
(Andrea Zhok) – Ieri si sono tenute in Bulgaria le elezioni parlamentari. La coalizione Bulgaria Progressista, guidata dall’ex presidente Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi.
Dopo i gridolini di gioia per la sconfitta della destra conservatrice di Orban da parte della destra liberista di Magyar, ci si sarebbe potuto aspettare una fiaccolata di accendini intonando “Imagine” da parte delle varie componenti della sinistra europea e italiana.
Purtroppo il destino, notoriamente cinico e baro, ha frapposto per l’ennesima volta un ostacolo insuperabile all’impeto entusiastico del progressismo nostrano.
L’agenda di Radev presenta vari difetti. In primo luogo è un’agenda socialmente orientata, che mira al rafforzamento della sanità pubblica, all’aumento delle pensioni, ad una significativa presenza dello stato in economia. Non si capisce bene perché non si sia limitato a promuovere i bagni transgender, a contestare l’oppressione delle donne iraniane e a discutere di femminicidi, incaponendosi invece in questioni obsolete da Prima Repubblica.
Ma vabbé, questo glielo si sarebbe perdonato (magari si limita a farci sopra la campagna elettorale e poi chi s’è visto s’è visto, come i nostri).
Ciò che non è perdonabile, invece, è che Radev rivendica anche il diritto di fare gli interessi del popolo bulgaro, riallacciando i legami energetici con la Russia, smettendo di fornire armi all’Ucraina e contestando lo strapotere della commissione europea su energia, green economy e politiche di bilancio.
E qui alla sinistra europea ed italiana viene un mancamento.
L’intellighentsia giornalistica (scusate l’ossimoro) entra in confusione.
Apparentemente, non hanno finito di gioire per la caduta di Orban che si ritrovano in Bulgaria un rossobruno, come Fico in Slovacchia.
Eh, niente, la storia, ingrata, continua a porre enigmi alla sinistra e centro-sinistra del Vecchio Continente. Sembrava tutto così semplice. Per dirsi in linea col progresso bastava cantare Bella Ciao un paio di volte l’anno, strillare contro fascismo e patriarcato, e chiedere consigli all’armocromista. E per tutto il resto c’è Mastercard.
Invece adesso continuano a venir fuori questi residuati di un piccolo mondo antico, retrivi, populisti, legati ad idee tediose come l’interesse nazionale, l’economia mista, la giustizia sociale, la presenza di uno Stato che non sia un mero braccio armato delle multinazionali.
Dove andremo a finire?
“La coalizione Bulgaria Progressista, guidata dall’ex presidente Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi”.
Un comunista eletto con percentuali bulgare.
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io vado subito in Bulgaria!
Un post….sarcastico!
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che….dovrebbe svegliare la sinistra nostrale!
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ingerenze russe? ne abbiamo?
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A palate.
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😂😂😂
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Soffri Zhok, soffri fortemente. La sofferenza aiuta a trascendere il mondo…. e tra 3 secoli arriverai vicino alla verità.
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Calma Zhok, si tratta della vittoria di una squadra di dilettanti non di un club che competeper le coppe europee.
La Bulgaria non è in grado di indirizzare la politica EU per motivi di scala, economia ed istituzioni.
Prima di perculare gli altri, aspetta almeno di vedere qualche risultato e non lasciarti abbagliare dalle intenzioni.
La Bulgaria parte da un quadro “ordinato” sul piano finanziario; ha basso debito e basso deficit: rispetta in pieno il Patto di Stabilità.
Ma ha una popolazione bassa con una capacità contributiva bassa, con una produttività bassa.
Con un alto tasso di evasione e di economia informale.
Dipende molto dai fondi europei per attuare le politiche pubbliche.
Non ha mai visto neanche lontanamente gli investimenti che ha visto l’Ungheria.
Quindi comprensibili le grida di gioia; così come è facile comprendere che tu non ti sia ancora reso conto che ha vinto una squadra di 3a categoria.
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A leggere certi commenti, mi sorge il dubbio di far parte di quel folto gruppo di italiani che fatica a comprendere un testo scritto. Eppure, il messaggio di Zhok mi pare cristallino: la sinistra ha smesso di occuparsi dei bisogni materiali per non disturbare i ‘pesci grossi’ dell’economia preferendo un rassicurante “Bella Ciao” alla realtà complessa della giustizia sociale. Ma forse sono io che leggo un po’ troppo tra le righe.
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Impeccabile Andrea Zhok, come sempre!!
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