15 minuti prima del post con cui il 23 marzo Trump fermava i raid per 5 giorni, sono passati di mano 6 milioni di contratti relativi a oltre 6 milioni di barili di petrolio: poi i prezzi sono schizzati

Iran, insider trading di guerra: quelle ombre sulla Casa Bianca

(estr. di Martine Orange – ilfattoquotidiano.it) – […] Se fosse confermato, sarebbe gravissimo: è vero che c’è chi, nell’entourage di Donald Trump, era venuto a conoscenza di informazioni confidenziali per speculare sui mercati e realizzare ingenti profitti il 23 marzo scorso? Quel lunedì flussi di operazioni insolite sono stati registrati nei mercati. Tutte le principali piazze finanziarie mondiali avevano aperto in forte ribasso dopo l’ultimatum che il presidente degli Stati Uniti aveva lanciato contro l’Iran, minacciando Teheran di distruggere le infrastrutture elettriche del Paese, mentre i prezzi del petrolio toccavano record storici. Teheran aveva risposto minacciando a sua volta di colpire le infrastrutture energetiche e di desalinizzazione presenti nei Paesi del Golfo. Poi, alle 7:05, Trump ha annunciato sul suo Truth Social che avrebbe rinviato di cinque giorni gli attacchi grazie a colloqui “costruttivi” con Teheran.

[…]

La reazione dei mercati è stata immediata. A Wall Street si è innescata una repentina inversione di rotta e anche le Borse europee ancora aperte hanno finito col chiudere in rialzo. Il prezzo del barile è tornato in pochi minuti sotto quota 100 dollari, con un calo del 14%. Alcuni trader e analisti hanno tuttavia rilevato che delle operazioni anomale erano state effettuate una quindicina di prima della pubblicazione del post di Trump. In due minuti sono stati scambiati circa 6 milioni di contratti relativi a oltre 6 milioni di barili di Brent e West Texas Intermediate, i principali benchmark energetici, per un valore di oltre 660 milioni di dollari. Il volume eccezionalmente alto dei volumi di scambio tutti nello stesso momento ha attirato l’attenzione degli operatori del settore. Fino a quel momento i volumi erano stati ai minimi: la media dei contratti trattati nella stessa fascia oraria nei cinque giorni precedenti non superava i 700 lotti, pari a circa 700 mila barili di greggio. Nello stesso momento è stata registrata anche un’impennata nella vendita di futures S&P 500, uno dei principali indici azionari di Wall Street. In due minuti sono stati scambiati 4.497 contratti. Anche in questo caso i volumi risultavano anomali rispetto alla media delle ultime sedute. Il valore complessivo dei contratti era stato pari a circa 1,5 miliardi di dollari: la più fruttuosa operazione della giornata. Finché le autorità di vigilanza non avvieranno un’indagine ufficiale, nessuno è in grado di stabilire se operazioni analoghe siano state effettuate su altri derivati finanziari, né di identificare chi si cela dietro queste transazioni anomale. Con il passare delle ore, però, aumentano i sospetti di insider trading. Chi poteva essere a conoscenza dell’annuncio di Trump con quindici minuti di anticipo al punto da scommettere su un totale ribaltamento dei mercati? Tutti gli sguardi sono puntati sulla Casa Bianca, che smentisce ogni irregolarità: “Qualsiasi accusa, priva di prove, secondo dei responsabili sarebbero coinvolti in simili attività è infondata”, ha dichiarato un portavoce, accusando i media di “giornalismo irresponsabile”. La smentita ufficiale non è stata totalmente convincente. Anche perché non è la prima volta che trader e investitori segnalano un nesso tra movimenti anomali sui mercati e gli annunci di Trump.

[…]

A febbraio, pochi giorni prima che Stati Uniti e Israele lanciassero i raid sull’Iran, sulla piattaforma di “prediction market” Polymarket, che garantisce il totale anonimato, sono state registrate puntate vincenti sul 28 febbraio come data di inizio dei bombardamenti. In pochissimo tempo scommettitori particolarmente “fortunati” hanno incassato oltre 330 mila dollari grazie al loro intuito “visionario”. Scommesse analoghe erano state registrate anche in occasione del rapimento a sorpresa del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Donald Trump non attribuisce particolare peso a queste derive. Anzi, nell’aprile 2025, si era anche pubblicamente congratulato con il finanziere Charles Schwab per aver guadagnato 2,5 miliardi di dollari scommettendo in anticipo su un’inversione dei mercati, poco prima che il presidente Usa annunciasse una parziale marcia indietro nella sua guerra commerciale contro il resto del mondo. Una scommessa vincente, ufficialmente, frutto del caso: secondo il Wall Street Journal, invece, sarebbe stato proprio Charles Schwab, durante un pranzo con Trump, a convincere il presidente a rivedere la sua politica doganale. Secondo alcune stime, le plusvalenze realizzate con le ultime operazioni su petrolio e S&P 500 potrebbero sfiorare 1,5 miliardi di dollari. Gli investitori “ispirati” che si sono mossi pochi minuti prima dell’annuncio di Trump si sono subito affrettati a vendere mentre i corsi erano favorevoli. L’effetto dell’annuncio, infatti, è stato di breve durata. Il regime iraniano ha smentito poco dopo qualsiasi negoziato in corso con Washington, accusando Donald Trump di “manipolare i mercati finanziari e petroliferi”.

La prospettiva di una tregua si allontana mentre Israele e Iran continuano a bombardarsi reciprocamente. Già dal 24 marzo le Borse hanno ripreso a scendere, mentre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, con il rischio di una crisi energetica globale sempre più concreto. Il volume delle operazioni speculative condotte sui mercati finanziari e petroliferi in una fase di tensione geopolitica ed economica estrema rischia ora di innescare numerose reazioni. Negli ambienti finanziari diversi operatori stanno apertamente esprimendo la loro irritazione per quelle che considerano “evidenti manipolazioni del mercato”. Da mesi inoltre l’opposizione democratica, ma anche alcuni repubblicani, denuncia il clima di affarismo che domina alla Casa Bianca, favorevole ad alimentare corruzione e abusi. Dalla ricostruzione di Gaza allo sviluppo dei criptoasset, passando per investimenti in società che ottengono poco dopo contratti con il Pentagono, il gruppo Trump, la sua famiglia e il suo entourage risultano finanziariamente coinvolti in numerose operazioni legate a decisioni della Casa Bianca o dell’amministrazione federale. Secondo Forbes, la presidenza di Donald Trump è “la più lucrativa della storia americana”. Il patrimonio personale di Trump è passato da 2,3 a 6,5 miliardi di dollari tra il 2024 e l’inizio del 2026.

Traduzione Luana De Micco