
(Tommaso Merlo) – A Washington si intravedono le prime crepe, Trump ormai è da camicia di forza. Con l’immane putiferio che ha scatenato rischiamo una catastrofe economica e l’autodistruzione nucleare mentre imperversano scene da saloon. I sionisti hanno corrotto il gigante americano affinché malmenasse il loro acerrimo nemico iraniano il quale però si sta rivelando un osso duro. E se avesse la meglio, i sionisti rimarrebbero soli e indifesi circondati da orde di arabi e persiani ma anche di turchi e beduini inferociti dopo oltre settant’anni di crimini impuniti e sangue innocente. C’è addirittura il rischio che gli indigeni si mettano in testa di riconquistare Gerusalemme. A Washington stanno capendo la malparata e vorrebbero gettare la spugna prima del ko, ma per adesso l’Iran gliela rigetta indietro. Vuole comprensibilmente regolare i conti una volta per tutte. Anche perché i sionisti li conoscono fin troppo bene. Per loro cessare il fuoco significa che gli altri posano le armi e loro continuano a sparare all’impazzata, e la fine delle ostilità per loro sono pause utili a riarmarsi in vista dell’aggressione successiva mentre la parola data agli amalek non vale nulla. Trump è in una morsa letale. Da una parte gli americani che ogni mattina pregano per la sua dipartita nel regno dei cieli e dall’altra i sionisti consapevoli della loro ultima grande occasione per conquistare il dominio mediorientale. Un congresso americano corrotto al novantanove percento dopo il genocidio a Gaza non gli capiterà mai più e nemmeno un presidente così ricattabile e privo di ogni freno inibitore. Ma se il gigante americano finisse al tappeto, si aprirebbe tutt’altro match per loro e per il mondo intero. Davvero un putiferio eppure sarebbe tutto così semplice. Basterebbe una politica in mano a persone perbene e all’altezza. Tutto qui. La politica la fanno gli uomini e se vuoi cambiarla devi cambiare gli uomini. Quello che hanno nella testa ma anche nel cuore. Nessuno pretende profeti e personalità eccelse e illuminate, ma perlomeno sane di mente, senza scheletri, che vedono al di là del loro nasino partitocratico e che conoscono un minimo il mondo e gli uomini che devono servire. Persone umili e coscienziose che vivono la politica come sacrificio altruistico e non egoistico. E se il mondo fosse governato da persone così, Gerusalemme sarebbe da tempo la capitale della Repubblica palestinese. Democratica, laica e rispettosa dei diritti umani per tutti nessuno escluso. Una Gerusalemme capitale dell’amore universale invece che dell’odio settario, della tolleranza invece che dell’apartheid. Con la Spianata delle Moschee aperta il venerdì per musulmani, sabato per gli ebrei e domenica per i cristiani. Buddisti e sufi il mercoledì, atei e gnostici il martedì e lunedì riposo. Il tutto in attesa di togliere ogni grata e guardia armata e lasciare che le persone interagiscano con la divinità se e come e quando vogliono e magari pure insieme. Perché in fondo quello che conta è non perdere di vista chi siamo davvero e cioè esseri umani di passaggio sul pianeta che condividono quel mistero chiamato vita che trova senso solo nell’amore. Una Gerusalemme simbolo della convivenza pacifica tra culture e credenze diverse e custode della sapienza universale. Capitale di un paese neutrale e senza esercito perché emblema di pace e perché difesa come patrimonio dell’umanità dall’umanità stessa. Capitale di una terra che da maledetta torna ad essere santa per tutti nessuno escluso. La città di Abramo sacra per tutte e tre le religioni monoteiste ma anche per le nuove spiritualità e all’avanguardia nella religione come strumento di unione invece che di divisione politica e quindi che lascia a Cesare quel che è di Cesare. Un’oasi da quel demone egoistico che ha nelle ideologie una delle sue manifestazioni collettive più devastanti. Quel demone dentro di noi vera sorgente di ogni guerra e di ogni male. Ma imperversa il putiferio. Dopo oltre settant’anni di crimini impuniti e sangue innocente, dopo perfino un immondo genocidio siamo ad un conflitto potenzialmente mondiale. Con la sapienza che ha lasciato spazio al fanatismo e le stelle comete a missili ipersonici con esplosioni spaventose che echeggiano tra i vicoli della cittadella millenaria facendo tremare le pietre levigate dal passaggio dell’umanità. Rischiamo una catastrofe economica e l’autodistruzione nucleare ma a Washington si intravedono le prime crepe e se davvero il gigante americano finisse al tappeto, si aprirebbe tutt’altro match. E salvarci sarebbe in fondo molto semplice, basterebbe che la politica torni in mano a persone perbene e all’altezza. E non guasterebbe nemmeno tornare ad ascoltare gli insegnamenti dei profeti che hanno innalzato Gerusalemme a capitale dell’umanità in modo da sconfiggere quel demone egoistico dentro di noi che è la sorgente di ogni guerra e di ogni male.
Negare l’ utilizzo delle basi americane in Italia è sacrosanto ma non è sufficiente: gli Usa devono andare fuori dai cgln dal nostro Paese! Se ne devono tornare a casa!
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Dopo ottant’anni ci meritiamo l’ indipendenza o dobbiamo rimanere schiavi a vita?
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Brian McGinnis è l’ ex marine che ha riportato la frattura del braccio in una colluttazione al Senato Usa perché ha protestato contro le politiche imperialiste del suo paese. McGinnis ha moglie palestinese ed è candidato per il partito dei Verdi Usa.
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