita prima dell’arruolamento dell’uomo, ma la normativa iniziale le impediva di utilizzare gli embrioni. Solo una revisione della legge le ha consentito di procedere. In Ucraina la crioconservazione è dunque molto più di un servizio sanitario. È un tentativo, controverso e discusso, di preservare una parte del potenziale riproduttivo nazionale mentre la popolazione arretra, i soldati diminuiscono e l’economia rischia di non avere più la forza lavoro necessaria alla ricostruzione.
Israele si spinge più in là
Il principio, in sé, non è nuovo. Durante le guerre in Iraq e Afghanistan alcune aziende statunitensi offrirono la crioconservazione gratuitamente ai militari americani. In Israele, invece, il dibattito si è spinto oltre e riguarda anche il prelievo post mortem: è in discussione una proposta di legge che permetterebbe di utilizzare il seme prelevato dal corpo di un soldato caduto, salvo che questi non abbia espresso in vita la propria opposizione. La procedura va effettuata entro 24 ore dal decesso, quando la vitalità dello sperma è massima, e può essere richiesta dalla vedova, ma anche dai genitori di un soldato non sposato. In questo secondo caso vanno affrontate complesse ordinanze giudiziarie. La questione di si è posta il giorno dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, quando embriologi hanno riferito di una esplosione di richieste in tutta Israele.
I sostenitori la presentano come una forma di continuità della stirpe dopo la perdita, ovvero la possibilità per i nonni di avere dei nipoti. Per i contrari la questione etica è primaria, poiché è nell’interesse superiore di un bambino nascere da genitori vivi, e non con lo status di «orfano pianificato».
Quello di Hitler e Bandera è stato surgelato ? E che ci facciamo mancare il meglio del meglio ? Subito un prelievo a Netanyahu.
"Mi piace""Mi piace"