Nel documentario “The Bibi Files”, non accessibile in Italia, le testimonianze delle indagini per corruzione contro il primo ministro israeliano. Tra regali a centinaia di migliaia di dollari e favori, emerge il ruolo dominante della moglie Sara.

(di Antonio Musella – fanpage.it) – Il documentario “The Bibi files”, la cui visione è bloccata in diversi paesi tra cui l’Italia, da Benjamin Netanyahu, contiene i filmati degli interrogatori legati al processo per corruzione che vede imputato il primo ministro israeliano, accusato di un giro di favori e tangenti con ricchissimi imprenditori. Fanpage.it ha potuto vedere il documentario diretto da Alexis Bloom e quello che emerge è un quadro sconcertante. Un uomo al comando che si considera un Re, che richiede regali preziosi a uomini ricchissimi che si rivolgono a lui per favori da milioni di dollari, come le leggi sull’esenzione fiscale, oppure prestiti bancari.
Ma tutta quell’opulenza gli si è riversata contro, con uno stuolo di ex collaboratori pronti a testimoniare contro di lui, e i ricchi magnati che gli avevano chiesto favori, che sono crollati durante gli interrogatori della polizia. L’inchiesta giudiziaria aveva suscitato grandi proteste in Israele contro il primo ministro, che nel 2023, aveva proposto addirittura una riforma della giustizia per permettere alla politica di controllare i giudici. Ma poi, con il 7 ottobre e l’avvio della guerra a Gaza, tutto si è cristallizzato. La guerra permanente, che vede ancora oggi Israele attaccare il Libano e l’Iran, sembra costruita come una condizione necessaria per non affrontare i processi. Per determinare questo scenario, “Bibi” ha portato al governo la destra più estrema che Israele abbia mai conosciuto, con Ben Gvir e Smotrich diventati gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo.
Sigari, regali e i ricchi ai suoi piedi: la vita da Re di Bibi Netanyahu
I video degli interrogatori raccolgono le accuse contro Bibi dalla stessa bocca dei protagonisti. Ci sono gli imprenditori in cerca di favori, che hanno pagato con regali costosissimi, e ci sono i suoi ex collaboratori pronti a testimoniare. I fatti contestati seguono un arco temporale di poco meno di 10 anni, in una inchiesta iniziata nel 2016 e che ha visto centinaia di interrogatori dal 2021 al 2024. I regali più frequenti che Netanyahu e sua moglie Sara avrebbero ricevuto in cambio di favori, sarebbero sigari, champagne e gioielli. Queste ultime due tipologie sarebbero state indirizzate direttamente a Sara Netanyahu la cui figura, grazie a questa inchiesta, emerge come vera stratega del marito.
Una delle testimoni chiave del processo è Hadas Klein, ex assistente di alcuni miliardari, tra cui Aron Milchan, anche lui coinvolto nello scandalo per favori richiesti in cambio di regali al primo ministro israeliano. Klein, in “Bibi Files”, ammette che sapeva benissimo che prima o poi la polizia sarebbe venuta a bussare alla sua porta. Una volta interrogata ha raccontato tutto nei dettagli, facendo emergere anche delle dinamiche di potere interne alla famiglia Netanyahu che non erano mai state rese evidenti. “Nessuno poteva presentarsi a Netanyahu a mani vuote, e quello che portavi non era certamente qualcosa che porteresti a un amico” dice Klein. “Tutto quello che ho comprato, l’ho comprato per una sola persona, per Bibi – spiega la Klein – ho comprato una quantità di sigari enorme, davvero spropositata”.
Si parla di casse da 11 mila dollari l’una di sigari Cohiba di cui Netayahu andava matto e che avrebbe richiesto a più riprese in cambio della sua disponibilità ad ascoltare le richieste dei vari magnati che bussavano alla sua porta. “Netanyahu chiedeva che i sigari venissero messi in dei sacchetti e consegnati a lui personalmente, in modo che nessuno avrebbe potuto vedere” racconta Klein. Nei dialoghi con gli intermediari Benjamin e Sara Netanyahu avrebbero usato dei nomi in codice per indicare le loro volontà. “Sembra strano – dice Klein – ma amavano il linguaggio in codice. Per i sigari dicevano “foglie verdi”, mentre per lo champagne, dicevano “pinks”. Negli interrogatori Netanyahu risulta impassibile. Nel 95% delle risposte alle domande che gli vengono poste risponde: “Non ricordo”.
Una percentuale imbarazzante, come gli stessi agenti di polizia gli fanno notare. Il resto delle sue risposte tendono a minimizzare i regali, di cui però non ricorda mai, affidandosi a una serie infinita di “forse si o forse no”, “è possibile”, “non me ne occupavo io”. Il primo ministro israeliano sapeva di essere ripreso durante gli interrogatori, e la sua postura sembra proprio quella di uno che sa di essere davanti a una telecamera e si comporta di conseguenza. Spavaldo e sicuro, offende spesso i poliziotti israeliani che lo interrogano con frasi come: “Ci sono centinaia di terroristi in giro e voi perdete tempo con queste cose?”. La moglie Sara invece fa molto peggio.

Il ruolo di Sara: la regina dello champagne e dei gioielli
Dalle interviste e dagli interrogatori quello che emerge è il ruolo assolutamente centrale di Sara Netanyahu nella coppia. È lei che consiglia il marito, dà indicazioni, cura in prima persona l’immagine pubblica del marito, si occupa di richiedere per sé i regali che le persone che chiedono favori a Bibi devono fare per ottenere quello che vogliono. Tutte le testimonianze su Sara coincidono, è una bevitrice accanita di champagne, tanto che il suo stato umorale è continuamente alterato, passando da urla isteriche di rabbia ad atteggiamenti gentili. “Tutte le persone normali sorseggiano caffè, Sara invece beve champagne, sempre, ovunque, Sara è sempre con un bicchiere di champagne in mano” rivela Hadas Klein. “Quando l’autista va a prenderla per spostarsi, dopo che lei sale in macchina, lui carica le casse di champagne nel bagagliaio”.
Una testimonianza simile è quella di Meni Naftali, ex maggiordomo di casa Netanyahu: “Vivono nel lusso. Io sono stato tre giorni con loro alla Casa Bianca, ma lo Stato non avrebbe coperto il mio onorario, quindi hanno falsificato le fatture. Lei beve molto e il suo stato d’animo passa dalle urla alla gentilezza, continuamente come un ciclo infinito. Io non capisco benissimo il rapporto tra lei e suo marito, ma credo proprio che lui abbia paura di lei”, dice l’ex maggiordomo. “Lei controlla tutto, sa sempre dove si trova il marito, e se non lo trova, chiama quattro o cinque generali dell’esercito che glie lo trovano subito”.
Sara negli interrogatori con la polizia, come mostrato dai video, ha un atteggiamento estremamente aggressivo, nega qualsiasi addebito. I regali in champagne, i regali in gioielli, nega tutto, anche quando le cose sono evidenti. “Sara mi ha chiesto un regalo e io le ho portato una collana e un anello. Poi mi ha chiesto di ricevere un regalo per il suo anniversario di matrimonio, e io le ho comprato un braccialetto da 42 mila dollari” ammette Hadas Klein, che al tempo lavorava per il produttore di Hollywood Aron Michal.
“Bibi le disse che era un braccialetto troppo vistoso, con tutti quei diamanti le persone si sarebbero chieste da dove fosse spuntato fuori. Così Sara mi chiese di cambiarlo, ma le spiegai che era impossibile, era completamente tempestato di diamanti, non si sarebbe potuto cambiare. Loro erano così, erano dei Re e noi dovevamo obbedire, e credo che Bibi abbia paura di Sara”.
Anche la miliardaria americana Miriam Adelson ricevette una richiesta simile da Sara Netanyahu. “Sara mi ha mostrato una collana e mi ha detto che Aron Milchan l’aveva presa per lei da Tiffany. E mi ha fatto intendere che sarebbe stata felice se ne avessi presa una anche io. Le ho detto che io ho la licenza per i casinò in Israele, e non posso fare nulla perché è illegale, non sembrava una cosa buona”. Adelson è stata tra le principali finanziatrici della campagna elettorale di Donald Trump con oltre 100 milioni di dollari, ha investito nelle colonie illegali in Cisgiordania, fondando una università, ed è amica personale di Sara Netanyahu come lei stessa ha ammesso da molto tempo.
Miriam Adelson era presente alla Knesset quando Donald Trump presentò al parlamento israeliano il cosiddetto piano di pace per Gaza, venendo citata direttamente dal presidente americano come una persona a lui cara. Secondo molti commentatori statunitensi, Miriam Adelson è uno degli anelli di congiunzione tra l’amministrazione Trump e quella di Netanyahu. Sara negli interrogatori ha risposto rabbiosamente respingendo ogni accusa, ma non entrando mai nel merito. Le sue risposte erano tutte in chiave politica come ad esempio: “Ci sono attacchi terroristici e voi dove siete? Cosa fate? Questo è uno stato di polizia e dei media? Non ha alcun senso quello che state facendo. Fate questi interrogatori per abbattere il primo ministro, siete tutti complici”. Oppure: “Mio marito è la persona più onesta del mondo, lui difende questo paese, se ne prende cura. È un leader ammirato in tutto il mondo, siamo stati 3 giorni alla Casa Bianca è stato accolto come un Re, i leader e i generali di tutto il mondo lo ammirano, quando cammina nelle strade di New York o in Australia, la gente si ferma ad applaudirlo”. E infine: “Non accetterò nessuna domanda e non darò nessuna risposta, le vostre evidenze sono solo merda. Arrivederci”. Nessuna risposta invece sui gioielli e sulle casse di champagne.

La campagna d’odio contro la testimone chiave
Il ruolo centrale di Sara Netanyahu, negli affari di famiglia e in quelli di Stato, viene confermato anche da Nir Hafez, ex capo della comunicazione della famiglia Netanyahu e di Bibi. “La signora Sara è molto importante nelle relazioni politiche e con i media. Sta anche assumendo lei il personale dell’ufficio. Io ero la persona più vicina a Sara Netanyahu, tra i più vicini a Bibi, ed ero il portavoce di tutta la famiglia. Dopo le elezioni del 2015, lui ha iniziato a credere di essere un mago. Ha iniziato a credere quello che la moglie gli ha sempre detto, ovvero che lui è nato in Israele, ma se fosse nato in Michigan sarebbe il presidente degli Stati Uniti di sicuro” sottolinea Hafez.
La first lady durante il processo non è stata con le mani in mano, oltre a rispondere con aggressività agli interrogatori della polizia, avrebbe orchestrato una campagna d’odio nei confronti di Hadas Klein, una delle testimoni chiave al processo. A dicembre del 2024, la Procura di Stato ha avviato una indagine contro Sara Netanyahu, con l’accusa di aver organizzato con Hanni Bleiweiss, la defunta assistente del marito, proteste e campagne d’odio online contro Hadas Klein, allo scopo di condizionarne le dichiarazioni davanti ai magistrati. La vicenda venne portata alla Knesset dalla deputata di sinistra Naama Lazimi, che ricordò anche le condanne definitive già ripotate da Sara. La first lady è stata condannata nel 2019, a seguito di un patteggiamento, per aver utilizzato impropriamente fondi statali per un importo di circa 50.000 dollari per pasti forniti da un servizio di catering, mentre presso la residenza del Primo Ministro era presente uno chef a tempo pieno. Il ruolo chiave di Sara viene confermato anche dalla presenza costante ai vertici internazionali e agli incontri di Stato. È al tavolo con Donald Trump e il marito, nell’incontro bilaterale alla Casa Bianca. È all’assemblea dell’ONU a New York, quando il primo ministro israeliano interviene. E chiaramente appare in tutte le manifestazioni pubbliche.
I processi a carico di Benjamin Netanyahu sono tre, denominati “caso 1000”, “caso 2000” e “caso 4000” e si stanno svolgendo presso il Tribunale distrettuale di Gerusalemme. C’era anche un “caso 3000”, un’inchiesta condotta dal giudice Benny Sagi, morto in un misterioso incidente stradale a gennaio del 2026, che riguardava dei casi di corruzione nell’acquisto di sottomarini e navi militari dall’azienda tedesca ThyssenKrupp. Nel caso “3000” il primo ministro israeliano non è stato rinviato a processo. I processi però vivono di continui rinvii dovuti agli impegni istituzionali del primo ministro e al rischio per la sua sicurezza. Il continuo stato di guerra che vive Israele metterebbe a rischio la partecipazione di Netanyahu alle udienze del processo poiché, secondo i servizi segreti, diventerebbe un obiettivo per i nemici di turno. Per molti mesi sono stati quelli di Hamas, che potenzialmente avrebbero potuto colpire il primo ministro, le ultime “giustificazioni” invece parlano di un rischio attentato da parte degli iraniani. Lo scorso 14 aprile, il Tribunale di Gerusalemme ha richiesto allo Shin Bet, il servizio segreto militare israeliano, di poter visionare i documenti secondo i quali la partecipazione di Netanyahu alle udienze del processo lo metterebbe in pericolo. Bibi è accusato di corruzione, frode e abuso d’ufficio nei processi a suo carico, e ha presentato una richiesta di grazia al presidente israeliano Isaac Herzog. Richiesta fortemente caldeggiata da Donald Trump, che proprio in occasione del suo discorso alla Knesset, chiese a Herzog di concedere la grazia a Netanyahu. Anche se ci fosse la volontà politica, la grazia resterebbe assai improbabile. Innanzitutto perché potrebbe arrivare solo dopo la condanna, e in secondo luogo perché secondo la legge israeliana, come ricordato da uno dei leader dell’opposizione e testimone al processo contro Netanyahu, Yair Lapid, la grazia può essere concessa solo dopo l’ammissione di colpevolezza e il rimborso di quanto sottratto.