Governo. Il titolare della Difesa silente, chiesta la deroga solo sulle bollette

Meloni e Salvini fermano il riarmo in vista del voto: “Ora la priorità è l’energia”. Ma si teme la reazione di Trump

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Mentre sale lo scalone di Palazzo Madama, il ministro degli Esteri si mostra cauto sulle spese militari: “Faremo una riflessione politica – dice al Fatto – perché quello che sta succedendo nel mondo è sotto gli occhi di tutti. Casomai chiedetelo a Conte e al suo Superbonus…”. Poche ore dopo, da Nicosia, dove si riunisce con i 27 per il Consiglio europeo informale, Giorgia Meloni risponde così ai cronisti che le chiedono se l’Italia chiederà a Bruxelles l’attivazione della clausola per sforare il deficit sulle spese militari: “Non è una priorità, dobbiamo dare risposte ai cittadini”. La premier in testa ha solo un obiettivo: le spese energetiche. Sa che questa è la sfida dei prossimi mesi. Durante la riunione con gli omologhi europei spinge per sospendere il Patto di Stabilità contro le posizioni dei “frugali” del Nord: “Serve coraggio, apertura ed efficienza”, dice proponendo di scorporare le spese che sono aumentate dopo la guerra in Iran. E ai giornalisti apre anche allo scostamento di bilancio in solitaria se le sue richieste non venissero accettate: “Non escludiamo niente”.

Ma tra le preoccupazioni principali del governo c’è proprio una frase che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha scritto ieri nell’introduzione al Documento di Finanza Pubblica parlando dello scenario economico prodotto dalla crisi in Medio Oriente: “Sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”. Insomma, difficilmente il governo rispetterà i patti previsti e firmati al vertice Nato dell’Aja del giugno 2025 quando, di fronte a Donald Trump, gli alleati si impegnarono ad aumentare la spesa militare pura fino al 3,5% del Pil fino al 2035.

Il governo italiano – oltre al piano Safe da 15 miliardi – si era impegnato ad aumentare la spesa dello 0,15% nel 2026 e 0,2 nel 2027, pari circa a 4 miliardi l’anno. I primi stanziamenti dovevano essere decisi in queste settimane, ma la guerra in Medio Oriente ha cambiato tutto. E ora, nell’esecutivo, sia Meloni sia Matteo Salvini frenano. Fonti leghiste vicine al segretario fanno sapere che l’unico scostamento possibile sarà sulle spese energetiche e che il governo non può permettersi di aumentare le spese militari nell’anno elettorale: “Poi i cittadini ci vengono a prendere coi forconi”. Stesso timore che ha la presidente del Consiglio: nell’anno che porta alle elezioni politiche, il governo non può permettersi di aumentare le spese militari. “La nostra priorità è dare risposte ai cittadini”, ha detto ieri.

Chi non parla è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che negli ultimi mesi ha chiesto a più riprese l’aumento dei fondi per la Difesa sia per rispettare i patti con gli alleati atlantici ed europei, sia per garantire i fondi al settore che viene da anni di tagli (non ci sono nemmeno i fondi per la manutenzione e il carburante, lamentano i sindacati militari).

Mercoledì Giorgetti ha fatto capire in conferenza stampa che a breve ci sarà una riunione per prendere una decisione politica ma, a ieri sera, non era convocato alcun vertice.

Lo stop del governo all’aumento delle spese militari, però, ha una controindicazione che sta provocando timori tra Palazzo Chigi e la Farnesina: se il presidente americano Donald Trump verrà a sapere che l’Italia non vuole rispettare i patti firmati in sede Nato quale sarà la reazione pubblica? Il commander-in-chief nei giorni scorsi ha già aspramente criticato la premier per il mancato “aiuto” sulla guerra in Iran e sul diniego per l’utilizzo della base di Sigonella. Attacchi a cui Meloni non ha risposto direttamente, ma che a Palazzo Chigi sono stati visti anche con favore, sperando in una ripresa nei sondaggi. Ma lo scontro, spiegano fonti qualificate di governo, non potrà proseguire a lungo e soprattutto i vertici internazionali del G7 a Evian a giugno e della Nato ad Ankara a luglio sarebbero serviti proprio per provare a ricucire col presidente americano. Al summit dell’alleanza atlantica si presenteranno Meloni, Tajani e Crosetto e non è chiaro cosa l’Italia porterà in dote se, a un anno dalla firma dell’accordo, la spesa resterà ferma all’1,61%.