Il ministro cacciato è stato uno dei finanziatori del tycoon. In gioco le nuove navi più armate e più grandi di sempre

Il business delle armi trasforma il Pentagono in una House of Cards

(di Gianluca Di Feo – ilfattoquotidiano.it) – Il mantra di Pete Hegseth è la «letalità»: vuole che i militari americani siano determinati a fare strage dei nemici. Ha cambiato il nome del ministero, passato da Difesa a Guerra, e ora applica questa vocazione da killer nell’eliminare uno dopo l’altro i suoi avversari. L’ex ufficiale della Guardia Nazionale e commentatore tv si considera un warrior, un combattente: i suoi modi brutali continuano a fare breccia nel cuore di Trump, che non solo gli perdona tutto ma gli concede sempre più potere. Dietro lo stile tanto arrogante quanto naif, però, si sta rivelando un astuto maestro delle trame: quasi un emulo di Frankie Underwood, solo che invece di “House of Cards” ha trasformato il Pentagono in “House of Bombs”, un campo più minato dello Stretto di Hormuz.

Tutti pensavano che nel suo mirino ci fosse Dan Driscoll, il sottosegretario con delega all’Esercito: un amico di lunga data di JD Vance, con cui condivide il percorso di vita dai ranger all’università. Invece si è scagliato contro la preda più grossa: il sottosegretario all’Us Navy John Phelan, quasi un alter-ego di Trump. Per capirci: Phelan è un miliardario della Florida, con una biondissima moglie celebre come cheerlady dei Dallas Cowboys e insieme hanno raccolto milioni per la campagna elettorale del presidente. Di più: abita di fronte a Mar-a-Lago, dove ha sempre trovato le porte aperte. «È uno degli uomini d’affari di maggior successo del Paese – ha detto Trump -. Ed ha accettato forse la più grande riduzione di stipendio della storia. Ma lo ha scelto perché vuole rifondare la nostra Marina».

A fine 2025 Phelan ha messo a segno un colpo che sembrava il ko di Hegseth, dato per traballante da quando ha scatenato un fallimentare conflitto contro gli Houthi scambiando informazioni segrete in una chat dove c’era persino un giornalista: ha presentato direttamente al presidente il piano per costruire le nuove battleship, le navi più armate e più grandi di sempre, ovviamente battezzate “classe Trump”. Le foto della conferenza stampa mostrano come il ministro scavalcato non abbia fatto neppure buon viso a cattivo gioco. E assieme al suo fidato vice Stephen Feinberg – un magnate di Wall Street con la passione per l’intelligence e i mercenari – abbia iniziato a fargli il vuoto intorno. Prima ha cacciato il capo di gabinetto di Phelan, accusandolo di intromettersi in altri dipartimenti. Poi gli ha messo alle calcagna un numero due temibile: Hung Cao, un veterano dell’ Iraq e dell’Afghanistan specializzato nel disinnescare ordigni ma altrettanto abile nel neutralizzare cariche politiche. Hanno sfilato al sottosegretario deleghe importanti come quella per i sottomarini nucleari e soprattutto non hanno perso occasione per metterlo in cattiva luce, ritraendolo come incapace di accelerare la crescita di una flotta troppo piccola per le ambizioni della Casa Bianca. Una pressione che ha spinto Phelan a compiere un passo falso, ipotizzando la scorsa settimana il ricorso a cantieri stranieri per varare più in fretta fregate e corazzate. Qualcosa che il governo dell’America First non può tollerare.

Quel programma vale 65,8 miliardi di dollari. Fanno gola alle realtà emergenti dell’industria degli armamenti che non vogliono navi tradizionali ma sottomarini hi tech, droni naviganti, apparati di intelligenza artificiale e strumenti cyber: la rivoluzione professata da aziende come Andurill e Palantir di Peter Thiel, sempre più influenti sulle scelte del Pentagono.

Ma c’è un’altra sfida che Hegseth, che si è tatuato il grido dei crociati “Dio lo vuole”, e i suoi paladini portano avanti in maniera spietata: una battaglia culturale per purificare le forze armate dalle idee woke. Donne, afroamericani, omosessuali e chiunque li protegga viene fatto fuori inesorabilmente.

Le epurazioni di ammiragli e generali non allineati sono all’ordine del giorno e hanno causato lo scontro con il sottosegretario vanciano Driscoll, che si è schierato con il capo di Stato maggiore dell’Us Army Randy George nel tutelare la promozione di alcuni colonnelli invisi al boss. Il ministro ha rimosso George nel mezzo dei bombardamenti sull’Iran: invece di sconfiggere i pasdaran, ha pensato solo al trionfo nella guerra interna.