
(Gioacchino Musumeci) – Secondo Giuseppe Conte non fu Renzi a far cadere i suo governo: “Draghi si era mosso” sostiene l’ex premier.
Non è una tesi misteriosa. Che le politiche del secondo governo Conte fossero invise a classi dirigenti cristallizzate sull’idea di profitto a costo dell’estinzione democratica è un fatto.
E i frutti dell’ideologica iperliberista di cui Mario Draghi è altissimo rappresentante, oggi si vedono tutti. Certamente lasciare 209 miliardi nelle mani di un governo che licenziò Benetton, vittima di rappresaglie politiche “ingiuste” perfino dopo 42 morti, avrebbe portato l’Italia verso un futuro decisamente migliore.
Ma d’altra parte cittadini perduti dietro bugie su banchi a rotelle e gestione pandemica, che ambizioni possono avere oltre servire un padrone.
Perciò ecco l’Italia traboccante di pezzenti felici. Corrosi dall’odio per la sinistra mentre l’economia piegata alla guerra fa esplodere i profitti nel settore bellico a spese di fondamentali sociali degradati a spreco.
Questo è il fallimento peggiore delle democrazie occidentali di cui la Spagna è l’eccezione ignorata. Aver educato i cittadini a subire senza domandare. A rinchiudersi, disertare le urne perché tanto non c’è niente da fare, è l’aberrazione politica più grave dell’ultimo quarto di secolo italiano.
L’Italia, guardatela bene, oggi è il vessillo principale della refrattarietà politica ai precetti costituzionali. Allergia assimilata addirittura da cittadini che ne subiscono danni gravissimi.
Il simbolo del fallimento italiano è stato la crociata contro il reddito di cittadinanza, raccontata come contrasto decisivo all’assistenzialismo indiscriminato. Come se la Repubblica abbia il dovere abbandonare i cittadini alla miseria nera, piuttosto che aiutarli a trovare un posto degno nella società civile.
Cancellare il reddito di Cittadinanza non era solo l’apparente rifiuto del “Movimento di improvvisati ignoranti”che gli elettori hanno vissuto come distruzione della loro identità. Cancellare il Rdc era un obbligo morale degli ignobili. Necessario per sancire definitivamente che un paese sempre più diseguale sia l’unico possibile.
E la sinistra, o meglio il suo fantasma nel frattempo ha lasciato fare. Prima coi suoi elogi mediatici sperticati a un banchiere improvvisato politico, poi con la Meloni in fin dei conti capace.
Il vuoto a sinistra è tangibilissimo.
La volatilità della coalizione è espressa nelle opinioni di elettori che si odiano come ieri anche dentro il benedetto campo largo che ambisce a governare.
E programmi a parte non c’è nessuno che si dichiari apertamente di sinistra perché oggi c’è il centrosinistra. Un modo per dire che la Sinistra autentica non esiste. Si ricorre a definizioni alternative: progressista. Lo trovo paradossale.
Di fatto dichiararsi politicamente di sinistra oggi è uno stigma. Sinistra= sovietismo e da questa puttanata storica non si esce. Essere di sinistra equivale a farsi bollare come dinosauri da teca museale. La democrazia dei padri fondatori, incentrata sull’idea che l’Italia dovesse essere una repubblica lavorista equa, è diventata mito.
Detto questo dopo le dichiarazioni di Conte sulla caduta del suo governo, Beppe Grillo è il non plus ultra dell’assurdo: non solo Draghi si è mosso per far cadere Conte. Il Movimento, con Giuseppe Conte dentro, è stato inghiottito nel governo dei migliori di Draghi, con la scusa di vigilare su denaro che non avrebbe mai controllato. Ciò mentre Grillo e Di Maio, traditori senza vergogna, tramavano dall’ interno per deflagrarlo.
Era tutto prevedibile. Perciò Grillo sarà sempre colpevole di aver scelto il destino gramo della sua creatura politica. E il ruolo storico che Conte gli attribuisce è solo di maniera.
Il risultato di un percorso che conosciamo bene è il Movimento inchiodato a percentuali utili in un governo dove si suona in sordina. Certo, meglio di niente. E si spera che con la giusta strategia, in quest’anno e mezzo il consenso del Movimento cresca. Ma se Di Battista dovesse presentarsi alle prossime politiche?
La colpa principale và addossata ai direttori di giornali e tg nazionali asserviti ai padroni editori che hanno fatto di tutto e continuano a fare oggi per affossare la nascita di un governo che abbia come primo obbiettivo la tutela delle fasce più deboli della nazione.Ne dovrebbero pagare conto perché corresponsabili del disastro in cui versa il paese 🤔
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Ah, ok, adesso è tutto chiaro: “con un poco di zucchero la pillola va giù”
“Secondo Giuseppe Conte non fu Renzi a far cadere i suo governo..”
ottima notizia, fa chiarezza su anni di bugie riversate sull’incolpevole senatore semplice da Rignano. Caso chiuso ed elettori tranquillizzati, nel senso di sedati.
Andiamo oltre
“Il simbolo del fallimento italiano è stato la crociata contro il reddito di cittadinanza”
e del salario minimo, aggiungo io
Paura di perdere potere contrattuale del sindacato e un lieve strabismo interpretativo: il salario minimo puntava ad allineare quelli sotto soglia e non a parificare il tutto. Ma tutto questo Landini non lo sa-peva.
Andiamo oltre
Andiamo oltre
Un mare di auguri al campo largo, di vero cuore.
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Il presidente ha imparato tanto e in fretta, nevvero?
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Quello che trovo assai strano nelle discussioni con alcuni tra i gentilissimi compagni di blog non è tanto l’ assistere alle loro rievocazioni di spettri e fantasmi del passato e resi protagonisti della attualità, bensì la accurata selezione di queste figure giudicate foriere di sventure. È veramente un fenomeno strano. Credo si tratti di uno stato allucinatorio di origine ideologica.
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Questa è sostanza movimentista vera.
Derive vetero democristiane le lascio ai nostalgici della prima repubblica
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Tra Renzi o Draghi sinceramente non capisco la differenza, entrambi mi sembrano esecutori di trame ordite da altri per tutela degli interessi dei soliti noti.
Anzi no, una differenza c’è, Draghi è più presuntuoso e meno abile nel muoversi.
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L’ottimo Giuseppe,complice il dover promuovere il suo libro, sta alzando un pò la percentuale di propaganda,diciamo un 20/25%; ma è un politico,non Socrate da Atene, ci sta…ampiamente anche,e soprattutto,confrontandolo con i suoi colleghi:
ELLy (93%),Gioggia (98%), Calenda (130%), REnzi(180%),Salvini(500%)
Parallelamente,lato autori , in my opinion il buon Musumeci è ampiamente promosso(40% propaganda pro domo sua), se comfrontato con Basile (115%), Zhok (4000%). Felice di confermare l’apprezzamento nei prossimi articoli
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Da Una nuova Primavera pg : 103/104
Tutto sembrava volgere al meglio,quando ,non appena insediato il nuovo esecutivo,fui raggiunto da una telefonata che avrebbe segnato il destino del governo.
Il mio segretario Gabriele Cicerchia mi avverti che Matteo Renzi desiderava parlarmi.Non intrattenendo rapporti personali con lui,non avevo idea della ragione della telefonata.
“Presidente” disse con il suo timbro squillante,”voglio informarla in anteprima,visto che domani mattina su “repubblica” uscirà una mia intervista in cui lo dirò pubblicamente: mi separo dal PD e con un gruppo parlamentare formiamo un nuovo partito.Siamo una quarantina”
Rimasi in silenzio per qualche secondo.Compresi al volo che le cose non si mettevano bene,che avrei dovuto fare i conti con la sua ambizione di far conoscere il nuovo partito,che quell’iniziativa rifletteva la voglia di ritornare protagonista sulla scena politica.
Dall’altro capo del telefono,Renzi dovette intuire le mie perplessità: “Presidente,di cosa ti preoccupi?Continueremo a sostenere il tuo governo,rimarremo in maggioranza.Anzi siamo qui per rafforzarti” Non potei non pensare alla celebre esortazione” stai sereno” che aveva rivolto all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta.
La mia risposta fu sobria:”Prendo atto di questa novità.Ho un solo rammarico se avessi compiuto questa operazione politica un attimo prima,in sede di formazione dell’esecutivo,avremmo avuto anche i rappresentanti del tuo nuovo partito al tavolo del confronto e saremmo partiti con un assetto di governo più equilibrato”
Quindi il rignanese fece il lavoro sporco per conto di Draghi.
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Cioè un “sicario” politico?
peggio ancora!
comunque cin cin al campo largo
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Conte non ha affatto detto che non fu Renzi a far cadere il Conte 2. Ha detto che fu Draghi, che per farlo utilizzo’ gli strumenti necessari. I poteri che controllano l informazione, gli ammiratori dei grillini venusiani leonardeschi, e qualcuno che fece dimettere i suoi ministri obbligando Conte alle dimissioni. Conte qualche giorno prima aveva ottenuto la fiducia in Parlamento.
Cioè i servi arguti furono Renzi e Grillo pacificatore. il pdr fece la sua parte. Se servono dei disegnini, ci si può provare.
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Io ho riportato quanto successe in anticipo… del resto sono confessioni di Conte a cui credo fermamente data la nobiltà di intenti di quest’uomo!
cccc
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Grillo è fuori da ogni gioco politico attivo (per quello inattivo bisogna portare prove e non sospetti), mentre il tizio da Rignano te lo ritroverai ai banchi comuni con una certezza molto vicina al 100%.
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l aveva detto di Maio a Travaglio. Che erano pronti a non dare la fiducia a Draghi. Poi arrivò la telefonata di Draghi a Grillo e tutto cambiò. Conte ha raccontato ke telefonate di Grillo perché il m5s non esagerare nulla critica al governo, rischiando di darlo cadere. E De Masi qualcosa ha raccontato. Verità o non verità, è storia.
quanto a Renzi può dirlo quante volte vuole, ma certamente chi ha avuto esperienze di accordi politici nazionali è il m5s di Grillo. Quello di Conte ne ha pagato le conseguenze. Vedremo
Ma non ha detto se voterà m5s nel caso andasse da solo alke elezioni
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Il governo Draghi non sarebbe nato se Conte non avesse fatto quel “discorso del tavolino” alla fine del quale augurava all’incaricato di formare il governo di riuscire nel suo tentativo.
Il governo Draghi non sarebbe nato se Conte non avesse partecipato alle riunioni dei parlamentari 5S per convincerli a esprimere parere favorevole e poi votare la fiducia al nuovo governo.
Il governo Draghi non sarebbe nato se i 5S non fossero entrati nel governo e se si fossero divisi allora e non dopo la caduta del governo. Prima di accusare gli altri, Conte dovrebbe spiegarci perché si dichiarò favorevole alla nascita del governo Draghi.
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